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27.04.22 - 07:15
Aggiornamento: 09:19
di Greta Gysin, consigliera nazionale dei Verdi

I diritti umani prima di tutto

Il 15 maggio voteremo sull’aumento del contributo svizzero a Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Un no all’aumento del credito è un segnale forte e coerente, d’impegno per i diritti umani.

Dopo la crisi migratoria del 2015, gli Stati Schengen hanno deciso di rafforzare Frontex assegnandole più personale e più mezzi finanziari, ma anche più armi, navi e droni. Per questo ora si chiede alla Svizzera, quale Stato membro dello spazio Schengen, di aumentare fino al 250% il suo investimento in Frontex, un contributo che passerebbe da 24 a 61 milioni all’anno a partire dal 2027. Aumenterebbe anche l’invio di personale qualificato, da 6 a 40 unità a tempo pieno.

Purtroppo negli anni più che un’agenzia di controllo dei confini, Frontex si è trasformata in un esercito ai confini, rendendosi complice di sistematiche violazioni dei diritti umani nonché del diritto internazionale. Non si può sottacere la collaborazione con la guardia costiera libica e i respingimenti sistematici e illegali verso Paesi che violano il diritto internazionale. O i chilometri di filo spinato innalzato per imprigionare e fermare persone richiedenti l’asilo, le migliaia di persone annegate nel Mediterraneo o bloccare per interminabili eternità su navi ostaggio di battibecchi per decidere un porto sicuro verso cui indirizzarle.

La Svizzera, quale Paese depositario della Convenzione sui rifugiati, non può chiudere gli occhi e rendersi complice di tutto questo: l’ampliamento del credito va rifiutato almeno finché non verranno fornite garanzie convincenti sulla tutela dei diritti fondamentali e del rispetto della convenzione di Ginevra sulle persone rifugiate.

Un No non è un rifiuto dello spazio Schengen o della sicurezza svizzera ed europea, ma un rifiuto della politica migratoria restrittiva e a tratti illegale attuata da Frontex, che sta portando sempre più a una chiusura indiscriminata delle frontiere e a una criminalizzazione sistematica della migrazione. Non saremmo peraltro soli a fare questo passo: persino il Parlamento europeo ha congelato parte del budget 2022 di Frontex in attesa di garanzie sui diritti umani e l’introduzione di un meccanismo di segnalazione degli incidenti alle frontiere.

Un ‘No’ ci permetterà di ridiscutere Frontex e porre le nostre condizioni con gli altri membri. Un ‘No’ sarebbe un voto coerente per un Paese come la Svizzera, che fa della promozione del diritto umanitario e internazionale uno dei valori fondanti.

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