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03.04.22 - 22:24
Aggiornamento: 04.04.22 - 08:26

Serbia: verso il trionfo del filorusso Aleksanadr Vucic

L’esito del voto, con tutta probabilità, dovrebbe vedere il leader serbo assicurarsi un secondo mandato già al primo turno

Ansa / Ats, a cura di Ansa / Ats
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(Keystone)
Aleksanadr Vucic mentre deposita la scheda

Un trionfo annunciato. È quello di Aleksanadr Vucic in Serbia, dove si è votato in contemporanea per le parlamentari anticipate, le presidenziali e le amministrative in 14 Comuni, compresa la capitale Belgrado. Un voto che con tutta probabilità dovrebbe vedere il leader serbo assicurarsi un secondo mandato già al primo turno. E anche il suo Partito del progresso serbo (Sns, conservatore) non dovrebbe avere alcuna difficoltà ad aggiudicarsi con largo margine sia le parlamentari che le amministrative. Intanto la consultazione odierna è stata caratterizzata da una forte ripresa dell’affluenza, che dovrebbe attestarsi intorno al 60%, dieci punti circa in più rispetto alle ultime legislative del giugno 2020.

"Pace. Stabilità. Vucic": è stato questo lo slogan della campagna elettorale del presidente uscente, svoltasi all’ombra della guerra in Ucraina e con gli alti e bassi della pandemia indebolita ma non ancora debellata. Una campagna che aveva inizialmente come temi dominanti la lotta a corruzione e criminalità, il rafforzamento dei diritti democratici e la difesa dell’ambiente, temi che sono rimasti ai margini, sopraffatti dall’incombere della guerra e dal posizionamento della Serbia sul conflitto armato nell’Ucraina non così lontana.

E le nuove tensioni emerse con l’intervento armato russo, insieme ai timori per il possibile estendersi di instabilità e minacce anche ai Balcani, hanno dato ulteriore motivazione e slancio alla campagna di Vucic che, oltre a martellare sui grandi risultati economici e di modernizzazione del Paese ottenuti dalla sua gestione negli ultimi dieci anni, si è posto come l’unico e vero leader politico in grado di mantenere la barra dritta e garantire pace e stabilità non solo alla Serbia ma all’intera regione. La guerra tuttavia ha posto la Serbia, e Vucic in primis, in una posizione scomoda nei confronti dell’Unione europea, con cui ha in corso il negoziato di adesione. Pur condannando la violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina, Belgrado si rifiuta infatti di aderire alle sanzioni internazionali contro Mosca invocando gli interessi nazionali della Serbia, in primo luogo le forniture energetiche a prezzi scontati e il sostegno sulla spinosa questione del Kosovo.

"Per il futuro la cosa più importante è mantenere pace e stabilità e garantire la prosecuzione del progresso economico", ha detto al seggio elettorale Vucic, la cui politica assertiva e muscolare ha assunto toni sempre più nazionalpopulisti. Alle elezioni generali odierne hanno partecipato le forze di opposizione che avevano invece boicottato le ultime legislative del giungo 2020. E la loro scesa in campo sembra aver contribuito a mobilitare l’elettorato con una affluenza che è cresciuta sensibilmente rispetto alle ultime elezioni. In ogni caso il nuovo parlamento non sarà più un sostanziale monocolore come quello emerso due anni fa con oltre il 60% e 188 dei 250 seggi conquistati dall’Sns di Vucic.

I serbi del Kosovo, per votare, hanno dovuto raggiungere oggi quattro località del sud della Serbia, dopo il fermo rifiuto delle autorità di Pristina, nonostante le pressioni di Ue e comunità internazionale, a organizzare sul territorio del Kosovo elezioni di un "Paese straniero". Una posizione questa ritenuta inaccettabile da Belgrado, che non riconosce l’indipendenza del Kosovo, considerato ancora parte integrante della Serbia. Il voto odierno è stato monitorato da gruppi di osservatori di Osce, Consiglio d’Europa e Parlamento europeo. Irregolarità e incidenti di vario genere, seppur non di grande rilievo, sono stati segnalati in alcuni seggi in giro per il Paese.

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