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24.08.22 - 21:45

Ucraina, strage in stazione, almeno 15 morti

A Kiev festeggiamenti in tono minore per i 31 anni dell’indipendenza della nazione

Ansa, a cura di Red.Web
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Dmytro Kuleba (da twitter)

L’Ucraina ha celebrato i 31 anni della sua indipendenza in tono minore, per il timore di un attacco eclatante dei russi, ma il messaggio lanciato al nemico è stato tutt’altro che dimesso.

"Ci batteremo fino alla fine, senza nessun compromesso", ha scandito il presidente Volodymyr Zelensky rivolgendosi alla nazione. Incassando il rinnovato sostegno di tutti i leader occidentali, a partire dal premier britannico Boris Johnson, che è volato a Kiev a sorpresa. La tanto temuta provocazione russa, almeno sulla capitale, non c’è stata. Ma una strage si è consumata per un attacco missilistico russo ad una stazione ferroviaria nella regione di Dnipropetrovsk.

E da Washington sono arrivati segnali che potrebbero aprire le porte ad un’ulteriore escalation del conflitto: Mosca starebbe infatti preparando "referendum farsa" in tutte le zone ucraine occupate, e già in settimana potrebbe annunciare i primi.

Il centro di Kiev, nella giornata dell’anniversario che è coincisa con il sesto mese di guerra, non ha ospitato la tradizionale parata militare, per motivi di sicurezza, perché le autorità hanno vietato gli assembramenti pubblici.

Le celebrazioni hanno avuto comunque un significato importante, di cui Zelensky si è fatto portavoce. "Per noi - ha assicurato il presidente in un video-intervento con il monumento per l’indipendenza sullo sfondo - l’Ucraina è l’intera Ucraina, tutte e 25 le regioni, senza concessioni o compromessi. Non importa che esercito abbiate, ciò che conta è la nostra terra e lotteremo per questo fino alla fine".

Come nel 2014

La sfida al presidente russo Vladimir Putin, quindi, è lanciata, anche per i territori che lo zar ritiene irrinunciabili, come la Crimea e il Donbass. Tanto che a Mosca, secondo il portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby, si sta lavorando ad una serie di "referendum farsa" non solo nel Donetsk e nel Lugansk ma anche a Kherson, Zaporizhizhia e Kharkiv. Repliche del voto organizzato in Crimea nel 2014, che ne sancì l’annessione alla Russia.

La festa dell’indipendenza per Zelensky è stata l’occasione per ricevere il rinnovato sostegno dei principali alleati della Nato, da Joe Biden a Emmanuel Macron e Olaf Scholz, per l’Italia da Sergio Mattarella e Mario Draghi (il capo dello Stato ha definito "legittima la resistenza" di Kiev "alla brutale aggressione russa"). Boris Johnson si è spinto oltre, facendo visita al collega in mimetica. Il premier britannico dimissionario, unico leader a volare in Ucraina per tre volte dall’inizio della guerra, ha assicurato che anche chi gli succederà a Downing Street resterà al fianco di Kiev.

"Credo che l’Ucraina possa vincere e che vincerà", ha affermato, promettendo altri aiuti militari da 66 milioni di dollari, che includono droni di ultima generazione e sistemi per il lancio di missili. Ben più ingente il nuovo pacchetto di aiuti stanziato dagli Stati Uniti: quasi 3 miliardi di dollari. "La più grossa tranche di assistenza alla sicurezza finora fornita", ha ricordato Biden.

A Kiev la giornata è trascorsa senza attacchi, anche se nella capitale hanno risuonato diverse volte le sirene d’allarme. A Mosca i media hanno scelto di non dare troppo risalto all’anniversario, insistendo piuttosto sulle accuse al nemico di "crimini" contro i civili. Tutto il contrario di quanto stanno facendo i russi, è la versione del ministro della Difesa Serghiei Shoigu, secondo cui "l’offensiva è stata rallentata di proposito per evitare vittime" tra la popolazione, conducendo attacchi "di precisione" su "infrastrutture militari".

Le bombe non si fermano

Le bombe russe in ogni caso hanno continuano a cadere. In serata è stato lo stesso Zelensky ad annunciare la strage alla stazione di Chaplyne, nell’oblast di Dnipropetrovsk: almeno 15 le persone rimaste uccise e 50 quelle ferite. Nel mirino di Mosca il sud e il Donbass, da Kharkiv e Dnipro, fino a Zaporizhzhia.

Le autorità locali ucraine hanno denunciato che sono state colpite le infrastrutture della città che ospita la centrale nucleare e un dipendente dell’impianto sarebbe stato ucciso da un colpo di mortaio mentre era a bordo di un taxi.

La situazione tesa intorno alla più grande centrale d’Europa è stata tra i temi al centro di una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Zelensky nel suo discorso da remoto ha affermato che i raid del nemico su Zaporizhzhia "mettono l’Europa sotto la minaccia delle radiazioni e Mosca deve porre fine" al ricatto nucleare.

L’ambasciatore russo al Palazzo di Vetro, Vassily Nebenzia, ha ribaltato l’accusa, sostenendo che alcuni attacchi sono stati condotti con armi americane. Le speranze a questo punto sono più che mai legate ad un’ispezione a breve dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), dopo il via libera di Putin. Secondo il direttore dell’agenzia atomica internazionale, Rafael Grossi, la visita sarebbe "imminente".

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