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17.09.19 - 06:300

Spendo, faccio la festa e un bel buco: e ora chi paga?

I tempi cambiamo, ma fino a che punto siamo disposti a finanziare con soldi pubblici talune manifestazioni?

Ahinoi, la Fête des vignerons dopo averci fatto sognare quasi tutta l’estate (da metà luglio a quasi metà agosto) mobilitando folle e mass media, tirata la riga e fatta la somma, ha registrato un buco mai visto di 16 milioni di franchi. L’associazione promotrice si è quindi precipitata a chiedere aiuto allo Stato e ai Comuni vodesi: ‘Per favore rivedete le vostre fatture, fateci qualche sconto, magari abbonateci anche qualche importo’. Come mai? Cos’è successo ad una festa che si tiene da vari secoli, una volta ogni generazione, e che è fortemente radicata nella tradizione viticola della regione?

Una festa capace di offrire spettacoli che coinvolgono – un unicum – migliaia di persone del luogo e che finisce per incoronare il re delle vigne?

Difficile dire, ma ci è subito venuta in mente un’altra crisi che ha investito (questa volta frontalmente, tanto da decretarne dopo oltre un secolo e mezzo di vita la chiusura) un’altra blasonata istituzione: il circo Nock, da sempre ‘rivale’ del circo ufficialmente nazionale, cioè il Knie. Un circo messo k.o. dai deficit, dalla concorrenza, dalla crescente difficoltà nel trovare spiazzi per issare il tendone nelle città che avanzano; per non parlare dei requisiti sempre più severi necessari per l’impiego di animali, che non fanno ormai più l’unanimità. Un passo difficile quello compiuto dalla famiglia Nock e dal più vecchio circo della Svizzera, con l’ammissione che la nostalgia, la professionalità e la passione da sole non bastavano ormai più.

Basterebbe liquidare il ragionamento dicendo che i tempi cambiano. Un tempo c’erano alcune (poche) manifestazioni, mentre oggi c’è l’imbarazzo della scelta. E basterebbe anche dire che la mobilità ha diminuito l’attaccamento alle tradizioni e che quindi non si può pretendere che chi viene da fuori apprezzi automaticamente.

Ma, molto probabilmente e concretamente, la verità è che oggi tutto costa maledettamente tanto e che quindi anche le super manifestazioni sentite, che sino a ieri l’altro avevano potuto beneficiare di un forte afflusso, perché uniche nel loro genere, oggi per reggere la concorrenza rischiano di compiere passi più lunghi della gamba. A certi livelli siamo ormai alla corsa/rincorsa a chi invita la star più in vista, con prezzi dei biglietti d’entrata alle stelle. Chi è sul mercato e ha raggiunto certi livelli – per esempio certi Festival del film – sa però benissimo che senza alcuni grandi sponsor e la mano pubblica tesa non potrebbe farcela a tenere il passo. Del resto la richiesta di aiuto dei responsabili della ‘Fête des vignerons’ va proprio in questa direzione.

Quindi, sì, i tempi cambiano, ma chiediamoci anche fino a che punto siamo disposti a finanziare con soldi pubblici talune manifestazioni. E in ogni caso, questo dibattito sarebbe bene farlo prima, intendendosi sulla cifra, e non dopo a cratere ormai scavato.

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