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08.08.22 - 07:52
Aggiornamento: 22:28

Proseguono le manovre militari cinesi intorno a Taiwan

Pechino accusa ancora gli Stati Uniti per aver provocato le tensioni nello Stretto di Taiwan

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone

L’esercito cinese ha reso noto che le manovre militari proseguono anche oggi nel mare e nello spazio aereo intorno a Taiwan, "concentrandosi sull’organizzazione di operazioni congiunte antisottomarino e di assalto marittimo". Lo si legge in una nota.

Pechino aveva inizialmente indicato un periodo di manovre dal 4 al 7 agosto in risposta alla visita a Taipei, la capitale di Taiwan, della presidente della Camera dei rappresentanti statunitense Nancy Pelosi.

Cina, giusto stop a comunicazione militare con Usa

La tensione nello Stretto di Taiwan "è stata provocata dagli Stati Uniti" che "devono assumersi la piena responsabilità e le gravi conseguenze per tutto questo". Il portavoce del Ministero della difesa cinese Wu Qian ha affermato in una nota che le contromisure di Pechino, "incluso l’annullamento del dialogo militare a livello di comandanti di teatro, sono giustificate e corrette". Wu si è espresso in merito a quanto riportato dai media statunitensi, secondo cui i vertici militari degli Usa hanno chiamato più volte le controparti cinesi negli ultimi giorni senza ricevere risposta.

"Gli Stati Uniti stanno deliberatamente creando la crisi e allo stesso tempo stanno cercando una scusa per scaricare la colpa sugli altri, cosa a cui la Cina si oppone con forza", ha osservato Wu. "Esortiamo gli Stati Uniti a rispettare gli interessi e le preoccupazioni fondamentali della Cina e ad abbandonare l’uso dell’isola di Taiwan per contrastare la Cina", ha aggiunto.

La parte cinese ha espresso la sua posizione "sulle relazioni tra i due Paesi e le due forze armate", in particolare sulla visita di Pelosi, "ma la parte statunitense ha detto una cosa e ne ha fatta un’altra, sostenendo la visita di Pelosi, e deliberatamente creando tensioni attraverso lo Stretto di Taiwan". In risposta, la Cina ha preso otto contromisure, tra cui l’annullamento della comunicazione tra i leader dei teatri militari cinese e americano, della riunione di lavoro dei Dipartimenti della difesa cinese e statunitense e del meccanismo di consultazione sulla sicurezza militare marittima.

"Le pertinenti contromisure della Cina sono un avvertimento necessario alla provocazione degli Stati Uniti e di Taiwan, e la legittima difesa della sovranità e della sicurezza nazionale è del tutto ragionevole e appropriata", ha continuato il portavoce. La linea di fondo "non può essere spezzata e la comunicazione richiede sincerità. Esortiamo la parte statunitense a rispettare seriamente gli interessi fondamentali e le principali preoccupazioni della Cina, ad abbandonare l’illusione di ‘usare Taiwan per controllare la Cina’ e a non andare sempre più avanti lungo la strada sbagliata", ha concluso Wu.

Apple chiede etichette Made in China

Intanto Apple avrebbe chiesto ai suoi fornitori di Taiwan di etichettare i prodotti provenienti dall’isola come Made in China, rispettando una regola che Pechino tenta di imporre da tempo ma senza successo. Lo riferisce il sito Nikkei.

L’accorgimento – si precisa – consentirebbe di evitare le lungaggini dovute alla stretta imposta alle ispezioni doganali cinesi dopo la visita a Taipei di Pelosi.

La formulazione Made in Taiwan può portare a ritardi, multe e persino al rifiuto di un’intera spedizione, mentre Taiwan chiede che le esportazioni siano etichettate con la denominazione "Taiwan" o "Repubblica cinese".

La scelta di Apple non ha mancato di attirare critiche. GreatFire, un’organizzazione che lavora contro la censura cinese in linea, ha sottolineato come la società con sede a Cupertino (California, Usa) non sia nuova a simili decisioni: tempo fa aveva infatti rimosso la bandiera di Taiwan dalle tastiere emoji per gli utenti in Cina e Hong Kong.

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