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15.11.18 - 06:150

Viva il voto sulle corna delle vacche

Perché ci occupiamo anche delle 'bazzecole'? Non abbiamo nulla di più importante su cui esprimerci alle urne?

Viva le vacche e le loro corna finite in votazione popolare! Un appuntamento alle urne che ha ricevuto parecchia attenzione fuori dai nostri confini. Come mai? Sarà perché è implicato un quadrupede simbolo della Svizzera, che appare su svariate tavolette di cioccolato al latte e che ai più ispira simpatia e calma. Sarà perché i turisti che visitano le nostre Alpi tornano a casa con immagini di docili vacche ruminanti al pascolo in paesaggi da sogno. Sarà soprattutto perché, votando sulle corna vaccine, dimostriamo di non avere altri (grossi) problemi da risolvere… Sta di fatto che la strana chiamata alle urne suscita curiosità all’estero. Di certo, molto meglio che l’attenzione esterna venga stuzzicata dalle mucche e le loro corna, piuttosto che – come già avvenuto – dal divieto di edificare i minareti o dallo stop all’immigrazione di massa. Temi caldi che hanno generato qui aspri dibattiti e qualche incomprensione fuori dai nostri confini.

Quello che non capisce chi ci osserva da oltre frontiera è come mai possiamo esprimerci persino su argomenti tanto secondari. Sarà questo un soggetto così importante in una nazione che ha vissuto sino a ieri benone grazie alla piazza finanziaria e al segreto bancario, da attirare le folle alle urne? Siccome tutto va bene, allora ci si occupa anche delle bazzecole? Certo che no. Anche chi vive qui e ha il diritto di voto non farà certo a gara per recarsi alle urne per decidere sulle corna delle vacche. Ha dunque ragione chi osserva che andando avanti di questo passo si svilisce e banalizza un diritto/dovere democratico e si favorisce l’astensionismo? Effettivamente questo non è un aspetto da sottovalutare. Se il tema non interessa, perché troppo lontano dai problemi dei più, o perché troppo tecnico per esser capito, è già successo che è soltanto una minima percentuale di persone recatesi alle urne ad aver deciso per tutti. Ma, nonostante ciò, è pur sempre meglio così, che non vivere in sistemi politici dove gli strumenti di democrazia diretta (l’iniziativa e il referendum) non esistono o sono ridimensionati e tutto (o quasi) è delegato a chi è stato eletto in governo e in parlamento. Per l’Elvezia, così come si è costruita nella storia, è indubbiamente il miglior sistema: non solo perché fa parte del nostro Dna, obbligando chi siede nella stanza dei bottoni federale a confrontarsi costantemente con l’opinione pubblica dei cittadini elettori di quattro culture e lingue diverse per un progetto politico comune che funziona bene. È come se noi svizzeri ci fidassimo sì dei nostri rappresentanti eletti negli esecutivi (Municipi, Consiglio di Stato, Consiglio federale), ma allo stesso tempo non ci fidassimo del tutto e – sudando le classiche sette camicie nella raccolta delle migliaia e migliaia di firme – potessimo correggere le decisioni da loro prese, o obbligarli ad adottarne altre, compresa quella relativa alle corna delle mucche.

Questo rallentamento (o influenza) nella gestione del nostro sistema politico è sin qui stato un valore positivo e certamente lo sarà ancora in futuro, anche se viviamo tempi dove imperano la frenesia e la voglia di decisioni veloci. Viva quindi il voto sulle vacche con le loro corna e – lasciatecelo scrivere di questi tempi internazionalmente agitati – beato quel Paese che se lo può permettere.

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