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23.05.22 - 17:29
di Niccolò Salvioni, Locarno

La neutralità perpetua

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Vae victis, guai ai vinti ha ricordato su queste colonne con interessante analisi storica l’avv. dott. Franco Gianoni, dalla radicata tradizione classica.

Desidererei aggiungere che la Svizzera e i suoi Cantoni, furono riconosciuti come Stati perpetuamente neutralizzati dai trattati di Vienna e Parigi del 1815, dalla Russia stessa, insieme alle Potenze di Austria, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Prussia e Svezia.

Come Stati neutralizzati dovrebbero avere il dovere di trattare tutti gli Stati allo stesso modo, cercando di rispettare la trias politica della separazione dei poteri, senza discriminazione, sulla base dello Stato di diritto e nel quadro del principio del "courant normal" degli affari. Così, in pace come in tempo di guerra.

Ciò conduce al dovere e funzione intrinseci della Svizzera, derivanti dalla sua perpetua neutralizzazione, di porsi attivamente come Potenza protettrice di tutte le parti belligeranti, non solo di una o alcune di esse. Questo ruolo le era stato unanimemente riconosciuto durante le due guerre mondiali del secolo scorso.

Nonostante la nuova fase polarizzante della guerra tra Russia e Ucraina, la Svizzera dovrebbe quindi continuare a strutturarsi quale Stato aperto multi-lateralmente, come prima, e non quale Stato limitato regionalmente, come indotto invece dalle recenti sanzioni europee provvisoriamente adottate dal Consiglio federale.

Come Winston Churchill ebbe modo di ricordare: "Di tutti i neutrali, la Svizzera ha il più grande diritto alla distinzione. È stata l’unica forza internazionale che ha unito le nazioni orribilmente separate e noi stessi. Cosa importa se è stata in grado di darci i vantaggi commerciali che desideriamo o se ne ha dati troppi ai tedeschi, per mantenersi in vita? È stata uno Stato democratico, in piedi per la libertà in autodifesa tra le sue montagne, e nel pensiero, nonostante la razza, in gran parte dalla nostra parte". (da "European Neutrals and non-belligerents during the second world war" Neville Wylie, Cambridge University Press, 2002, pag. 331).

Questo dovrebbe essere il ruolo tradizionale della Svizzera, quale risolutrice di conflitti, derivato dal suo pedigree di Neutrale perpetua. Le sanzioni, mutuate dall’Europa, bloccano ora il processo di formazione della pace anche tramite la giustizia, rendendo così il conflitto più pericoloso per tutti, non solo per la Svizzera.

Il 28 febbraio u.s. in conferenza stampa il presidente della Confederazione ha affermato: «Gli Stati che rispettano il diritto internazionale e sostengono i diritti umani devono poter contare sulla Svizzera. Fare il gioco dell’aggressore non è compatibile con la nostra neutralità». Le convenzioni universale dei diritti dell’Uomo Onu e quella della Cedu, frattanto ratificate post Seconda guerra mondiale, non hanno modificato il tradizionale ruolo umanitario attivo neutrale della Svizzera. Il cambiamento radicale di prospettiva adottato dal Consiglio federale, paradossalmente, è suscettibile di generare ancora più sofferenza e violazioni dei diritti umani nei confronti proprio della parte aggredita che ora vorrebbe sostenere. L’attribuzione autocratica alla Svizzera del nuovo ruolo quale missionaria partigiana dei valori occidentali democratici sopra-ordinati alla sua storica funzione di neutrale perpetua, ha stravolto e inibisce la propria funzione di paciere imparziale nello scacchiere internazionale. Mutazione improvvisa per la quale potremmo anche essere chiamati a rendere conto in futuro.

Quanto la giustizia o le – a essa precedenti– sanzioni e gli embarghi contro una parte possano incidere in prospettiva storica su una democrazia lo ha dimostrato bene la recente elezione di Bongbong Marcos quale presidente della Repubblica delle Filippine, quasi quarant’anni dopo la destituzione popolare del proprio padre: nulla. Per contro, le sanzioni possono avere un effetto devastante e destabilizzante per le relazioni commerciali di molti semplici cittadini privi di peso politico, comunque non ascoltati dagli autoritari, proprio poiché tali, oltre che consolidare il potere politico esistente. Diverse società fuori dalla Svizzera sono sovente organizzate politicamente in modo diverso da noi, nelle strutture autoritarie vi sono multistrati sociali, spesso poco comunicanti e influenti – politicamente – tra di loro. Le sanzioni, in questi casi, servono unicamente ad aggiungere danno al danno, facendo deviare il flusso corrente dell’economia verso altri luoghi o soffocandola, conducendo intere popolazioni innocenti all’inedia.

Se l’obiettivo storico dell’Ue dovrebbe essere quello di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi cittadini anche mediante la creazione di un mercato unico, con le sanzioni sta distruggendo il mercato unico non solo ai suoi confini ma anche nel suo profondo interno, promuovendo così l’opposto dei suoi obiettivi primari: un accresciuto rischio di guerra e malessere anche dei suoi cittadini. La Svizzera, affidatasi ciecamente alle sanzioni europee, sta seguendo l’Occidente su questa "strada fiorita".

Come scritto il 14 maggio u.s. da Finn Andreen nell’articolo "L’isteria antirussa dei funzionari politici europei" sul giornale francese d’ispirazione liberale Contrepoints (nel contesto della prevista possibile nuova sanzione consistente del divieto di acquisire immobili in Europa da parte di cittadini russi), "l’ondata antirussa continua. Sta dilagando in Occidente, punendo i cittadini russi in ambiti che non hanno nulla a che fare con la politica"; concludendo: "Questa situazione ubuesca e l’ossessione per i russi portano solo alla seguente conclusione: i leader europei, da Bruxelles, Berlino, Londra e Parigi, sono responsabili del tradimento dei loro elettori o di una monumentale incompetenza. Forse si tratta di una combinazione di entrambi. È chiaro che il deficit liberale in Occidente cresce di anno in anno".

La miopia politica adottata dai funzionari dell’Ue, dalla tenue base democratica, al contempo ha danneggiato – e sta danneggiando – la storica missione della perpetuamente neutrale, e Sovrana, Svizzera.

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