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04.08.22 - 07:13
di Alberto Giuffrida*

Giovani più violenti: perché l’allarmismo?

"Giovani sempre più violenti" è il titolo che appare in terza pagina de "La Regione" dello scorso 29 luglio, riportando le parole del Magistrato dei minorenni Reto Medici al quale – dirò subito – va tutta la mia stima. Ma, proprio per questo, mi permetto di sollevare una riflessione che moduli la portata di un’affermazione che appare devastante e non lascia sperare in nulla di buono nel futuro (700 procedimenti penali da inizio anno e "se andiamo avanti a questo ritmo arriviamo a 1’200"). Sono stanco di vedere raccontata la gioventù come un ammasso di cifre che, oltre ad allarmare, rivelano una rappresentazione del fenomeno che tiene conto unicamente degli aspetti legati alla malattia e alla devianza, senza considerare minimamente una parte di gioventù che ha invece abbracciato uno stile di vita più votato al benessere, alla felicità e alla gioia di vivere.

Avrei preferito leggere un testo che affrontasse la promozione della salute e le misure di prevenzione messe (o non messe) in atto, in passato, destinate a coloro i quali, con i loro comportamenti aggressivi attuali, si rivelano in tutta la loro fragilità, non foss’altro che per correggere alcuni stili educativi, decisamente fallimentari, ma nei quali è stata riposta totale fiducia. Seguo ancora professionalmente molti giovani, poco più che ventenni, che si rivolgono a me al fine di affrontare il loro ‘malessere di vita’. Spesso, ripercorrendo la loro adolescenza attraverso i binari tracciati dalla scuola media, muovono pacate accuse all’indirizzo di una scuola della quale hanno dimenticato gran parte delle nozioni acquisite e che, nel contempo, non ha fornito loro quegli strumenti trasversali utili ad affrontare gli ostacoli della vita e la complessità delle relazioni umane. Affermazioni quali "non ricordo nulla, né di matematica, né di storia, né d’italiano", "non mi è stato insegnato un metodo di studio, né a gestire le emozioni", "sono stato bullizzato, ma nessuno se ne è accorto", dovrebbero fare riflettere. Così come dovrebbe fare riflettere il loro ricordo affettuoso d’insegnanti più severi, burberi ma incisivi, mentre, al contrario, d’insegnanti che si pongono sullo stesso piano degli allievi e giocano a fare gli "amici" non ricordano quasi nulla. Molto più spesso, però, al di là dei due estremi citati, li ricordano con affetto e rispetto per il senso di coerenza che hanno saputo trasmettere, e per aver assunto il ruolo di figura di riferimento, permettendo di fare un po’ di ordine nel caos della loro adolescenza. Le persone coinvolte nei processi salutogenetici (insegnanti, genitori, gruppi sociali), cioè quelli che agiscono in funzione del benessere e della promozione della salute, non vengono quindi ricordati per la disciplina insegnata, per ciò che sanno o per ciò che impongono, ma perché vengono attribuite loro caratteristiche più ampie e trasversali quali la predisposizione all’ascolto, l’equità, la comprensione e, ancora una volta, la coerenza. Sono anche persone che, grazie al loro modo di essere, vengono ricordate per avere fornito ad allieve/i gli strumenti utili per scoprire le loro stesse risorse, congiuntamente ai loro limiti, dando avvio a una più sincera riflessione su se stessi.

Elencare cifre allarmanti che parlano di violenza giovanile non aiuta. Sarebbe invece auspicabile affrontare coralmente il grande tema delle misure da adottare per arginarla e che dovrebbero coinvolgere, non soltanto docenti e famiglie, ma anche architetti, politici e urbanisti (per citare alcuni professionisti). Se non altro, insieme alla speranza, ciò darebbe al cittadino una motivazione in più a sentirsi coinvolto in un argomento che dovrebbe appartenere a tutti.

Per concludere, alla luce di una notizia diramata in questi giorni a proposito dell’aumento di violenze domestiche (500 casi dall’inizio dell’anno: se andiamo avanti a questo ritmo arriviamo a…?), indicare nella gioventù il sintomo di una società civile sempre più disorientata, è semplicemente fuorviante: è un po’ come "guardare il dito mentre il saggio indica la luna".

* dir. Swiss center for international education

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