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06.08.21 - 21:35

Fotovoltaico da rivedere

di Ronny Bianchi, economista
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State pensando di istallare un impianto fotovoltaico sul tetto della vostra casa? Per esperienza personale vi posso assicurare che non è una buona idea alle condizioni attuali.

Solo poche settimane fa i media hanno riportato la notizia che il fotovoltaico in Svizzera si sviluppa troppo lentamente, seppure ancora in crescita. In realtà oggi ad essere penalizzati sono soprattutto gli impianti sui tetti delle case monofamiliari perché – contrariamente a quanto affermano gli esperti – i tempi di ammortamento di un impianto si sono dilatati ben oltre il lecito.

Vi riporto a grandi linee la mia situazione personale. Ho un impianto istallato nel 2019 di circa 7 kW di potenza. Grazie al sussidio unico della Confederazione e del Cantone, l’impianto è costato circa 17’000 franchi. Un impianto fotovoltaico funziona così: quanto c’è sole a sufficienza l’energia prodotta viene utilizzata dall’abitazione ma se la produzione è superiore alle necessità, l’energia in eccesso è immessa nella rete del distributore locale. Naturalmente quando invece la produzione fotovoltaica è insufficiente, l’energia elettrica viene acquistata dal distributore al prezzo di mercato.

In primavera di quest’anno ho ricevuto da Aet il primo conteggio relativo alla quantità di energia fotovoltaica che il mio impianto ha immesso in rete: energia pagata a 5 cts al kW/h per un importo di poco più di 200 franchi (in un anno e qualche mese). È chiaro che a queste condizioni diventa praticamente impossibile ammortizzare l’impianto, calcolando che dopo 10-15 di anni bisogna cambiare l’inverter e che prima o poi ci saranno dei costi di manutenzione. Ma non è tutto perché ogni tre mesi bisogna pagare 15 franchi al fornitore di energia locale per il rilevamento dei diversi flussi. In sintesi, in un anno e 3 mesi ho ricevuto 200 franchi e ne ho pagati 75 per la “contabilità” dell’impianto. Naturalmente bisogna calcolare l’autoconsumo, ma nel migliore dei casi ammonta al 30-35%. Il fotovoltaico è quindi un affare… poco attrattivo. Con le premesse attuali è quindi normale che l’energia solare non decolli come sarebbe auspicabile.

In Ticino, in teoria, la situazione dovrebbe essere migliore rispetto agli altri cantoni, perché i fondi per le energie rinnovabili dovrebbero essere significativi, a seguito della compensazione per la partecipazione alla centrale a carbone di Lünen (Fer). Sicuramente qualcosa non ha funzionato perché Aet (che ha l’esclusiva dell’energia fotovoltaica ticinese immessa in rete nel caso si accettino i sussidi cantonali) remunera a tariffe ridicole. Tanto per fare un esempio, a Ginevra sono stati versati 13,8 centesimi al kW/h , quasi il triplo. Questa energia verde vien poi rivenduta dai grossisti (come Aet) a prezzi praticamente segreti, ma presumibilmente diverse volte superiori a quanto pagato ai piccoli produttori, il tutto naturalmente nel rispetto della legge. Ci sarebbero due alternative: la prima è di non richiedere i fondi cantonali, usufruendo così di tariffe migliori dai fornitori locali; la seconda è di istallare delle batterie di accumulazione che aumenterebbero l’autoconsumo, ma il loro costo è ancora eccessivo rispetto alla resa, il che prolunga ulteriormente l’ammortamento dell’impianto.

È chiaro che con queste premesse, lo sviluppo del fotovoltaico secondo il piano energetico della Confederazione, è irraggiungibile.

In realtà l’unica soluzione è quella di aumentare stabilmente e in modo deciso la remunerazione dell’energia immessa in rete, che non dimentichiamo è pregiata seppure marginale. Solo così i piccoli impianti potrebbero essere ammortizzati in tempi adeguati e, soprattutto, attrattivi per una vera e reale crescita del fotovoltaico.

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