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Stefano Imelli
30.01.22 - 16:47
Aggiornamento: 17:52
di Stefano Imelli, sindaco di Bodio

Bassa Leventina, scriviamo insieme il nostro futuro

Nei prossimi giorni la popolazione della Bassa Leventina sarà chiamata ad esprimersi sul progetto aggregativo posto in votazione consultiva il 13 febbraio. Il quesito sottoposto alla cittadinanza è sicuramente storico perché contiene una proposta di riorganizzazione istituzionale che rimodellerà i confini giurisdizionali in vigore dalla costituzione del Cantone Ticino nel 1803 quando la grande Vicinanza di Giornico si separò negli attuali Comuni.

Di acqua sotto i ponti ne è passata molta in questi due secoli e, soprattutto negli ultimi decenni, il ritmo dei cambiamenti si è fatto frenetico e impetuoso. A livello amministrativo, politico e funzionale la gestione dell’Ente pubblico è diventata viepiù complessa raggiungendo punte di professionalizzazione che i piccoli Comuni faticano a permettersi dovendo optare per altre forme organizzative come i consorzi e gli enti sovracomunali o le esternalizzazioni. Il potere decisionale e il margine di manovra che aveva il Comune di una volta si è lentamente eroso riducendosi oggi a pochi ambiti. Per invertire questa tendenza, e tornare a essere protagonisti del proprio destino, in Ticino, e in primis nelle Tre Valli, sono stati portati a termine dei progetti aggregativi che hanno permesso di creare degli Enti locali più forti in grado di riunire tutte le competenze, professionali e personali, diffuse negli ormai ex quartieri e unirle nell’unico interesse di rilanciare la propria regione con progetti innovativi e ambiziosi. Gli esempi di Faido, Riviera e in valle di Blenio ne sono per noi una vicina e buona testimonianza.

La Bassa Leventina possiede delle grandi potenzialità di sviluppo dal punto di vista economico, sociale, residenziale, associativo e in questi anni i progetti concreti e realizzati non sono mancati; un solo sguardo alla zona industriale e all’espansione edilizia lo confermano. Tanti altri sono pronti a partire e daranno ulteriore linfa a questa nostra dinamicità.

La domanda centrale alla quale siamo ora tenuti a rispondere è in quale modo vogliamo affrontare questi cambiamenti e gestire le nostre potenzialità: in modo unito o in ordine sparso? Unendo le forze o lasciandole disperse in 4 Comuni? Personalmente sono convinto che il nuovo Comune di Sassi Grossi abbia tutte le premesse per dare un valore aggiunto a quanto oggi già abbiamo e a quanto ci riserverà il futuro, andando a creare una forte realtà locale che possa essere riconosciuta quale solido partner dal cittadino, dall’economia, dal Cantone e dalla Confederazione.

Come spesso avviene, soprattutto nell’economia privata, la parola riorganizzazione è accompagnata dal timore di vedere razionalizzati i servizi e soppressi gli sportelli per l’utenza. Chi ha letto attentamente il rapporto della Commissione aggregativa si sarà invece reso conto che in tutti i capitoli vi è un filo conduttore che possiamo riassumere nella volontà di mantenere intatto, anche nel futuro Comune, il valore di comunità che oggi ci contraddistingue. Ogni quartiere manterrà, e in alcuni casi vedrà rafforzata, la presenza dell’amministrazione, della scuola e dei servizi. La futura organizzazione getterà solide fondamenta affinché tutti i cittadini si sentano parte attiva in un Comune, le cui dimensioni demografiche e geografiche, gli permetteranno di essere all’ascolto di ogni persona la quale, contrariamente a ciò che avviene negli agglomerati urbani, non sarà un asettico numero ma bensì un membro conosciuto di una comunità con un nome, un cognome, una storia e dei bisogni personali da accogliere.

Con coraggio e lungimiranza votiamo quindi sì il prossimo 13 febbraio all’aggregazione in Bassa Leventina!

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