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Il cartello mostrato in diretta tv (Keystone)
15.03.22 - 22:45

Marina Ovsyannikova, la libertà in diretta tv

Il cartello esposto durante il tg dalla giornalista figlia di una russa e un ucraino ha messo a nudo il bavaglio alla stampa. Multata, rischia il carcere

Non fa notizia Putin che morde i giornalisti, ma il giornalista che morde Putin. Anzi, la giornalista: Marina Ovsyannikova da lunedì notte era ovunque eppure era sparita; la stavano vedendo tutti, in ogni angolo del pianeta, ma nessuno sapeva dove trovarla.

Scomparsa per quasi 24 ore dopo il suo golpe in diretta, è riapparsa con il suo avvocato in un’aula di tribunale. Era stata arrestata e poi interrogata per 14 ore, senza poter contattare nessuno, né un legale né un parente.

Ovsyannikova è la donna col cartello che ha fatto irruzione durante il telegiornale serale di Perviy Kanal, il primo canale della tv russa. Quegli studi sono ipercontrollati eppure tra i pochi di cui il regime ancora si fidava, fino a lunedì, mandando le trasmissioni in onda in diretta, senza pre-registrarle e controllarle. C’erano comunque delle guardie fuori dal raggio delle telecamere: un momento di distrazione o più probabilmente il passaggio di una persona di cui si fidavano non ha fatto scattare l’allarme. Così Ovsyannikova è entrata nelle case dei russi dalla porta più grande e più blindata del Paese: la televisione. Pochi secondi, il tempo di entrare, mettersi alle spalle della speaker e poi capire dove il suo cartello poteva essere inquadrato meglio. Subito è stato mandato in onda un servizio, ma non abbastanza in fretta: tutti i russi collegati in quel momento con Perviy Kanal hanno visto una signora bionda tenere in mano un cartello con una bandiera russa e una ucraina. La scritta, che aveva la prima e l’ultima riga in inglese e le altre in russo, recitava così: "No alla guerra. Fermate la guerra. Non credete alla propaganda, qui vi dicono bugie". Firmato: russi contro la guerra.


Marina Ovsyannikova durante il video in cui spiega il suo gesto (Youtube)

La spiegazione in un video

Un gesto estremo, dal forte impatto eppure pensato da Ovsyannikova, che era ben conscia delle possibili conseguenze e nulla aveva lasciato al caso. Sapendo che dopo non ci sarebbe stato né tempo né modo di spiegare, aveva pre-registrato un video, caricato nel circuito dei social: quello russo VKontakte l’ha subito bloccato, ma ormai si sa, bastano pochi secondi in Rete per aggirare ogni censura. Ovsyannikova, che un attimo prima era collegata in tutta la Russia, si trovava d’improvviso moltiplicata in tutto il resto del mondo.

Il video è una postilla al suo gesto, una spiegazione semplice e diretta a cominciare dalla vistosa collana che indossa, per metà con i colori della bandiera ucraina e per metà con i colori di quella russa. Voleva mostrare, in modo semplice e diretto, l’unione tra i due popoli e la follia della guerra, sottolineando anche chi è lei e da dove arriva: nata a Odessa, in Crimea, nel 1978, quando lì era ancora tutto Unione Sovietica, la donna è figlia di una russa e un ucraino. Nel video, girato davanti a una libreria, dice: ‘Quello che sta succedendo ora in Ucraina è un crimine. E la Russia è un Paese aggressore. E la responsabilità di questa aggressione è di una sola persona: Vladimir Putin. Purtroppo negli ultimi anni ho lavorato a Perviy Kanal facendo propaganda per il Cremlino, e ora me ne vergogno molto. Sta a noi fermare questa follia. Andate alle manifestazioni. Non abbiate paura di niente’.

Le dimissioni

Non avere paura di niente è un messaggio difficile da veicolare. Di solito, chi manda a morire gli altri o chi fa finta di non vederle, le guerre, ha paura di qualcosa e si nasconde, Ovsyannikova mostra lei per prima la potenza del non avere paura. Per di più lo fa in uno studio televisivo allestito appositamente per disinformare. E che è stato il suo, ma ora non più.

Le conseguenze rischiano di essere molto più gravi di quel che le è accaduto sinora: una multa da 30mila rubli (circa 260 franchi). Stando alla nuova legge sul controllo dell’informazione voluta da Putin per silenziare ogni forma di dissenso, l’ormai ex dipendente del primo canale russo, rischia da 10 giorni fino a 15 anni di carcere. Forse l’esposizione mediatica suggerirà ai giudici telecomandati dal Cremlino una maggiore clemenza.

O forse no: il caso del dissidente Navalny, che ha una copertura internazionale, sta lì a dimostrare che non ci si ferma davanti a nulla. Proprio ieri, sul dissidente russo si è abbattuta una nuova minaccia giudiziaria. Il pubblico ministero di Mosca ha infatti chiesto una condanna a 13 anni di reclusione all’ex nemico numero uno dello zar (ora superato dal presidente ucraino Zelensky), che sta già scontando due anni e mezzo per frode e oltraggio alla corte.

Dall’altra parte, l’esempio virtuoso di Ovsyannikova ha avuto effetto immediato su altri quattro suoi colleghi, che hanno lasciato Perviy Kanal, e su un’altra giornalista e conduttrice russa: Lilia Gildeeva, del canale televisivo Ntv, naturalmente filo-Cremlino, che si è dimessa. Un filo di coraggio in meno, ma lo stesso identico segnale mandato a Putin e ai suoi censori: "Prima me ne sono andata via" dalla Russia, "temevo che non mi avrebbero lasciata partire, poi mi sono dimessa", ha spiegato Gildeeva in un’intervista al blogger Ilya Varlamov.


La foto parzialmente cancellata sui siti russi (Nov.Gazeta)

Nei giorni scorsi si erano dimessi venti giornalisti di Russia Today, la tv smaccatamente filorussa già oscurata in diverse parti del mondo. Mentre l’Unione europea ha messo nel mirino Konstantin Ernst, l’amministratore delegato di Perviy Kanal, che sarà soggetto a sanzioni personali, così come altri 15 oligarchi russi tra cui il proprietario del Chelsea Roman Abramovich.

Le azioni di Anonymous

Secondo alcuni giornali anglosassoni, tra cui il Guardian, anche tra gli alti ranghi militari si sarebbero registrati i primi malumori. Girano, fuori dalla Russia, anche video e audio di pestaggi e abusi da parte della polizia contro i manifestanti. Mentre a penetrare nella barriera del Cremlino pare siano entrati ancora una volta gli hacker di Anonymous, che stanno rubando dati a Rosatom, sito web sul nucleare russo, e che stanno invitando le persone di tutto il mondo a inviare messaggi a cittadini russi per smascherare la propaganda di Putin. Il sito 1920.in permette di mandare una serie di messaggi in cirillico a un numero di telefono russo a caso. Secondo Anonymous solo nel pomeriggio di ieri già 7 milioni di russi avevano ricevuto un messaggio sul proprio telefono. La campagna di Anonymous non si ferma: nella serata di ieri erano stati sabotati il sito della capitale, quello dell’Fsb (i servizi segreti), quello del ministero dello Sport russo e quello della Borsa di Mosca.

Il Cremlino prova a rispondere nell’unico modo che conosce, stringendo ulteriormente le maglie dell’informazione e bollando il coraggioso gesto di Ovsyannikova come "teppismo". Con effetti grotteschi: per spiegare l’accaduto in Russia viene infatti mostrata l’invasione dello studio, ma con il cartello privo di scritte, bianco, cancellato in modo talvolta amatoriale. Perfino Novaya Gazeta, il giornale che fu di Anna Politkovskaya e il cui direttore, Dmitry Muratov, è stato insignito con il Nobel per la Pace appena pochi mesi fa, ha mostrato solo una riga del cartello.


Ovsyannikova con il suo avvocato prima della liberazione (Twitter)

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