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22.08.22 - 20:49

Gli 007 russi: ‘sappiamo chi è stato’

Darya Dugina sarebbe stata uccisa da un’agente dei servizi segreti ucraini poi fuggita in Estonia. Ma la versione solleva più di un interrogativo.

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Adesso non sono più solo qualche leader filorusso del Donbass o media di Mosca vicini al Cremlino. Ad accusare direttamente Kiev dell’uccisione di Darya Dugina sono i servizi segreti russi, che puntano il dito contro quelli ucraini fornendo anche il nome della presunta sicaria, Natalya Vovk, una donna ucraina di 43 anni che si sarebbe fatta accompagnare nella missione dalla figlia dodicenne e sarebbe poi fuggita in Estonia.

L’uccisione della Dugina è «un crimine vile e crudele», ha affermato in un messaggio alla famiglia il presidente Vladimir Putin, mettendo in risalto le attività di reporter di guerra e opinionista che avevano visto anche la 29enne figlia del filosofo ultranazionalista Alexander Dugin distinguersi per il suo sostegno alla cosiddetta operazione militare speciale in Ucraina. E che quindi potrebbero averla trasformata in un bersaglio al pari del padre, che secondo le prime testimonianze era la vittima predestinata ma si sarebbe salvato per aver deciso all’ultimo momento di non salire sull’auto guidata dalla figlia. Questo, almeno, quanto sembrano suggerire i servizi russi nella loro ricostruzione.

Dopo due giorni anche Dugin ha rotto il silenzio, parlando di «attacco terroristico compiuto dal regime nazista ucraino» ed affermando che la risposta non può limitarsi a una vendetta, ma deve portare alla «Vittoria», con la V maiuscola.

L’Fsb, il servizio di sicurezza federale, ha annunciato così di aver ‘risolto’ il caso a meno di 48 ore dall’esplosione che sabato sera è costata la vita alla Dugina su un’autostrada ad ovest di Mosca, mentre rientrava da sola nella capitale alla guida di una Toyota Land Cruiser dopo aver assistito nella tenuta di Zakharovo ad un intervento del padre in una conferenza dedicata alle tradizioni. "Il crimine è stato preparato e commesso dai servizi di sicurezza ucraini", ha affermato nel comunicato l’Fsb. In particolare da un’agente donna di nome Natalya Vovk, arrivata in Russia il 23 luglio con la figlia, Sofia Shaban. E fuggita subito dopo l’attentato in Estonia attraverso la regione russa di Pskov. Le autorità di Vilnius hanno sottolineato di non aver ancora ricevuto alcuna richiesta di estradizione da Mosca.

Con la figlia in un appartamento a Mosca

Secondo la ricostruzione fornita dai servizi russi, la Vovk e sua figlia sarebbero arrivate in Russia a bordo di una Mini Cooper alla quale sarebbero state applicate tre targhe diverse: la prima della Repubblica di Donetsk, per varcare il confine, la seconda del Kazakhstan, usata a Mosca, e la terza dell’Ucraina per uscire dal Paese. "Per organizzare l’uccisione della Dugina e raccogliere informazioni sulle sue abitudini di vita", aggiunge l’Fsb, la Vovk "ha affittato un appartamento a Mosca vicino a dove viveva la vittima". Infine, la sera stessa dell’attentato, la donna e la figlia avrebbero partecipato alla conferenza di Zakharovo. E pochi minuti dopo che l’auto della Dugina era partita, l’agente ucraina avrebbe azionato a distanza la carica esplosiva posta sotto il sedile di guida. Fonti della sicurezza citate dalla Tass ipotizzano che la bambina potrebbe essere stata usata dalla madre per piazzare l’ordigno.

Le mosse di Natalya Vovk sarebbero state ricostruite passo passo da varie telecamere di sorveglianza e parte delle immagini sono state diffuse dall’Fsb. La donna appare in primo piano durante le ispezioni della polizia di frontiera alla sua auto all’entrata e all’uscita dalla Russia e mentre, secondo le stesse fonti, cerca di entrare in un condominio di Mosca dove risiedeva la Dugina. Fin qui le notizie ufficiali, ma sui canali Telegram abbondano altre presunte informazioni e ricostruzioni. Un gruppo di hacker russi, RaHDit, ha affermato per esempio che la Vovk appartiene al battaglione ucraino Azov e ne ha pubblicato anche il presunto tesserino militare, ma le autorità di Mosca non hanno confermato tale ipotesi. E il battaglione ucraino ha fatto sapere di non avere nulla a che fare con la donna.

‘Niet’ a una soluzione diplomatica

L’Unione europea vuole addestrare l’esercito di Kiev nei Paesi vicini e fa infuriare Mosca. Nel 180esimo giorno di guerra, è stato l’Alto rappresentante della politica estera dell’Ue Josep Borrell ad annunciare che l’avvio di una grande operazione di addestramento per le forze armate ucraine nei Paesi vicini verrà discusso già la prossima settimana alla riunione informale dei ministri della Difesa Ue a Praga. «Spero che venga approvata», ha auspicato.

A Mosca sono andati su tutte le furie. Il primo commento al vetriolo è stato affidato alla portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova: «Bisogna dire le cose come stanno: l’Unione europea allestirà dei campi per addestrare terroristi e i militanti neonazi del regime di Kiev. Anche cento anni fa gli europei non capirono subito cosa fosse il fascismo. Poi hanno capito ma era troppo tardi», ha aggiunto con il consueto sarcasmo.

Ad incupire ulteriormente la giornata ci ha pensato Gennady Gatilov, rappresentante della Russia presso l’Onu a Ginevra, che ha escluso una soluzione diplomatica per porre fine alla guerra e colloqui diretti Putin/Zelensky, sui quali anche lunedì ha insistito Erdogan offrendo la Turchia come sede. Mosca e Kiev, ha detto Gatilov al ‘Financial Times’, sono state "molto vicine" a un accordo in aprile, ma gli Stati Uniti e la Nato hanno spinto l’Ucraina ad abbandonare i colloqui: "Ora non vedo alcuna possibilità di contatti diplomatici. E più il conflitto va avanti, più difficile sarà trovare una soluzione diplomatica".

Sul terreno, è altissima la tensione in tutte le città ucraine in vista dell’anniversario dell’Indipendenza, il 24 agosto. Il presidente Volodymyr Zelensky ha lanciato l’allarme, dicendo di temere appunto azioni «terribili e particolarmente crudeli».

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