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26.04.22 - 07:18
di Diego Scacchi

Impediamo un pericoloso indebolimento dello Stato

A livello mondiale, nazionale e cantonale l’offensiva menostatista, nata negli anni 70 del secolo scorso, con l’affermazione delle concezioni privatistiche e liberistiche contrarie alle competenze dei poteri pubblici, ha ultimamente ripreso quota, anche nel nostro cantone. Alla testa di questo movimento, che si traduce soprattutto in una diminuita sensibilità sociale e in una continua maggiore disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza, si trova l’Unione democratica di centro, stimolata anche da alcuni successi elettorali sia in campo federale che cantonale. In Ticino la destra si identifica nella Lega da una parte, che ha assunto un compito prevalentemente politico e di aggressiva difesa identitaria e sovranista, e nell’Udc dall’altra, con maggior attenzione alle tematiche economiche e finanziarie. Entrambe appoggiate spesse volte dai partiti che si definiscono di centro, ma sovente tendenti più a destra che a sinistra.

L’anno scorso, a livello ticinese, il successo dell’offensiva delle destre si è manifestato nella votazione popolare del 26.9.2021, con l’affermazione dell’introduzione nella nostra Costituzione del principio dell’obbligatorietà del referendum finanziario, per investimenti singoli e per spese annue votati dal Gran Consiglio e superiori a determinati importi. Rispetto all’iniziativa proposta, è comunque passato il controprogetto del Gran Consiglio, che ha ridotto l’aumento del quantum delle spese sottoposte obbligatoriamente alla votazione popolare: anche se ridimensionata, è una normativa, finora estranea alla nostra prassi costituzionale, che ostacola parecchi interventi pubblici, a scapito soprattutto dei ceti meno favoriti.

Sulla scia di questo successo le destre sono riuscite a far approvare dal Parlamento un decreto che introduce, fino al 31.12.2025 un "contenimento delle spese" in vista del pareggio del conto economico. Si tratta di un disciplinamento di ordine finanziario inteso a ridurre le spese dello Stato, impedendo anche qui l’adozione di provvedimenti importanti in parecchi campi, tra i quali quello sociale, e toccando necessariamente anche il settore dei servizi pubblici. A questo proposito, sulla Regione del 6 aprile, Graziano Pestoni, neo-presidente (quale successore del sottoscritto) dell’Associazione per il difesa del servizio pubblico, ha efficacemente descritto le conseguenze negative che potrebbe avere questa nuova disposizione finanziaria.

È opportuno rilevare che il decreto approvato dal Parlamento differisce, con il cambiamento di una parola, da quello sostenuto dal capogruppo Udc Sergio Morisoli. Infatti, il gruppo Plr ha proposto che il pareggio del conto economico dovesse avvenire non "esclusivamente" con il contenimento delle spese, ma "prioritariamente". Una modifica sicuramente non sostanziale, perché non scalfisce gli effetti negativi del nuovo principio finanziario e ne mantiene le finalità: colpire lo Stato, favorendo le privatizzazioni e diminuendo le prerogative dei suoi organi. Il decreto restringe le competenze sia del Consiglio di Stato sia del Gran consiglio, creando di fatto un blocco dei conti pubblici non consono a un razionale funzionamento delle istituzioni statali.

Viste queste novità menostatiste e di natura illiberale, stupisce (fino a un certo punto) la posizione del Plrt schieratosi (contrariamente al Ppd) a favore di una normativa che si pone al di fuori della nostra prassi istituzionale. Questo partito ha perso un’ottima occasione per una scelta chiara e netta: ha preferito introdurre un avverbio che non modifica il principio sancito dal decreto e che ha tutta l’aria di un alibi per giustificare il voto favorevole. Ma sarebbe stato troppo pretendere una scelta diversa, visti i tempi che corrono e l’attuale dirigenza del partito. Per cui si comprende l’adesione alla linea dei partiti di destra emersa dalle parole del presidente e della capogruppo del Plrt. Una condotta che del resto è in consonanza con l’improvvida iniziativa fiscale ventilata dai liberali nell’estate scorsa, per un riduzione dell’aliquota di imposta per i ceti più abbienti: un grave provvedimento che causerebbe una riduzione del gettito in un periodo di crisi come quello attuale, e andrebbe ancora una volta a scapito dei meno abbienti.

È perciò da condividere il chiaro articolo apparso su questo giornale il 16 aprile, a firma di Fabrizio Sirica, copresidente del Partito Socialista, il cui comitato ha preso una ferma posizione contro il tentativo delle destre di limitare la possibilità di interventi dello Stato, specie nei settori più colpiti dall’attuale situazione. Nelle contingenze odierne (pandemia, conflitto ucraino, energia più cara, difficoltà economiche pubbliche e private) una riduzione delle imposte di questo tipo è inaccettabile. Per cui a torto i presidenti federale e cantonale dell’Udc invocano una fasulla "responsabilità" del loro partito nel proporre e sostenere il decreto, che merita invece un chiaro ‘NO’ da parte dell’elettorato. Pertanto occorre ribadire una politica finanziaria cantonale che implichi una responsabilità autentica, e un convinto sostegno all’economia e alla socialità del nostro Cantone.

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