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14.08.18 - 06:400

Post nazisti, carriera in polizia e alberi contro la gramigna (bis)

Spalancare gli occhi sulle persecuzioni di ieri, affinché i semi della gramigna totalitaria non ricrescano

Che senso ha inaugurare a Lugano il Giardino dei giusti, alla presenza dei massimi rappresentanti del governo federale, cantonale e della Città di Lugano, per ‘onorare l’impegno di donne e uomini della società civile ticinese verso donne, uomini e famiglie in fuga, perseguitati per razza, religione o opinione politica’? Che senso ha ricordare Francesco Alberti, Carlo Sommaruga, Anna Maria Valagussa e Guido Rivoir? Risposta: un senso civico altissimo, che evidenzia a noi e ai posteri la loro esemplare dedizione umanitaria.

Se citiamo il recente progetto del Giardino che recupera la memoria – e che si tradurrà anche in giornate di studio – è perché il ricordo di chi fu vittima del nazifascismo e di chi, remando contro corrente, si impegnò a favore dei perseguitati, non può essere disgiunto dal concreto impegno civico quotidiano. Nel 2018, 2019, 2020… Detto altrimenti – e per venire al dunque – possiamo accettare che, da una parte, le autorità cantonali intervengano a manifestazioni a favore di chi ha salvato vite lottando contro dittature totalitarie, e poi constatare che, qualche mese dopo, il governo ticinese (Gobbi in testa) benedice la promozione di un agente della Polizia cantonale condannato per discriminazione razziale, facendo suoi sui social i simboli della barbarie che ha messo a ferro e fuoco l’Europa? Ovviamente no! L’impegno di un governo cantonale, anche solo con la sua presenza alla manifestazione di aprile al Ciani, è incompatibile con una promozione che, la si giri come si vuole, banalizza la storia e i suoi orrori. Eppure alle Orsoline si finge (e ri-finge) di non capire. Chi dice ‘altolà così non si può fare’, si sta ora facendo sentire. A livello nazionale, dopo la presa di posizione inviata dal ministro ticinese dalla Federazione svizzera delle comunità israelitiche (che hanno ribadito il dissenso anche dopo la risposta del consigliere leghista), è giunta anche la chiara condanna da parte della presidente della commissione federale contro il razzismo, Martine Brunschwig Graf, ai microfoni di Rete Uno. Per la presidente, gli agenti di polizia ‘hanno responsabilità particolari, indipendentemente dal fatto che siano o non siano graduati’. La loro condotta ‘deve essere irreprensibile ed esemplare’. D’altronde, ha ricordato, ‘agli aspiranti poliziotti viene chiesta di regola una fedina penale immacolata’. Nello specifico l’agente che il governo ha promosso a sergente maggiore ‘è stato condannato penalmente due anni fa con decreto d’accusa per aver violato l’articolo 261bis che punisce la discriminazione razziale’. ‘Promuovere una persona che è stata condannata rivela anche come le autorità valutino la gravità delle sue esternazioni’. Brunschwig Graf insomma è perentoria: ‘Le autorità dimostrano di avere una percezione del tutto insufficiente della norma contro il razzismo’. E, aggiungiamo noi, se ora non sono in grado di ammettere di aver sbagliato e che la promozione va rivista, dimostrano anche che la loro presenza al taglio del nastro del Giardino e le parole pronunciate erano solo di circostanza. Ma gli altri ministri rossoblù che dicono?

La questione non è da poco. È di principio. Il nostro auspicio – già lo avevamo scritto – è che gli alberi piantati al Ciani e le targhe parlino al cuore e alla mente delle generazioni di oggi e spalanchino gli occhi sulle persecuzioni di ieri, affinché i semi della gramigna totalitaria non ricrescano. Alberi contro gramigna. Alberi contro alzata di spalle.

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