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05.12.22 - 23:20

Scioperi e proteste in Iran, ‘impiccheremo i rivoltosi’

I Pasdaran promettono il pugno di ferro contro i manifestanti. Solidarietà a chi scende in strada in 40 città da parte dei negozianti

Ansa, a cura di Red.Estero
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Tanti negozi chiusi a Teheran per solidarietà con i manifestanti (Keystone)

Nessuna pietà per i manifestanti. Teheran manderà "presto" al patibolo chi è stato condannato per aver preso parte alle proteste che infiammano il Paese da quasi tre mesi, mentre le forze dell’ordine "non esiteranno a fronteggiare duramente i rivoltosi" fino a "sconfiggere il fronte unito dei nemici": il monito arriva dalle famigerate Guardie della rivoluzione, mentre il mondo è sempre più scettico sul controverso annuncio dell’abolizione della polizia morale. File di blindati già pronti, parcheggiati nei cortili delle scuole pubbliche, compaiono nei video pubblicati su internet dagli attivisti ma nemmeno le nuove minacce del regime degli ayatollah sono riuscite a fermare la protesta divampata dopo la morte di Mahsa Amini, la 22enne uccisa a bastonate il 16 settembre a Teheran perché non portava il velo in modo corretto.

In 40 città del Paese, tra cui la capitale, molti negozi e mercati hanno tenuto le serrande abbassate e i lavoratori di alcune fabbriche hanno incrociato le braccia. È solo il primo dei tre giorni di scioperi e manifestazioni convocati dagli attivisti che vogliono destabilizzare le fondamenta della Repubblica islamica. L’iniziativa andrà avanti fino a mercoledì, quando in Iran si celebra ‘la giornata dello studente’ e in uno degli atenei del Paese è in programma un discorso del presidente ultraconservatore Ebrahim Raisi.

Contro Khamenei

Il leader iraniano, assieme alla Guida suprema Ali Khamenei, è stato già duramente contestato in questi mesi dagli universitari, che continuano a protestare con sit-in mentre gli attivisti sui social promettono che presto arriverà "il giorno del giudizio della Repubblica islamica", denunciando limitazioni all’uso di internet sempre più stringenti. Le imminenti impiccagioni per alcuni dei manifestanti arrestati annunciate dalla magistratura arrivano dopo che nei giorni scorsi Amnesty International aveva denunciato il rischio di condanna a morte per 28 manifestanti catturati, tra cui tre minorenni.


Ali Khamenei (Keystone)

Un timore accresciuto dai dati sulla pena capitale in Iran: secondo l’ong Iran Human Rights, con sede a Olso, dall’inizio dell’anno almeno 504 persone sono già state "giustiziate" per diversi reati. A rischiare il patibolo c’è anche il rapper Toomaj Salehi, detenuto per il contenuto dei suoi brani musicali e per aver appoggiato la protesta con commenti sui social media. Il mondo della cultura ha sostenuto le dimostrazioni fin dall’inizio e almeno 40 persone impiegate nel cinema e nel teatro sono state arrestate mentre 150 hanno subito restrizioni, tra convocazioni o divieti a lasciare il Paese.

Giallo sull’abolizione della polizia morale

Per il momento resta poi ancora senza conferme ufficiali l’abolizione, annunciata ieri da un magistrato, della polizia morale, lo stesso organo che aveva messo in custodia Mahsa Amini. Secondo molti osservatori, si tratterebbe solo di un ridispiegamento degli agenti in altre unità, che continuerebbero a reprimere quelle libertà di usi e costumi cui i giovani iraniani anelano. Dubbi sono stati espressi anche dal governo tedesco e dall’amministrazione Usa, secondo cui al momento "nulla indica" che il regime abbia intenzione di migliorare la condizione delle donne. "Vedremo se la scelta di sciogliere la polizia morale sia la verità, se fosse vero sarebbe un messaggio positivo, ma aspettiamo", è stato il commento prudente del ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha ribadito la condanna delle "violenze nei confronti delle donne e della popolazione civile".

Ad alimentare le perplessità sull’annuncio del procuratore generale Mohammadjafar Montazeri c’è anche la presa di distanza della polizia regolare di Teheran. "Fareste meglio a chiedere a lui perché l’ha detto", ha dichiarato il portavoce, aggiungendo che "non è ancora il momento di parlare di hijab". Un’ulteriore stretta sull’uso del velo sembra infatti essere all’orizzonte. "Il prezzo da pagare per chi non lo porterà si alzerà", ha avvertito il deputato Hossein Jalali parlando del nuovo provvedimento a riguardo che sarà approvato nelle prossime settimane. Intanto il regime torna a puntare il dito contro l’Occidente: "Ogni abuso sugli sviluppi interni dell’Iran che punti a esercitare pressione politica è inaccettabile", ha fatto sapere il ministero degli Esteri definendo "illegale" la richiesta di espellere l’Iran, su proposta americana, dalla Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne.

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