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10.08.22 - 20:16
Aggiornamento: 21:03

La Cina chiude le manovre a Taiwan, ma la tensione resta alta

Pechino ha ribadito il proposito di prendere il controllo dell’isola anche con la forza, se necessario. Per Taipei non ci sarà alcuna riunificazione

Ansa, a cura di Red.Estero
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Aerei di Taiwan in una base militare (Keystone)

La Cina ha dichiarato la fine delle più grandi esercitazioni militari mai fatte intorno a Taiwan. Ma questo non significa la fine della tensione: Taipei ha assicurato che non abbasserà la guardia di fronte a minacce destinate a continuare, perché Pechino ha ribadito il proposito di prendere il controllo dell’isola anche con la forza, se necessario. Il botta e risposta intra-stretto ha caratterizzato la giornata che ha visto il Comando del teatro orientale dell’Esercito popolare di liberazione chiudere nel pomeriggio le manovre "condotte con successo" - partite il 4 agosto in risposta alla visita a Taipei della speaker della Camera Usa Nancy Pelosi - e lanciare un piano di "addestramenti e preparativi militari" e l’avvio di "regolari pattugliamenti di prontezza al combattimento" per mantenere sempre alta tensione e la pressione sull’isola ribelle. Il ministero della Difesa di Taiwan, a stretto giro, ha replicato che "le forze armate adatteranno le modalità di dispiegamento considerando vari fattori, tra cui morale delle truppe e minacce, senza abbassare la guardia".

Sulle incursioni, il bollettino odierno ha registrato 10 navi e 36 jet militari cinesi intorno all’isola: 17 caccia hanno volato sulla linea mediana dello Stretto, non riconosciuta da Pechino, ma tradizionalmente rispettata. In mattinata, invece, l’Ufficio cinese per gli Affari di Taiwan ha pubblicato il libro bianco dal titolo "La questione di Taiwan e la riunificazione della Cina nella nuova era", ribadendo "il fatto e lo status quo che Taiwan fa parte della Cina". Pechino è disposta a "creare un ampio spazio per la riunificazione pacifica", ma non uno "per varie forme di attività per l’indipendenza" verso cui non c’è "tolleranza" perché l’uso della forza è sempre un’opzione. Anzi, a differenza del passato - ad esempio per il libro bianco del 1993 e del 2000 - mancano riferimenti alla promessa di non inviare "truppe o personale amministrativo stanziale" in caso di sottomissione pacifica di Taipei a Pechino a dimostrare la decisione del presidente Xi Jinping di concedere meno autonomia.

‘Un Paese, due sistemi’

Per la riunificazione pacifica il modello suggerito è ‘un Paese, due sistemi’, già in uso a Hong Kong e Macao. Il Partito comunista ha sempre considerato "la risoluzione della questione e la completa riunificazione della madrepatria come il suo compito storico incrollabile". Secca la bocciatura della presidente di Taiwan Tsai Ing-wen che ha definito un "vano desiderio" i contenuti del libro bianco dato che "la Cina ignora la realtà su entrambi i lati dello Stretto di Taiwan". Tsai, che ha incassato la solidarietà della ministra degli Esteri britannica Liz Truss che ha convocato l’ambasciatore cinese a Londra Zheng Zeguang per lamentare il "comportamento sempre più aggressivo" verso Taiwan, ha dovuto fare i conti con la missione "fuori luogo" di Andew Hsia, vicepresidente del Kuomintang (il partito nazionalista all’opposizione che ha buoni legami con la terraferma), partito oggi per Xiamen, nel Fujian, per esprimere sostegno agli uomini d’affari taiwanesi lì residenti.

Intanto, l‘approvazione del ‘Chips Act’ da parte Usa ha mandato su tutte le furie Pechino, il cui vero timore è che la legge aiuti il ’Quad hi-tech’, la collaborazione sui semiconduttori avanzati di Usa, Corea del Sud, Taiwan e Giappone, tagliando fuori la Cina. Mentre pende dinanzi al Congresso Usa il via libera al Taiwan Policy Act, che mira a rafforzare i legami con l’isola designandola un importante alleato non Nato. Una sfida nel mezzo delle tensioni bilaterali che la Casa Bianca, secondo i media americani, punterebbe a ritardare, malgrado il forte sostegno bipartisan. La normativa rovescerebbe le relazioni sino-americane: equivarrebbe, secondo alcuni osservatori, al riconoscimento della sovranità di Taiwan con effetti esplosivi.

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