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17.08.22 - 07:21
Aggiornamento: 16:00

Nucleare e disinformazione

di Patrizio Fenini, ingegnere
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Alberto Siccardi e Giancarlo Dillena, nel settembre del 2020, fondarono la Spazio Libero Sa con lo scopo, tra l’altro, di promuovere pubblicazioni "con informazioni e opinioni ancorate ai fatti e sostenute da argomentazioni coerenti su temi di attualità". Nel primo della lunga serie di pubbliredazionali a pagamento, apparso il 24 settembre 2020, ribadivano il concetto di "confronto serio fra fatti accertati" e di "opinioni fondate sui fatti e argomentate" per le pubblicazioni di Spazio Libero che sarebbero seguite su LaRegione e sul CdT. Nobili propositi, purtroppo sovente disattesi, come dimostrano gli esempi che seguono.

"Non hanno fermato neanche per un giorno il funzionamento delle centrali della stessa tipologia in Russia o in Giappone" riferendosi ai disastri di Chernobyl e Fukushima. In realtà i fatti documentati mostrano che i reattori di Chernobyl sono stati disattivati dopo l’incidente e rimessi in esercizio a partire dall’autunno dopo la decontaminazione dell’area (unità 1 e 2) e dopo le riparazioni del caso (unità 3). Inoltre, in tutti i reattori dello stesso tipo sono state implementate importanti modifiche (design delle barre di controllo, il loro numero, attuatori più veloci per le stesse, introduzione di 80 assorbitori fissi, aumento dell’arricchimento del combustibile ecc.). In Giappone invece, dei 54 reattori operativi prima del disastro, solamente 10 sono stati autorizzati a riprendere l’esercizio dopo migliorie costate 0.7 - 1 miliardo di dollari per ogni reattore, e in tutto sono 6 i reattori attualmente in servizio.

Sullo smaltimento delle scorie nucleari, Siccardi ha scritto "c’è invece chi ha scelto di affrontarlo. E risolverlo efficacemente. Come la Francia". In realtà, la Francia sta collassando sotto il peso delle scorie nucleari, aspettando il 2035, quando dovrebbe entrare in servizio il sito di stoccaggio in profondità. Un recente comunicato dell’alto comitato per la trasparenza e l’informazione sulla sicurezza nucleare (HCTISN) mette in evidenza la gravità della situazione: "Par ailleurs les installations d’entreposage de plutonium devraient atteindre leur seuil de saturation en avril 2022, soit dans quelques jours à partir de la publication de cette note". Si tratta di 60 tonnellate del materiale più pericoloso prodotto dall’uomo, a cui annualmente se ne aggiungono altre 11 che andranno "sistemate".

Sempre sulle scorie: "Questi materiali, opportunamente trattati, sono interrati a 500 metri di profondità". Per onestà occorrerebbe usare il futuro: le scorie verranno interrate a partire dal 2035, sempre che le previsioni di EDF (che riteneva si potesse avviare il reattore EPR di Flamanville nel 2012) siano azzeccate. Per il momento vengono immagazzinate in superficie, mentre sono riprese le contestate spedizioni verso la Siberia, che ha sinora ricevuto più di 33’000 tonnellate di uranio da riprocessare dalla Francia, ritornandone ca. 3’900 dopo lavorazione.

Secondo Siccardi il combustibile usato "viene trasportato e trattato in Olanda negli stabilimenti della Ditta Areva dell’Aia", facendo confusione tra il più grande centro di riprocessamento del combustibile nucleare esausto del mondo, situato a La Hague in Normandia, e la città olandese di Den Haag, l’Aia, che c’entra come i cavoli a merenda. Inoltre la ditta in questione dal 2017 si chiama Orano.

Poi ancora: "Per una centrale atomica di nuova generazione occorrono cinque anni, forse meno". Le anomalie di materiale del coperchio dell’EPR in costruzione in Francia scoperte nel 2015, che hanno portato alla luce moltissime falsificazioni di documenti, sono di una gravità tale da richiederne la sostituzione entro il 2024. Una scadenza non fissata a caso: l’autorità di sicurezza nucleare ASN, nel suo rapporto del 28/06/2017, stima infatti a circa sette anni il tempo di fabbricazione del nuovo coperchio. Per una nuova centrale dunque, a questi almeno sette anni di costruzione, visto che non ci troviamo né in Cina né in Russia, occorre aggiungere il tempo necessario alla modifica della legge che vieta la costruzione di nuove centrali, quello per l’ottenimento di un’autorizzazione di massima (che viene rilasciata dal Consiglio federale, richiede l’approvazione dell’Assemblea federale ed è referendabile), quello necessario all’ottenimento della licenza di costruzione (rilasciata dal DATEC con possibilità di ricorso a due livelli) e infine il tempo necessario all’ottenimento della licenza d’esercizio.

In conclusione: l’opzione nucleare è troppo importante per essere trattata in modo così superficiale e tendenzioso. Leggendo gli articoli di Spazio Libero si ha sovente l’impressione che non si tratti di opinioni basate sui fatti, bensì di fattoidi usati a sostegno di opinioni preconcette.

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