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22.05.19 - 06:30

Violenze sessuali sulle donne, si cambi marcia!

Dati impressionanti resi noti da Amnesty International: in Svizzera una donna su cinque subisce atti sessuali non consenzienti. Occorre reagire!

di Matteo Caratti
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Violenze sessuali: c’è ancora molta strada da percorrere e su più fronti. Lo dicono i risultati di un’indagine della sezione svizzera di Amnesty International sulle violenze sessuali commesse contro le donne nel nostro Paese. E lo dicono anche i processi celebrati in Ticino. Andiamo con ordine. Amnesty svizzera, nel suo sondaggio rivela un dato impressionante: da noi la violenza sessuale riguarda una donna su cinque di età superiore ai 16 anni. Parliamo quindi di donne che hanno subito atti sessuali non consensuali. Una donna su dieci, sempre qui in Svizzera, ha invece avuto un rapporto sessuale contro la sua volontà.

Siccome di fatto questi dati statistici non trovano un così grande riscontro nei processi penali, ciò significa che cosa? Che, da un lato, c’è ancora molta reticenza nel denunciare gli abusi da parte delle vittime e, dall’altro, che la legge non viene sempre in loro aiuto. Che fare dunque? Primo, un passo a livello sociale: va aumentata la consapevolezza che quel determinato comportamento e quell’atto sono lesivi della propria sfera personale e sessuale. Va quindi aumentata la presa di coscienza nelle donne medesime che possono, anzi devono denunciare determinati comportamenti. Ma, siccome a volte i paragrafi del codice penale risultano inapplicabili, (secondo passo) va anche cambiata la legge. Senza entrare troppo nei tecnicismi è un dato di fatto che da noi certi atti sono puniti solo e soltanto se c’è stata violenza (coercizione, minacce) da parte dell’autore e resistenza da parte della vittima. È tempo e ora di riconoscere che – come propone il professore di diritto penale Mona – ‘la vera posta in gioco e l’ingiustizia centrale non è la coercizione o la violenza, ma il non rispetto dell’autodeterminazione sessuale’. Insomma, ‘è imperativo mostrare alle persone toccate che il diritto penale in materia di reati sessuali riconosce l’atto senza il mancato consenso quale grave ingiustizia’. E per questo Amnesty propone di rivedere il diritto penale svizzero in materia, per introdurre un nuovo criterio che prevede che qualsiasi atto sessuale senza consenso reciproco sia punito (come previsto dalla Convenzione di Istanbul).

A questi passi Amnesty ne aggiunge altri, quali la formazione obbligatoria e continua dei magistrati, della polizia e degli avvocati nella presa a carico delle vittime di violenza sessuale, come pure la raccolta sistematica di dati e la realizzazione di studi in materia.

Conveniamo che, già realizzare quanto sopra, non sia poca cosa. Ma cosa ci dicono i processi che sono stati celebrati ancora di recente? Che ci sono dipendenti dello Stato o dei Comuni con posizioni molto delicate (perché sono a stretto contatto con la formazione, coi giovani e con tante potenziali vittime di abusi) che meriterebbero pure loro una formazione ad hoc. Quante volte abbiamo sentito dire ‘che sì, era stato riferito che tizio aveva un certo comportamento, ma che mai e poi mai avrei pensato che…’; ‘che insomma, ha agito in buona fede…’. Poi, però, alla prova dei fatti ecco che quel comportamento (perlomeno inappropriato) era chiaramente da ricondurre a un caso di violazione della sfera sessuale di una persona, indipendentemente – come evidenzia Amnesty – dal fatto che vi fosse o meno violenza. Considerata la difficoltà nel fare emergere simili casi, va fatto di più quindi anche sul fronte della responsabilità di tutti i potenziali attori lungo le trafile (non solo della donna abusata), affinché il marcio nascosto affiori con più facilità e chi deve pagare paghi il più presto possibile.

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