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04.06.20 - 19:290

Come ha vissuto l’emergenza coronavirus l’aviazione ticinese?

Col Covid gli aeroporti ticinesi hanno dimostrato in concreto la loro appartenenza al sistema produttivo locale e alla gestione di alcuni servizi strategici

L’emergenza del coronavirus ha inciso sulla quotidianità di ogni nostro comportamento personale e collettivo. Di aviazione se ne è parlato soprattutto perché alcuni hanno approfittato dell’occasione per enfatizzarne l’impatto ambientale (2.7% del totale delle emissioni mondiali), forse perché simbolo di un certo tipo di sviluppo socioeconomico mondiale. Si dimentica facilmente, forse per ignoranza (nel senso del non sapere), che ancora in febbraio di quest’anno ogni giorno nel mondo volavano 10 milioni di persone trasportati da 100'000 voli di linea ad un costo irrisorio tutti pagati dal passeggero, a differenza delle modalità terrestri. Questa peculiarità del trasporto aereo ha aperto a gran parte della popolazione la possibilità di conoscere gli angoli più remoti della terra e ciò a scopo turistico, professionale o famigliare. Merita attenzione il fatto che la mobilità aerea trasporta in Svizzera il 40% dei turisti stranieri e assicurano un terzo delle esportazioni verso il mondo.

La rete degli aeroporti ticinesi come ha attraversato questi due mesi ?

La chiusura delle attività di volo negli aeroporti ticinesi è stata decretata, più che dalle decisioni dell’Autorità sanitaria cantonale, dal blocco deciso dalla Confederazione, delle scuole di volo civili e dal sostanziale azzeramento dei voli business e turistici. L’aspetto forse più percepito in Ticino è stata la mancanza degli elicotteri civili che assicurano, specie in questi mesi primaverili, il trasporto dei materiali del settore edile e forestale. A differenza di diversi settori economici che hanno chiuso tutto nel senso letterale del termine gli aeroporti di Lugano e Locarno, proprio perché sono vere e proprie aziende multifunzionali, hanno sempre dovuto assicurare i servizi base: i voli di soccorso della REGA, la disponibilità immediata del servizio di spegnimento incendi (emergenza passata in second’ordine) garantita dagli elicotteri civili e poche attività di trasporto aereo particolarità. Basti pensare, per esempio, alla gestione dei carburanti in caso di incendio dove l’impiego in contemporanea di pochi elicotteri richiede la disponibilità in loco di migliaia di litri che in pochissimi giorni utilizzano le capacità di stoccaggio di un aeroporto, capacità che vanno ripartiti anche con la REGA (Locarno: elicotteri e Lugano/Agno: jet ambulanza) ed altri voli prioritari.

Il settore della manutenzione avrebbe potuto lavorare senza interruzioni in quanto la distanza sociale tra i vari operatori negli hangar è una costante per il semplice motivo che la dimensione di aerei ed elicotteri li separa. Purtroppo le misure d’urgenza imposte dall’Autorità sanitaria non hanno percepito questa peculiarità e non si è nemmeno “andati in piazza” a protestare come hanno fatto alcune categorie fors’anche meno importanti dal profilo generale. In sintesi con il COVID gli aeroporti ticinesi hanno fattualmente dimostrato la loro appartenenza al sistema produttivo locale e alla gestione di alcuni servizi strategici. La chiusura dei ristoranti aeroportuali che, non solo in Ticino, sono meta di residenti e turisti, ha rafforzato l’imbarazzante silenzio che nelle aree urbane era perlomeno mosso da qualche servizio d’emergenza.


E come uscirà da questa situazione il sistema aeroportuale ticinese ?

Evidentemente la decisione della città di Lugano e del Cantone di porre in liquidazione la Lugano Airport SA è stata solo in parte influenzata dal COVID che ha solo accelerato il passaggio della gestione ai privati deciso lo scorso autunno dai due legislativi nel progetto della seconda ricapitalizzazione del gestore. La sfida per il sistema aeroportuale cantonale sarà simile a quella di tanti altri settori economici dove le varie scuole di volo attive in Ticino potranno cogliere l’opportunità data dal fatto che nel loro bacino di influenza non tutti i concorrenti saranno ancora presenti. Un altro settore, dove come nel turismo terrestre le destinazioni concorrenti si stanno muovendo, è quello dei voli sportivi e di svago che potrebbero anche aumentare perché la tipologia di questi piloti potrebbe tornare a rivisitare i cinquanta aeroporti svizzeri dove quelli ticinesi hanno la particolarità e l’attrattività del volo alpino nella sua vera espressione. Ed è passata sottotraccia la ormai prossima partenza della nuova gestione civile dell’exaerodromo militare di Lodrino che porrà priorità sugli elicotteri e, primo aeroporto svizzero, sui droni cioè una delle nuove frontiere della tecnologia aeronautica mondiale. Nuove opportunità per gli aeroporti ticinesi ! Fra dieci anni sarà interessante vedere dove gli aeroporti ticinesi, i loro utilizzatori e l’industria aeronautica cantonale, che ora impiegano quasi un migliaio di collaboratori, si saranno ritagliati i loro spazi di mercato.

 

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