laRegione
05.05.22 - 21:49

Nessuna tregua ad Azovstal, Putin intima la resa

Gli scontri tra truppe russe e i resistenti sono continuati per tutta la giornata. Mosca ‘I corridoi umanitari funzionano

Ansa / Ats, a cura de laRegione
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Keystone
L’impianto siderurgico ultimo bastione ucraino a Mariupol

Doveva essere il primo di tre giorni di cessate il fuoco annunciati dalla Russia per permettere i corridoi umanitari da Azovstal. Ma nell’acciaieria-bunker gli scontri tra le forze assedianti e gli ultimi difensori ucraini di Mariupol non si sono mai fermati.

"L’assalto continua. I difensori mantengono il controllo della fabbrica sotto pesanti bombardamenti. Il nemico usa aerei, artiglieria e fanteria", ha riferito ieri in serata il reggimento Azov, denunciando le promesse tradite dal Cremlino. Che, però, assicura che l’ordine sulla tregua resta in vigore e i corridoi "funzionano".

"La Russia è ancora pronta a garantire un’uscita sicura dei civili", ma "le autorità di Kiev devono ordinare" ai militari "di arrendersi", ha detto il presidente Vladimir Putin in una telefonata con il premier israeliano Naftali Bennett, organizzata per gettare acqua sul fuoco delle polemiche scatenate dalle parole del ministro degli esteri Serghei Lavrov sulle presunte origini ebraiche di Hitler, per cui, secondo l’ufficio del premier israeliano, il leader di Mosca si è scusato.

"A partire da ora - ha detto il consigliere del sindaco Petro Andriushchenko - se c’è un inferno nel mondo è ad Azovstal. Gli ultimi 11 chilometri quadrati di libertà a Mariupol sono stati trasformati in un inferno". Il controllo sullo stabilimento appare ormai cruciale per i destini della guerra, considerato il valore strategico e simbolico.

L’acciaieria, ha spiegato un consigliere del ministro della difesa di Kiev, Yuriy Sak, è diventata la "priorità numero uno" per la leadership politica e militare dell’Ucraina, che conferma la resistenza. Verso l’impianto è comunque diretto un convoglio dell’Onu, atteso nelle prossime ore nella speranza di riuscire a organizzare nuovi corridoi, mentre 344 civili evacuati in precedenza da Mariupol sono arrivati a Zaporozhzhia.

Il conflitto, che secondo la procuratrice generale ucraina Iryna Venediktova ha già provocato almeno quattromila vittime civili, di cui 221 bambini, sembra destinato a durare ancora a lungo.

"La fornitura di informazioni di intelligence da parte dei membri della Nato alle forze ucraine non aiuta il rapido completamento dell’operazione militare speciale", ha sottolineato il Cremlino.

"Le prime armi che possono fermare il nemico arriveranno in gran numero alla fine di maggio o a inizio giugno", ha spiegato dal canto suo Oleksiy Arestovych, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, indicando che un’eventuale risposta militare su larga scala non potrà quindi iniziare prima di metà giugno.

Sul terreno, però, le forze di Kiev continuano a replicare colpo su colpo, frenando l’attacco nemico sul Donbass e avviando operazioni di controffensiva nelle aree di Kharkiv e Izyum, strategiche per la presa delle regioni di Lugansk e Donetsk, secondo il loro comandante Valery Zaluzhny, mentre aspri combattimenti si segnalano a Popasna, Kreminna e Torsky.

Non a caso, nei due centri principali del Donbass le autorità russe hanno annullato la parata del 9 maggio, giorno in cui ricordano la vittoria sui nazisti nella Seconda guerra mondiale. Celebrazioni che invece sono prevista a Mariupol, dove per organizzarle è giunto il primo vice capo dell’amministrazione presidenziale, Serghei Kiriyenko, considerato l’uomo di Putin per la gestione dei "territori ucraini occupati", e secondo la commissaria per i diritti umani del Parlamento ucraino, Lyudmila Denisova, Mosca intende far sfilare i cittadini come "prigionieri".

Le forze russe, intanto, insistono con i raid in tutto il paese, mantenendo sotto costante pressione la contraerea di Kiev anche a centinaia di chilometri di distanza dalle linee del fronte, con le sirene d’allarme che anche stasera hanno risuonato in quasi tutte le regioni ucraine.

E resta forte anche il rischio di un allargamento del conflitto. "Le truppe della Nato sono schierate vicino ai confini con la Russia e il nostro paese. Gruppi d’assalto potrebbero essere creati in breve tempo a partire dalla presenza di queste truppe per usi ulteriori contro la Bielorussia", ha accusato il vice capo di Stato maggiore di Minsk, Ruslan Kosygin, secondo cui "gli Stati Uniti e i loro alleati hanno massimizzato le misure anti-russe e anti-bielorusse".

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