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06.12.19 - 06:000

Crisi del Plr: la pista c'è ma è molto in salita

E poi credere negli ideali di libertà, e solidarietà (radicali se ci siete battete un colpo!), e non da ultimo rispetto dell’ambiente (c’era una volta l’Arla).

Le sconfitte elettorali, soprattutto se cocenti, servono a fermarsi e a riflettere sul proprio credo e sulla propria azione politica. È quello che sta succedendo in questi giorni in casa liberale radicale con interventi al comitato cantonale di Locarno e opinioni sui giornali. Un esercizio non facile perché il tempo per reagire e ripartire col piede giusto è poco: le comunali sono dietro l’angolo. E, nella tornata di aprile, l’ex partitone potrebbe nuovamente correre il rischio di rimanere ‘stritolato’ nella morsa a tenaglia fra le due alleanze Lega-Udc e Ps-Verdi, come è stato il caso per la corsa agli Stati.

E il Ppd, dirà qualcuno? Anch’esso ha lasciato sul campo l’illustre vittima, Filippo Lombardi e anche per il Ppd non c’è da festeggiare. Ma la sua crisi dura da diversi decenni. Ricordate, o forse no, il famoso ‘rapporto Jauch’ ormai perso nella notte dei tempi?

Globalizzazione e Lega

La crisi del Plr, invece, ha tutto sommato origini meno lontane. Diciamo che è iniziata con l’avvento della Lega (e degli effetti della globalizzazione) che dapprima si è presa il secondo seggio Ppd in Governo e solo più tardi il secondo del Plr. Ex partitone che per anni ha respinto gli attacchi di Nano zapata, potendo contare su alcuni pesi massimi: Marina Masoni (col ‘Libro bianco’) e Giuseppe Buffi (padre dell’Università) in Consiglio di Stato, Fulvio Pelli presidente cantonale e nazionale, Mauro dell’Ambrogio capogruppo (giocatore libero e profilato), radicali doc come Laura Sadis, Dick Marty, e un gruppo parlamentare scoppiettante e, fuori dal parlamento battitori liberi quali Sergio Salvioni, Masoni (padre e figlia), Argante Righetti e Pier Felice Barchi, per non parlare dei sindaci delle città con in prima fila Giorgio Giudici.

Mancano esponenti con profili diversificati

Oggi, di tutti questi esponenti con profili diversificati fra il liberista e il radicale, nell’arena ne sono rimasti pochissimi. Christian Vitta si ritrova quindi piuttosto solo, anche perché Bixio Caprara (applaudito per l’operazione Cassis) è ora contestato per il patto con Dadò & co. Fuori, in ogni caso, per sostituirlo non c’è la fila.
Di più: ad una stagione (ricca) di anime e sensibilità diverse, ne è seguita un’altra con una scelta di campo a centro destra (l’aria tirava da quella parte) senza prevedere che sarebbero arrivati i sovranismi (Lega/Udc) a squillare le trombe populiste e, sul lato sinistro, le preoccupazioni ambientaliste che hanno finito per svuotare il centro in un fuggi fuggi verso ecologisti e affini.

Che fare?

Andando al sodo fanno presa le persistenti / crescenti paure di una parte della popolazione (ceto medio) davanti a un mondo del lavoro precarizzato dai mutamenti generati anche dalle tecnologie digitali e che fa gola a tanti anche al di là del confine. Sono poi venuti anche meno (in seno al Plr anni fa ce ne erano di più) politici spinti da ideali di giustizia sociale, quali un forte senso dello Stato, che significa garanzia di una sana redistribuzione della ricchezza, garanzia di servizi pubblici per tutti (ospedali, scuola…), pari opportunità.
Insomma, sotto il sole 2019 il brand Plrt, visto da fuori, risplende molto meno di quello della Lega-Udc e dei Verdi, ma anche del Ps o del Ppd. Chiedete per strada ad un passante cosa significa essere liberali radicali oggi?
La riscossa in vista delle comunali (sempre che si sia ancora in tempo) significa sapersi chinare sui contenuti politici, pochi e profilati, soprattutto relativi al mercato del lavoro e al senso dello Stato. Come sta cambiando il lavoro? Quali prospettive formative dare ai nostri figli per investire in proposte formative utili? Quali sono i profili più congeniali al nostro territorio dopo che la piazza finanziaria (e la moda) ad esempio è venuta meno? E poi credere negli ideali di libertà (mentre ci sono Stati che la negano, controllando i loro cittadini), e solidarietà (radicali se ci siete battete un colpo!), e non da ultimo rispetto dell’ambiente (c’era una volta l’Arla). La pista c’è, viene dalla storia e dalla filosofia politica, ma è molto in salita.

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