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21.09.22 - 09:04

AVS: privilegi ingiustificati?

di Gianfranco Scardamaglia, coordinatore Movimento Papageno
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In questi giorni ha luogo la votazione sulla riforma della Lavs. Non vorrei però esprimermi per un Sì o un No. Vorrei piuttosto condividere con i lettori le seguenti riflessioni e considerazioni.

Le donne si stanno lamentando continuamente per le ingiustizie, discriminazioni e disparità di trattamento che subirebbero. Rivendicano incessantemente diritti. Tuttavia ignorano i loro privilegi di genere, in quanto donne. Oggi tante donne guadagnano più di tanti uomini. Le donne sposate e divorziate a determinate condizioni hanno diritto alla vedovanza, gli uomini a quelle medesime condizioni no. La Cedu ha già condannato la Svizzera poiché i mariti ed ex mariti vedovi vengono discriminati rispetto alle mogli ed ex moglie vedove. Le donne sposate e divorziate continuano oggi ad avere dei privilegi oramai ingiustificati.

Una donna, moglie e/o madre, con un alto reddito (ad esempio, impiegata o dirigente specializzata, medico specialista, avvocata, capo risorse umane, ingegnere ecc.), sposata a un marito con un basso reddito, in caso di decesso del marito, avrà diritto alla vedovanza, indipendentemente dal suo elevato salario; il marito operaio invece, alla morte della moglie con cospicuo stipendio, potrà beneficiare della vedovanza (1° e 2° Pilastro) solo fino ai 18 anni del loro figlio minore. Una donna sposata a determinate condizioni può ricevere la vedovanza fino ai 64 anni, se il marito o la moglie (per mogli omosessuali), muore. Un marito può ricevere la vedovanza in caso di decesso della moglie o del marito (per mariti omosessuali) solo fino ai 18 anni del figlio più piccolo. Una donna divorziata (sposata più volte), a determinate condizioni, ha diritto anche alla vedovanza fino ai 64 anni se uno dei suoi ex mariti muore (in tal caso la durata degli anni dei vari matrimoni si sommano!), e questo anche per le divorziate, dopo aver pure incassato il 1° e 2° Pilastro dell’ex marito deceduto. Un uomo divorziato invece non ha diritto ad alcunché in caso di decesso della ex moglie o dell’ex marito (se omosessuale).

Sarà anche vero che ci sono ancora delle disuguaglianze da riformare, ma le donne hanno talmente tanti vantaggi e privilegi, oramai non più attuali e ingiustificati, che la legge Avs attuale non può più restare invariata, e va modificata al più presto. Ricordo inoltre che le beneficiarie di una rendita di vedovanza potrebbero anche accedere alle prestazioni complementari. Pertanto, ritengo che i costi di questi privilegi diretti e indiretti a favore delle donne (eterosessuali o omosessuali) coniugate, solo in quanto di appartenenza al genere femminile, indipendentemente della loro reale situazione professionale ed economica, non debbano più ricadere sulla collettività, poiché eticamente ed economicamente non più giustificati né difendibili.

Per questo mi limito a invitare le donne contrarie a priori ad accettare le riforme Avs in cui si vedono perdenti, a valutare e rimettere in questione i loro privilegi con autocritica e obiettività.

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