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30.08.22 - 08:30

La svolta solare

di Matteo Buzzi, deputato in Gran Consiglio per I Verdi del Ticino, Locarno
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L’attuale crisi internazionale legata alla guerra in Ucraina e la relativa crisi energetica sono una ghiotta occasione per gli irriducibili pifferai dell’energia nucleare, Udc in primis, che vogliono far rientrare dalla finestra ciò che il popolo in votazione popolare ha buttato fuori dalla porta.

Una nuova centrale nucleare in Svizzera potrebbe però essere allacciata alla rete al più presto tra 20 anni, molto probabilmente non prima del 2045. Questo perché implicherebbe la modifica della legge sull’energia nucleare, lo sviluppo del progetto e il probabile referendum cantonale e federale. Infine il tempo medio di costruzione dei reattori entrati in funzione nel mondo è almeno di dieci anni. A questo va aggiunto che anche il "nuovo" nucleare si porterà dietro almeno parte dei problemi della sua generazione precedente. I tipici problemi di sicurezza (rischio di fuoriuscite radioattive in caso di incidenti) e soprattutto di produzione di scorie radioattive (da sorvegliare per millenni) non saranno infatti risolti con i nuovi tipi di reattore attualmente disponibili. Infine i costi di tutte le ultime centrali nucleari costruite o in costruzione sono letteralmente esplosi (il nuovo rinnovabile è più redditizio) e i tempi di realizzazione si sono dilatati a dismisura.

Non rimane quindi che puntare massicciamente sulle fonti energetiche rinnovabili e sull’efficienza energetica che si possono implementare gradualmente da subito. Il solare fotovoltaico prenderà il posto dell’energia nucleare (21 TWh). È infatti il complemento ottimale all’elettricità prodotta dall’idroelettrico: l’energia idroelettrica di accumulo può essere utilizzata quando l’energia solare scarseggia e, grazie ai sistemi di pompaggio, permettere lo stoccaggio di energia fotovoltaica in esubero. Il fotovoltaico ha di gran lunga il maggior potenziale di espansione in Svizzera: circa 82 TWh potrebbero essere prodotti annualmente su edifici (50 TWh tetti, 17 TWh facciate) e infrastrutture esistenti (15 TWh), senza contare il potenziale fotovoltaico in alta montagna. A titolo di confronto nel 2021 la produzione di energia elettrica da fotovoltaico è stata solo di 2,6 TWh (6% della produzione elettrica), ciò che mette la Svizzera agli ultimi posti in Europa nel nuovo rinnovabile.

Un approvvigionamento energetico sicuro sarà quindi possibile solo nella misura in cui la Svizzera sarà in grado di aumentare molto più velocemente di adesso la produzione di elettricità fotovoltaica (4-5 volte più veloce) e di ottimizzare le soluzioni per lo stoccaggio energetico per i mesi invernali, in particolare usando più razionalmente i bacini idroelettrici esistenti e prevedendo anche qualche mirato e condiviso ampliamento. Qui sta il nocciolo politico della questione.

Se a cortissimo termine solo misure di risparmio energetico e di ottimizzazione delle riserve idroelettriche e di gas ridurranno la probabilità di interruzioni nell’approvvigionamento, a medio-lungo termine solo la svolta solare ci permetterà di garantirlo salvando il clima e riducendo i rischi nucleari e le scorie radioattive. In passato la svolta solare è però sempre stata osteggiata o frenata dalla lobby nucleare e fossile guidata dall’Udc che ci ha portato in questa sfavorevole situazione con solo il 6% di produzione elettrica solare. È giunta l’ora di veramente abbracciare con convinzione la svolta solare e di realizzarla in tempi utili.

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