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LA GUERRA IN UCRAINA
09.12.22 - 21:29

Putin parla di accordo, ma attacca gli Usa

Il presidente russo allude a nuove aperture, criticando però il presunto colonialismo occidentale. Incontri diplomatici a Istanbul

Ansa, a cura di Red.Estero
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(Keystone)

"Alla fine bisognerà arrivare a un accordo" per mettere fine al conflitto in Ucraina. Le parole di Vladimir Putin arrivano proprio nel giorno in cui inviati americani e russi tornano a incontrarsi a Istanbul. Anche se a smorzare eccessivi entusiasmi il leader russo aggiunge un ‘ma’: il problema, dice il presidente, è la mancanza di fiducia con le controparti occidentali, che hanno trasformato l’Ucraina in "una colonia" e sfruttano gli ucraini come "carne da macello" contro la Russia.

Putin ha approfittato di una conferenza stampa a Bishkek, in Kirghizistan, al termine di un vertice dell’Unione economica euroasiatica che riunisce diversi Paesi ex sovietici, per fare anche il punto sulla risposta della Russia al price cap occidentale sul suo petrolio esportato via mare. La reazione potrebbe comprendere, ha detto, una riduzione della produzione di greggio, oltre al rifiuto già annunciato di venderlo ai Paesi che applicano il limite al prezzo. Una decisione che comunque, a suo dire, non avrà alcun impatto sull’economia di Mosca, che già vende il suo petrolio Urals intorno ai 60 dollari impostI come tetto dagli occidentali.

‘Persistono problemi’

Putin ha anche ammesso che "persistono problemi logistici" nell’operazione militare in Ucraina, a partire da quelli di approvvigionamento delle truppe al fronte. Mentre sui negoziati ha affermato che la Russia è "aperta" a una soluzione diplomatica. Ma c’è "una questione di fiducia, che è prossima allo zero". Quanto al nuovo incontro Russia-Usa, da Istanbul i dirigenti di Mosca hanno fatto a gara per sminuire l’importanza di questo e dei tanti altri colloqui intercorsi negli ultimi mesi tra ministri della Difesa, consiglieri per la sicurezza nazionale e capi dell’Intelligence esterna dei due Paesi. "Non abbiamo parlato di Ucraina" sono ormai le parole d’ordine usate dopo la notizia di ogni discussione. Nella città turca gli inviati americani e russi avrebbero invece affrontato questioni "spinose" nei rapporti bilaterali, quali la concessione di visti, scambi diplomatici e il funzionamento delle rispettive sedi diplomatiche, ha detto una fonte all’agenzia Tass. Senza spiegare perché ci fosse bisogno di andare fino in Turchia per affrontare questi argomenti. Ma Mosca insiste con questa versione, con il vice ministro degli Esteri Serghei Ryabkov che anzi ha denunciato lo stato "grave e deplorevole" delle relazioni con Washington.

Quel che è certo è che la Turchia si conferma come il solo Paese in grado di fare da mediatore tra Mosca da una parte e Ucraina e Occidente dall’altro, nonostante l’appartenenza di Ankara alla Nato e gli aiuti militari forniti a Kiev. Se n’è avuta conferma oggi, quando il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha fatto sapere che domenica parlerà con Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dopo la denuncia di quest’ultimo secondo cui "la Russia tenta deliberatamente di rallentare le esportazioni" di grano dai porti dell’Ucraina. Lo stesso Erdogan ha anche trovato il modo di condannare quelle che ha definito le "politiche irrazionali" contro la Russia, pur ribadendo di volere "difendere fermamente l’integrità territoriale dell’Ucraina".

LO SCAMBIO

Mosca voleva negoziare un secondo rilascio

Mosca voleva il rilascio di un secondo prigioniero russo, nelle mani della giustizia tedesca, per liberare anche l‘ex marine Paul Whelan insieme alla star del basket femminile Usa Brittney Griner. Lo rivela il New York Times nel giorno del ritorno in patria della cestista, dopo lo scambio con il famigerato trafficante d’armi russo Viktor Bout, accolto a Mosca come un eroe. Di fronte all’insistenza di Washington per riavere entrambi i prigionieri americani, Mosca aveva preteso il rilascio di Vadim Krasikov, condannato all’ergastolo in Germania per aver ucciso alla luce del giorno un militante ceceno in un parco di Berlino, per conto dell’intelligence russa. L’amministrazione Biden aveva anche provato a sondare le autorità tedesche ma non è rimasta sorpresa quando si è sentita rispondere ’no’, anche di fronte ad altre contropartite. Ora Putin si è detto aperto a nuovi possibili scambi di prigionieri ("è una questione di colloqui e di ricerca di un compromesso") e la Casa Bianca ha risposto che è pronta a "lavorare attivamente attraverso i nostri canali", ammonendo però che "ciò che conta sono le azioni, non le parole".

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