laRegione
25.03.19 - 08:08

Resteremo senza medico di famiglia

Valli e periferie soffrono per la penuria di dottori di base. Entro il 2025 in Svizzera ne mancheranno 5mila

di Simonetta Caratti
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Foto Ti-Press

Anziani o famiglie, soprattutto nelle valli, dall’oggi al domani rischiano di trovarsi senza medico di famiglia, a meno di non raggiungere, se possono spostarsi o prendere il bus, un centro cittadino. Studi di valle fantasma, saranno sempre meno e avranno troppi pazienti da gestire. Di conseguenza una popolazione che invecchia rischia di non ricevere cure adeguate. Non siamo catastrofici, leggiamo semplicemente lo scenario che dipingono gli studi universitari: tra sei anni, mancheranno 5mila medici di base in Svizzera. In Ticino, per soddisfare il bisogno cantonale (secondo uno studio della Supsi) servirebbero per i prossimi 20 anni, 16 nuovi camici l’anno. Ebbene, non ne abbiamo nemmeno la metà. Inoltre, quelli attivi hanno un’età media di 58 anni, tra 7 anni metà di loro andrà in pensione. Insomma, troppi dottori anziani lasciano rispetto ai giovani che debuttano. L’allarme suona più forte in periferia e nelle valli. Le cause? Più pensionamenti che nuove leve e l’incapacità della politica, soprattutto in Ticino, di programmare un ricambio.

Una situazione nota da anni alle autorità, che non si corregge dall’oggi al domani, ma necessita di interventi ragionati, volti a rendere più attrattiva la medicina di famiglia, che è vicina ai bisogni dei pazienti e delle loro famiglie. Tutti i cantoni, con l’unica eccezione del Ticino, si sono dotati negli ultimi dieci anni di programmi di assistentato negli studi medici. Significa creare posti di stage per chi vuole sperimentare che cosa significa fare il medico di famiglia. Il loro salario è parzialmente coperto dall’ente pubblico. Ci sono cantoni che partecipano nella misura del 50%, altri arrivano all’80%. Questa strategia, che spieghiamo in due pagine di approfondimento, ha permesso di arginare in vari cantoni l’emorragia di medici di base, avvicinando più giovani alla professione e migliorando la qualità delle cure. In Ticino, se ne discute da 15 anni, senza un risultato. Purtroppo si è accumulato un notevole ritardo. È il momento di fare un passo avanti. Una proposta in tal senso è stata consegnata a gennaio al governo come spieghiamo a pagina 3.

Creare posti di assistentato è un passo importante, ma non è la cura miracolosa perché in Svizzera si formano troppo pochi medici e la medicina di base seduce sempre meno giovani. Il salario è migliore altrove e anche la qualità di vita. Sono ormai tramontati gli anni del medico di famiglia, sempre disponibile a partire, stetoscopio al collo e valigetta tra le mani, visitando i pazienti anche a domicilio.

Le giovani generazioni, di regola, non sono più disposte a sacrificare famiglia e tempo libero per uno studio dove le sollecitazioni possono arrivare a tutte le ore, ci sono picchetti, ferie ridotte, dove serve una grande versatilità. Alle 3 del mattino, prendere una decisione in periferia, dove la Rega non arriva in un quarto d’ora, è più difficile che in città, dov’è un attimo avere sul posto un’ambulanza. La nuova tendenza sono i centri medici dove più colleghi collaborano, spesso con l’aiuto di chi ha più esperienza, suddividendosi picchetti e costi. Ma questo non risolve l’emorragia che le autorità sembrano, da anni, non voler vedere. Una cosa è certa: il prezzo di tale situazione lo pagheranno innanzitutto i cittadini!

 

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