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31.08.22 - 16:35
Aggiornamento: 16:51

Riyad spera di attirare i turisti europei attenti al borsellino

L’Arabia Saudita vuole guadagnare dal turismo. Il Paese ha ora puntato sui viaggiatori economici europei.

di Sophie Blonk
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archivio Keystone

I turisti europei che cercano di spendere pochi soldi per un volo finiscono spesso negli stessi posti: le spiagge di Ibiza, Turchia e Bulgaria sono da anni popolari tra i viaggiatori attenti al budget. Dalla fine di quest’anno, però, potranno ampliare i loro confini. Almeno, l’Arabia Saudita spera che sia così.

La compagnia aerea economica ungherese Wizz Air volerà presto da undici città europee verso gli aeroporti sauditi di Riyad, Jeddah e Dammam. Lo ha annunciato l’Autorità del Turismo Saudita.

Il quadro strategico ‘Saudi Vision 2030’

I biglietti più economici sono venduti a 55 euro, molto meno delle centinaia di euro che le altre compagnie aeree chiedono per il viaggio. I primi voli, da Budapest e Bucarest, partiranno la prossima settimana. Seguiranno città come Roma, Vienna e Larnaca. Per ora, dalla Svizzera non sono previsti voli.

L’Arabia Saudita, una monarchia assoluta, ha aperto le porte ai turisti stranieri solo pochi anni fa. Prima di allora, i visti erano riservati principalmente agli impresari, agli espatriati e ai pellegrini. Dal lancio di "Saudi Vision 2030", il piano per rendere l’economia saudita meno dipendente dall’industria petrolifera, il turismo è stato al centro dell’attenzione.

Tutt’altro che uno Stato di diritto

Il Paese spende milioni in campagne pubblicitarie estere, che si concentrano su resort di lusso sul Mar Rosso, siti storici come Madain Saleh, l’antica città rupestre dei Nabatei, e megaprogetti incompiuti come The Rig, un luogo di festa con hotel e parco divertimenti su una piattaforma petrolifera. C’è chi pensa che queste iniziative sarebbero utilizzate dallo Stato saudita per ripulire l’immagine del Paese e distogliere l’attenzione dalle violazioni dei diritti umani, come la detenzione arbitraria di attivisti e minoranze e i bombardamenti sauditi sullo Yemen.

L’Arabia Saudita è cambiata radicalmente negli ultimi anni. Le donne ne sono le principali beneficiarie. Mentre prima erano cittadine di seconda classe, ora possono gestire aziende, suonare in gruppi musicali, guidare, richiedere il passaporto senza un garante maschile e utilizzare gli stessi ingressi degli uomini nei ristoranti e nei caffè, solo per citare alcuni esempi. Si tratta di passi nella giusta direzione. Ma la nuova libertà ha anche i suoi limiti. «L’Arabia Saudita è tutt’altro che uno Stato di diritto che rispetta e sostiene i diritti umani», ci spiega Anita Streule, coordinatrice regionale per il Medio Oriente di Amnesty International Svizzera.

«Da quando il principe ereditario Mohammed bin Salman, figlio dell’attuale re Salman e primo ministro nonché ministro della Difesa dell’Arabia Saudita, è al potere (dal 2017, ndr) la repressione è in realtà aumentata». Si ricordi Raif Badawi, blogger e attivista saudita nel frattempo scarcerato, che era stato arrestato il 17 giugno 2012 e condannato nel 2014 a dieci anni di carcere, a una multa dell’equivalente di 250’000 euro e a 1’000 colpi di bastone. Si tratta di una punizione per aver offeso l’Islam in un dibattito su un forum online.

Riforme incoerenti rispetto alle condizioni degli attivisti

Le riforme avviate sono in netto contrasto con la condizione degli attivisti dei diritti umani nel Paese. «Nonostante l’apparente apertura del Paese e la presunta modernizzazione, molti difensori dei diritti umani non hanno la libertà di esprimersi e rimangono nelle carceri saudite, dove talvolta rischiano la pena di morte», ricorda Streule. «Il miglioramento nel rispetto dei diritti umani è un’apertura sociale regolamentata, ovvero imposta dall’alto, in cui le iniziative dal basso non vengono accettate».

‘I turisti dovrebbero fare attenzione al whitewashing’

Amnesty International Svizzera sensibilizza sulla condizione dei diritti umani in Arabia Saudita. «Un turista che vuole fare un viaggio in questo Paese deve considerare personalmente se è opportuno sceglierla come meta. Potrebbe chiedersi se vuole essere parte di questa campagna di ‘whitewashing’, termine utilizzato per descrivere un tentativo deliberato di nascondere fatti spiacevoli o incriminanti, oppure in che modo viaggiare nel Paese senza contribuire finanziariamente alle strutture che infrangono i diritti umani. Dal canto di Amnesty è apprezzato che si rifletta sulla possibile doppia morale di intraprendere un viaggio verso questa meta», precisa Streule.

Fatto sta che «l’immagine del Paese beneficia della sua presunta modernizzazione e il turismo attratto contribuisce a diversificare l’economia dal petrolio», afferma la coordinatrice. Le ingenti somme investite nelle campagne turistiche sembrano avere un effetto. Secondo il World Travel and Tourism Council britannico, il settore turistico saudita crescerà di almeno l’11% nei prossimi dieci anni. Il governo saudita ha annunciato di voler assistere a una "rinascita" del settore e si sta impegnando a fondo.

La Coppa del Mondo in Qatar: un’occasione anche per il turismo in Arabia Saudita

Il Paese intende anche sfruttare la Coppa del Mondo di calcio nel vicino Qatar per invogliare i tifosi ad attraversare il confine. Chiunque abbia un biglietto per una partita può facilmente ottenere un visto di due mesi per l’Arabia Saudita, ha annunciato questa settimana il Ministero degli affari esteri.

È possibile che alcuni tifosi debbano comunque recarsi in Arabia Saudita, poiché in Qatar potrebbero non esserci abbastanza camere d’albergo per ospitare tutti. Le autorità del Qatar hanno già annunciato l’introduzione di voli navetta giornalieri durante la Coppa del Mondo per consentire ai tifosi di spostarsi tra gli hotel in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait e gli stadi di calcio in Qatar.

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