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17.08.22 - 17:23
Aggiornamento: 17:43

Secca del Po, ‘il peggio è passato, ma ora si deve agire’

Lo afferma Alessandro Bratti, segretario generale dell’Autorità distrettuale del Fiume Po: ‘Interventi strutturali non più procrastinabili’

Ansa / Ats, a cura di Red.Web
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Keystone
Il peggio dovrebbe essere passato

Nel quadro di drammatica siccità che quest’estate ha colpito il Po, il periodo più difficile dovrebbe essere alle spalle ma il sollievo non è che temporaneo perché emergenze di questo tipo non sono più eccezione ma ‘ordinarietà’.

Ne è convinto Alessandro Bratti, neo segretario generale dell’Autorità distrettuale del Fiume Po (AdbPo-MiTe), che fa il punto sulla grande sete del Po e rilancia con la necessità di interventi strutturali non più procrastinabili. E non solo. C’è bisogno che ogni territorio faccia la sua parte, con un’Autorità che magari abbia dei poteri regolatori più puntuali.

I nuovi dati sullo stato idrogeologico del Po arriveranno fra una settimana, ma le ultime rilevazioni dell’Osservatorio indicavano un miglioramento. Con livelli delle portate tornate sui minimi storici del periodo e il cuneo salino – l’intrusione dell’acqua del mare nel Delta – arretrato di 5-6 chilometri rispetto alla quota record dei 40 raggiunti.

"Buone notizie", commenta all’Ansa Bratti, fresco di nomina dal MiTe, "che ci fanno sperare che il peggio sia alle spalle, ma non devono farci dimenticare la necessità di interventi più strutturali". Come nuovi invasi, barriere anti sale, progetti per il riutilizzo delle acque. Tuttavia, sottolinea, occorre anche dare all’Autorità di bacino più poteri. "Il tema principale è quello della gestione delle acque. Il problema a volte non è che l’acqua manca, ma che chi ce l’ha non te la dà".

Questa è stata una delle criticità più evidenti della crisi innescata quest’anno dalla siccità. Più volte l’Autorità nelle settimane da bollino rosso aveva invocato uno spirito solidaristico tra enti e comunità per non far mancare all’assetato Po il suo deflusso minimo vitale, una portata che – seppur minima – garantisce sopravvivenza all’habitat e a ciò che vi ruota intorno: agricoltura, industrie, idroelettrico, approvvigionamento idrico potabile.

Richieste che non tutti hanno accolto. "C’è quindi da lavorare molto con il Ministero anche per rafforzare il ruolo regolatorio dell’Autorità di distretto", afferma Bratti, perché se le indicazioni date vengono ignorate "si rischia anche di andare incontro a sanzioni dall’Europa".

Insomma "il periodo più difficile è alle spalle ma solo temporaneamente, perché non credo che quello che abbiamo vissuto quest’anno sia eccezionale – avverte Bratti –. Penso diventerà l’ordinarietà". Con tutti i timori legati al comparto produttivo, dall’idroelettrico a poli come quello chimico del Ferrarese. Le regioni del bacino del Po "sono quelle da cui passa il 45% dell’economia dell’intero Paese".

Gli effetti del cambiamento climatico richiedono risposte: "Adesso i temi saranno d’estate la siccità e in autunno il dissesto legato alle modalità con cui piove, ai terreni più aridi e più instabili". Nel 2007 da direttore dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) in Emilia-Romagna "presentai dati sul calo progressivo del Po.

Anche il tema dello scioglimento dei ghiacciai, era noto. Non siamo in una situazione che non era stata prevista". E "ora siamo un po’ in ritardo, con l’instabilità politica che aiuta poco. I pezzi del puzzle ci sono tutti, dobbiamo metterli insieme".

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