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26.05.15 - 10:120
Aggiornamento : 15.12.17 - 17:08

Un bene per il calcio ticinese

Una promozione, nel senso più ampio della parola. Che va oltre il salto di categoria e la conquista della Super League. A essere promosso (spinto, incentivato) è l’intero movimento cantonale. In tempi non particolarmente felici per il calcio cantonale, si avvertiva il bisogno di un sussulto. Di una promozione – di impulsi, sostegno e appoggio – che potesse lanciare un segnale positivo in un momento in cui il Chiasso si barcamena e si deve interrogare circa la propria dimensione in una Lega nazionale dalla quale è forse destinato a scivolare fuori. Se non oggi, domani; in un momento in cui il Locarno – altra piazza storica – accusa il colpo e i relativi contraccolpi di una doppia retrocessione; in una stagione che si chiude con il Team Ticino a rischio retrocessione, con il Mendrisio che ha fallito l’accesso alle finali di promozione e, più sotto, con l’Ac Bellinzona che rischia di rinviare di almeno un anno il proprio riscatto. Come se dovesse pagare un ultimo dazio al fallimento che lo ha mandato agli inferi. Più indigesti del previsto. Insomma, mai promozione fu più benvenuta, per risollevare un po’ le sorti di un movimento che ha un enorme bisogno di una locomotiva dietro la quale agganciarsi. Per rifiatare. Per non scivolare troppo indietro. Per restare al passo. Difficile – utopico – che attorno al Lugano nasca un processo di identificazione cantonale. Troppo alti i campanili, troppo radicate le passioni. Ma è altresì innegabile che una squadra di punta e di categoria superiore sia un veicolo importante per lo sviluppo di una disciplina che è pur sempre la più popolare. Un traino, un esempio al quale aspirare, ambire. Un punto di riferimento o d’arrivo. Il cosiddetto e più volte paventato vertice della piramide che ha una base larghissima ma è rimasta a lungo sprovvista di una punta che ne completasse la costruzione. Naufragato l’Fc Ticino, per effetto delle stesse difficoltà che non permetteranno agli appassionati del pallone di stringersi tutti e indistintamente attorno al Lugano, il cantone si assicura una squadra nella massima serie, dove può finalmente competere con le realtà calcistiche più importanti. Come è giusto che sia per una realtà periferica rimasta fin troppo a lungo emarginata. Confinata in un limbo anonimo e freddino, che non scalda i cuori, non appassiona, né richiama allo stadio la gente. Né coinvolge gli appassionati, né stimola gli sponsor. Non farà l’unanimità, l’Fc Lugano. Né la potrebbe fare un’altra squadra. Quantomeno, catalizzerà l’interesse dei tifosi bianconeri un po’ pigri ridestati dal torpore causato dalla Challenge League; degli appassionati che apprezzano il calcio – a prescindere dal colore della fede – e che non vedono l’ora di rifarsi gli occhi con il Basilea dopo anni di Wil e Wohlen; dei giovani che forse, stimolati da un calcio che si auspica di livello, riprendono la via dello stadio che sembrano aver smarrito. Vittime, loro come l’intero movimento, di un appiattimento un po’ a tutti i livelli. Grazie Lugano, quindi, per uno scossone di cui si avvertiva la necessità. Onore a Livio Bordoli, che ha fatto crescere il gruppo fino alla sua definitiva consacrazione. Onore a Angelo Renzetti, l’artefice di un’impresa sportiva che eleva il suo Lugano e che avrà ripercussioni positive su un movimento boccheggiante, se non agonizzante. A prescindere da come (e con chi) la squadra sarà costruita. Fermo restando che la connotazione ticinese che ha, sarebbe bene che fosse preservata. Protetta.

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