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Raffaele De Rosa, consigliere di Stato e direttore del Dss (Ti-Press)
Commento
18.10.19 - 06:300

Riforme, il rischio è lo 'stallo alla messicana'

Fisco, socialità e scuola sono i tre settori su cui la politica ticinese dovrà confrontarsi per trovare una non facile sintesi politica

Le riforme, di qualsiasi tipo, si fanno con i mezzi finanziari e il consenso politico che si hanno a disposizione in un determinato momento storico. Su questo non ci piove. In quello attuale abbiamo una situazione delle finanze cantonali sostanzialmente in ordine, ma una divergenza politica su quali siano le priorità da portare a compimento. C’è chi punta a rafforzare lo Stato sociale e l’istruzione pubblica – che per certi versi sono un tutt’uno – e chi invece a rilanciare l’attrattività fiscale del Ticino. Sono due obiettivi politici legittimi. Si può disquisire sulla tempistica di anticipare uno rispetto all’altro o di realizzarli tutti e due scontentando di fatto tutte le parti in causa con il rischio concreto di creare veti incrociati tra le diverse forze politiche. Una sorta di 'stallo alla messicana' dove uno è contemporaneamente sotto tiro e tiene in ostaggio l’altro.

Il Consiglio di Stato ha scelto deliberatamente questa seconda strada: cercare di tenere assieme tre riforme (tributaria, sociale e della scuola), anche se formalmente in tre messaggi distinti, con il rischio che lo ‘stallo alla messicana’ si proponga in Gran Consiglio e prima ancora nelle relative Commissioni, qualche avvisaglia c’è già stata. La bocciatura di una delle tre riforme da parte di uno dei partiti di governo, o anche solo l’ombra di un eventuale appoggio a un referendum lanciato da una forza di opposizione, potrebbe far cadere gli altri due e rimettere in discussione l’intero impianto del Preventivo 2020 che si poggia anche su questi tre messaggi. Staremo a vedere cosa succederà nelle prossime settimane.

Dopo aver presentato all’inizio dell’estate la riforma fiscale, seguita a quella della scuola, ieri è toccato al direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa rendere note le misure ‘correttive’, oseremo dire, ai tagli operati negli anni scorsi nel settore dell’aiuto sociale e dei sussidi di cassa malati. È un cerotto, probabilmente insufficiente, per cercare di limitare il peso dei premi malattia diventato negli anni opprimente per il ceto medio, aumentando leggermente la quota parte sussidiabile e il numero dei beneficiari (circa duemila in più rispetto agli attuali 60mila). Una misura che costerebbe, a regime, circa 10 milioni di franchi l’anno. Un alleggerimento agognato dal del ceto medio soprattutto dopo i recenti aumenti annunciati lo scorso settembre. L’entrata in vigore è però prevista al più presto per il 1° gennaio 2021.

Per quanto riguarda gli aiuti alle famiglie in difficoltà, gli assegni di prima infanzia (Api) e quelli Afi (assegno familiare integrativo), sono stati proposti dei miglioramenti minimi (circa 8 milioni di maggiore spesa) senza però allargare il numero dei beneficiari. Interessante, però, la proposta di aumentare la franchigia sul reddito da lavoro ed estenderla a tutti i beneficiari di prestazioni Laps armonizzate. Un modo per cercare di incentivare le persone in assistenza a cercare un lavoro o integrare l’assegno sociale (fino a 500 franchi mensili) senza penalizzare le prestazioni finanziarie.

In conclusione, è un riforma necessaria ma timida. Del resto il pane lo si fa con la farina che si ha a disposizione.

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