laRegione
01.04.22 - 21:24

Si vota in Serbia e Ungheria

Domenica Vucic favorito per il secondo mandato nei Balcani, a Budapest è un referendum sulle politiche di Orban

Ansa, a cura de laRegione
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Orban durante un comizio (Keystone)

In Serbia si osserva oggi la prima delle due giornate di silenzio elettorale in vista del voto generale di domenica, quando si terranno contemporaneamente le elezioni parlamentari anticipate, le presidenziali e le amministrative nella capitale Belgrado e altri 13 Comuni. La campagna elettorale si è conclusa ieri sera con gli ultimi comizi e appelli agli elettori a recarsi in massa alle urne.

Una triplice consultazione quella di domenica che, stando ai sondaggi, dovrebbe registrare una generale larga affermazione del presidente uscente Aleksandar Vucic, nettamente favorito per un secondo mandato e una vittoria già al primo turno delle presidenziali, e con il suo Partito del progresso serbo (Sns, conservatore), forza di maggioranza nel Paese, che non sembra avere rivali in grado di impensierirlo, sia alle legislative che alle amministrative.

Il voto locale e i sondaggi

Un dubbio potrebbe riguardare il voto locale a Belgrado, dove l’opposizione è sempre stata più forte rispetto al resto del Paese. Opposizione che, a differenza del boicottaggio attuato alle ultime politiche del giugno 2020, questa volta partecipa al voto con vari partiti e movimenti. Decisione presa dopo i cambiamenti e i miglioramenti in senso democratico della legge e dell’intero processo elettorale definiti con il dialogo dei mesi scorsi tra governo e opposizione con la mediazione del Parlamento europeo. Gli ultimi sondaggi hanno confermato la distanza siderale esistente tra l’Sns di Vucic - sempre molto popolare e fautore di una politica forte e muscolare, con toni sempre più nazionalpopulisti - e il resto delle forze politiche del Paese.


Un cartellone elettorale di Vucic (Keystone)

L’Sns viaggia su percentuali superiori al 50%, lontanissimo dal 13%-14% di cui è accreditato il principale cartello di opposizione - Uniti per la vittoria della Serbia guidato da Dragan Djilas e Vuk Jeremic, e dal 10% circa assegnato al Partito socialista serbo (Sps) del capo del parlamento ed ex ministro degli esteri Ivica Dacic. L’Sps è alleato dell’Sns nella coalizione di governo guidata dalla premier Ana Brnabic (Sns). Altri quattro partiti minori e di opposizione potrebbero superare lo sbarramento del 3% e entrare in parlamento, compreso il movimento progressiste a ambientalista Moramo (Dobbiamo). In totale sono 19 le liste di partiti e movimenti in lizza per le parlamentari. I candidati alle presidenziali sono otto, tre dei quali sono donne.

Ad avere le maggiori possibilità, se non di insidiare, di avvicinarsi a Vucic è Zdravko Ponos, ex capo di stato maggiore dell’esercito serbo, candidato di Uniti per la vittoria della Serbia. Un eventuale secondo turno delle presidenziali è in programma dopo due settimane.

Alle urne anche a Budapest

Domenica si vota in Ungheria, e il premier nazionalpopulista Viktor Orban cerca di ottenere un quarto mandato consecutivo, all’ombra della guerra in Ucraina, lanciando un messaggio pacifista: "noi dobbiamo rimanere fuori da questo conflitto". Per la prima volta, peró, Orban affronta una sfida reale: un’alleanza di sei partiti democratici, guidata da un fuori partito, Peter Marki-Zay, sindaco di una piccola cittadina del Sud. I sondaggi fanno vedere un leggero vantaggio per il partito di Orban, Fidesz, ma l’incertezza è grande. Secondo gli analisti, tutto dipenderà dalla mobilitazione finale. Gli aventi diritto al voto sono 9,7 milioni; a questi potrebbero aggiungersi circa 300 mila voti per corrispondenza da parte degli ungheresi di oltre frontiera, una fonte incontrollabile di brogli elettorali. Si eleggono 199 deputati del Parlamento, 106 in circoscrizioni uninominali con maggioritario secco, 93 in liste con proporzionale con uno sbarramento del 5%.

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