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15.04.22 - 21:19

Giallo sulla sorte dell’equipaggio dell’incrociatore Moskva

L’affondamento della nave ammiraglia della flotta del Mar Nero è un duro colpo per le operazioni militari russe. Morto il comandante, Anton Kuprin

di Fabrizio Finzi, Ansa
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Keystone
La nave affondata nel Mar Nero

Un durissimo colpo d’immagine per il Cremlino e un vero disastro per le operazioni militari russe nel mar Nero. L’affondamento dell’ammiraglia Moskva, provocato secondo il Pentagono da due missili Neptune, è stato accolto rabbiosamente in Russia e con esultanza in Ucraina, dove si ritiene che la rappresaglia di Mosca sarà durissima. Ma le fonti di intelligence occidentali confermano che la messa fuori gioco dell’ammiraglia condizionerà pesantemente le operazioni russe dal mare.

Sulla vicenda rimangono ancora diversi punti oscuri alimentati dalla propaganda delle parti. Basti pensare che ancora oggi la Russia sostiene che la Moskva è affondata a causa di un incendio interno e delle avverse condizioni meteo nell’area. E che l’equipaggio di circa 500 marinai sia stato trasferito senza problemi nella base navale di Sebastopoli. Gli Stati Uniti, attraverso fonti d’intelligence, fanno trapelare invece che una parte dei marinai non è sopravvissuta. Kiev conferma l’attacco missilistico e la morte del comandante dell’incrociatore, Anton Kuprin, che sarebbe avvenuta durante l’esplosione e l’incendio a bordo della nave prima dell’affondamento. Il capitano Kuprin, non mancano di sottolineare i media ucraini, fu il militare che diede l’ordine di bombardare l’Isola dei Serpenti il primo giorno di guerra.

Tanto che si sono formate lunghe code davanti gli uffici postali di Kiev per acquistare il francobollo con l’ormai famoso insulto (‘f**k you’) dei soldati ucraini dell’isola rivolto proprio alla nave Moskva che ne intimava la resa.

Per tutta la giornata è girato l’interrogativo sul tipo di armamenti montati sull’ammiraglia e se l’imbarcazione fosse dotata di armi nucleari, che ora sarebbero pericolosamente depositate nei fondali del mar Nero. In serata ci ha pensato ancora l’amministrazione americana ad allentare la tensione assicurando che non trasportava ordigni nucleari ma sicuramente diversi missili Cruise. Sempre dagli Stati Uniti il Pentagono ha confermato anche che la nave sarebbe stata colpita da due missili Neptune di fabbricazione ucraina.

Ancora poco chiara la dinamica delle ore successive all’esplosione: se i russi insistono nell’assicurare che l’equipaggio è stato salvato, gli ucraini non ne sono convinti.

Secondo la Guardia costiera di Kiev, le condizioni meteo non hanno consentito ai russi di evacuare l’equipaggio dall’incrociatore (500 i marinai russi imbarcati, ndr). "L’attacco ha fatto esplodere le munizioni e ha dato inizio a una lotta per la sopravvivenza. Abbiamo osservato mentre altre navi cercavano di portare soccorsi ma anche le forze della natura erano dalla parte dell’Ucraina: la tempesta non ha consentito una tranquilla operazione di salvataggio o di evacuare l’equipaggio", ha detto un portavoce ucraino facendo intendere che le perdite di vite umane sarebbero ingenti. Intanto la Moskva porta negli abissi i suoi misteri. E non si parla solo dell’imponente dotazione militare: pare, lo scrive l’ufficialissima Tass, che nella cappella dell’ammiraglia fosse addirittura ospitata una reliquia antichissima: un frammento della "vera croce" di Cristo donata da un anonimo mecenate.

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