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La manifestazione per il primo decennale dalla strage
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23.05.22 - 07:12
Aggiornamento: 14:13
di Jacques Ducry, già magistrato

L’impegnativa eredità di Giovanni Falcone

A trent’anni dalla strage che uccise, tra gli altri, anche il magistrato simbolo della lotta alla mafia

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Oggi i giovani nati quel giorno, quando morirono Giovanni Falcone, sua moglie e la scorta, compiono trent’anni: li ricordai ventenni, su questa pagina, con l’auspicio che, nel ricordo attivo dell’impegnativa eredità lasciata dal magistrato siciliano, potessero contribuire a migliorare le condizioni esistenziali di tutti i cittadini onesti.

La ricerca della Verità nel rispetto dell’etica, mirante alla realizzazione dei principi di Giustizia e Libertà, è estremamente faticosa, soprattutto a causa di norme procedurali eccessivamente garantiste, elaborate da legislatori prudenti, per non dire codardi: gli Stati europei devono abbattere i muri che ostacolano il perseguimento del crimine organizzato, Svizzera inclusa.

Giovanni Falcone riuscì, con viva intelligenza e straordinario coraggio, a imprimere alle inchieste un nuovo approccio costruttivo, pure con l’aiuto di ‘pentiti’, spaccando il solido fronte dell’omertà, caratteristica prima del crimine organizzato. I suoi colleghi, i suoi collaboratori, le forze dell’ordine tutte si dedicarono, senza pause, senza esitazioni, al perseguimento di centinaia di mafiosi, giudicati dal maxiprocesso del 1987. L’accusa fu sostenuta in primis da Giuseppe Ayala, ancora oggi prezioso testimone, pure alle nostre latitudini, di quell’epoca di istruttorie feconde.

Giovanni Falcone si appoggiò, tramite numerose rogatorie, sui nostri uffici giudiziari, rappresentati da Paolo Bernasconi, Carla del Ponte, Giordano Zeli, Claudio Lehmann e da chi scrive: le nostre perquisizioni e sequestri bancari, le varie audizioni di prevenuti e testimoni e altri atti istruttori, hanno permesso all’istruttoria palermitana e alle conseguenti sentenze di portare alla mafia siciliana e a tutti i suoi supporti un colpo durissimo che fu la causa, il 23 maggio 1992, dell’assassinio di Giovanni Falcone, preceduto e seguito da altri sanguinosi crimini.

Anni addietro partecipammo al ricordo nell’aula bunker di Palermo dove giovani provenienti da tutta Italia leggevano, recitavano, rappresentavano, cantavano, creavano opere di passioni, di idealismo, giovani che sono la nostra intensa speranza per migliorare i rapporti umani, le relazioni fra i Cittadini e lo Stato, assumendo i giusti rischi che danno all’esistenza contenuto di nobiltà.

Mi rivolgo a Voi, giovani dalle belle speranze, che siete oggi non solo a Palermo ma ovunque, di leggere, documentarvi, studiare, dibattere, confrontarvi guardandovi negli occhi, accantonando le paure, il gretto desiderio del facile denaro, gli egoismi, la malsana concorrenza e gli smartphone: siate donne e uomini profondamente liberi nell’essere e non nell’apparire! Vi lasciamo una testimonianza per potere dare al concetto di Giustizia tanta più concretezza possibile.

Non scorderò mai gli sguardi intensi, parlanti di Giovanni, i suoi sorrisi espressivi, la sua lucidità intellettuale come pure la sua joie de vivre… grazie di cuore per tutto ciò che mi hai insegnato, che abbiamo condiviso e che io, umilmente, ho tentato di applicare nel mio percorso esistenziale.

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