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Bloccato l'accesso a piazza Indipendenza
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24.08.19 - 06:000
Aggiornamento : 10:42

Palazzo federale blindato come il Rabadan

Pesante cambio di prospettiva: quei blocchi ci ricorderanno plasticamente che anche la placida Confederazione è possibile bersaglio di menti criminali fanatiche pronte ad uccidere persone inermi.

La prima volta che, non senza stupore, ho notato qui da noi misure muscolose contro possibili atti terroristici è stato al Rabadan di Bellinzona un paio di anni fa. Alcune strade d’accesso erano state sbarrate da automezzi del corpo pompieri piazzati di traverso. Avrebbero – presumo – dovuto servire a sbarrare la via a qualche pazzo motorizzato intenzionato a falciare pedoni festanti alle varie sfilate. I camion ‘protettori’ non potevano non riportare istantaneamente alla mente le terribili immagini della strage di Nizza del 2016 lungo la ‘Promenade des Anglais’. 

In chi li notava quali corpi estranei, i possenti veicoli schierati suscitavano allo stesso tempo un sentimento di sicurezza e di insicurezza: siamo difesi, ma allora significa che…
Ora, con una scelta molto più invasiva, è la volta di Palazzo federale: verrà scudato contro eventuali attacchi terroristici con la posa di una dozzina di blocchi di cemento, che verranno posizionati il prossimo autunno sul marciapiedi a nord del palazzo. La misura – si è saputo – è stata richiesta dall’Ufficio federale di polizia in seguito all’elevato rischio di attacchi in tutt’Europa in luoghi con forte rilevanza mediatica. Nulla da obiettare: meglio, molto meglio prevenire con fermezza, anche granitica.

Il cambio di prospettiva è comunque pesante: d’ora innanzi quei blocchi ci ricorderanno plasticamente che anche la placida Confederazione è possibile bersaglio e che da qualche parte continuano ad esserci – anche dopo la sconfitta ufficiale dell’Isis – menti criminali fanatiche pronte ad uccidere persone inermi. Quei blocchi di cemento armato, freddi e immobili, rappresenteranno visivamente tutto questo proprio nel cuore del nostro Paese.

Non ci stupiremo se (purtroppo) verranno sfruttati politicamente quali simboli per dividere e portare acqua torbida al mulino di chi cavalca la tigre della paura. Ma, volenti o nolenti, se davvero sussiste un alto rischio, c’è forse un’alternativa?

Assomigliamo sempre più ai Paesi che ci stanno attorno e dobbiamo trarne le conseguenze.

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