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la guerra in ucraina
01.12.22 - 21:16

“La Nato non entrerà nel conflitto”

Mosca accusa l’Alleanza: ‘Ci fanno la guerra’. Stoltenberg risponde seccamente. Macron spinge per un negoziato: ‘Lo ritengo possibile’

Ansa, a cura di Red.Estero
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Jens Stoltenberg (Keystone)

C’è un importante esponente nell’amministrazione americana con il quale la Russia sarebbe disposta a negoziare per trovare una soluzione al conflitto ucraino: John Kerry, un politico che ha già dato prova di essere capace di "un dialogo rispettoso". A dirlo è il ministro degli Esteri di Mosca, Serghei Lavrov, che con Kerry ha avuto una lunga frequentazione ai tempi in cui era segretario di Stato, e Russia e Usa erano contrapposti in un’altra guerra, quella in Siria.

Oggi invece gli Usa e la Nato combattono direttamente in Ucraina contro la Russia, lamenta Lavrov, che chiama in causa anche l’Italia. L’addestramento militare degli ucraini viene effettuato sul territorio di "Regno Unito, Germania, Italia e altri Paesi della Nato", afferma il capo della diplomazia russa in una conferenza stampa di due ore e mezza dedicata in gran parte a denunciare quella che ha definito l’aspirazione dell’Alleanza atlantica al "dominio globale". Non solo, l’addestramento viene curato da "centinaia di istruttori occidentali" direttamente sul terreno in Ucraina, dove inviano anche un gran numero di mercenari e di agenti dell’intelligence per indicare ai "battaglioni nazisti" ucraini gli obiettivi da colpire.

La risposta

Niente di tutto questo, risponde Jens Stoltenberg. "La Nato non è un parte del conflitto, non ci lasciamo trascinare nel conflitto da Putin", assicura il segretario generale, affermando invece che "il compito" dell’Alleanza "è sostenere l’Ucraina ed evitare un’escalation che vada oltre l’Ucraina" perché se la Russia vincesse "questo incoraggerebbe altri regimi autoritari a usare gli stessi mezzi". Sul terreno a fare notizia continua a essere l’offensiva - tutto sommato ancora limitata - delle truppe russe e dei suoi alleati del Donetsk e del Lugansk, appoggiati dai miliziani della Wagner e dai ceceni di Ramzan Kadyrov, nella regione orientale del Donbass.

Il ministero della Difesa di Mosca ha detto che un altro villaggio, quello di Kurdyumovka, è stato conquistato nelle ultime ore nella regione di Donetsk, dopo che il giorno prima gli ucraini avevano perso quelli di Andreevka, Belogorovka e Pershe Travnya. L’obiettivo, secondo Kiev e gli occidentali, è la cattura di Bakhmut, città di oltre 70.000 abitanti che però secondo diversi analisti militari non avrebbe dal punto di vista strategico un valore pari alle pesanti perdite che i russi potrebbero subire per conquistarla.


Vladimir Putin osserva con addosso una divisa militare (Keystone)

Si potrebbe quindi trattare più di una preda simbolica, per segnare il riscatto di Mosca dopo l’arretramento a cui è stata costretta fra settembre e ottobre nella vicina regione di Kharkiv e poi anche in quella di Donetsk con la perdita di Lyman. Intanto si registra un nuovo scambio di prigionieri, con 50 liberati per parte. Ma al momento i negoziati sembrano limitarsi a questo. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, in visita a Pechino, ha detto di aver chiesto al presidente cinese Xi Jinping di "far leva sulla sua influenza per porre fine alla guerra della Russia all’Ucraina".

L’asse franco-americano

Da Washington Emmanuel Macron si è detto sicuro che un tavolo negoziale con Putin "è ancora possibile". Ma Lavrov lamenta che, nonostante gli annunci pubblici del presidente francese di voler parlare con quello russo, non si è ancora fatto vivo. Da parte del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani poi ci sono state delle "dichiarazioni", ma non "proposte concrete". Quanto all’iniziativa vaticana, il ministro degli Esteri russo è tornato sulle parole del Papa relative alla particolare crudeltà dei soldati ceceni e buriati in Ucraina. Lavrov le ha definite "dichiarazioni non cristiane" che "non aiutano a rafforzare l’autorità dello Stato pontificio". L’unico a salvarsi nel giudizio di Mosca è dunque Kerry. L’attuale inviato presidenziale Usa per il clima capisce, ha detto Lavrov, che "i negoziati dovrebbero puntare non a sopprimere il nemico ma a raggiungere risultati attraverso un dialogo rispettoso". "Ci siamo incontrati più di 50 volte", ha sottolineato il ministro russo, definendo "John una persona sinceramente interessata ai risultati e pronta a risolvere i problemi insieme". Quanto invece all’annuncio della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sul piano di creare un tribunale davanti al quale la Russia dovrebbe rispondere delle sue azioni in Ucraina, Mosca lo liquida senza troppe parole. Sono solo tentativi che "non hanno legittimità", afferma il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.

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