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16.02.22 - 22:24
Aggiornamento: 23:07

‘I fondi Ue solo a chi rispetta lo stato di diritto’

Schiaffo ai sovranisti, respinti i ricorsi di Polonia e Ungheria

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Il premier ungherese Viktor Orban (Keystone)

L’Ue può tagliare i fondi ai Paesi membri a presidio dello stato di diritto: con una sentenza storica la Corte di giustizia europea ha respinto i ricorsi di Polonia e Ungheria contro il meccanismo di condizionalità che permette di sospendere i pagamenti agli Stati membri quando le minacce allo stato di diritto rischiano di incidere sul bilancio europeo. Sia Budapest che Varsavia hanno subito respinto la sentenza come “politica". La ministra della Giustizia ungherese, Judit Varga, ha parlato di “abuso di potere” di Bruxelles. Il vice ministro della Giustizia polacco Sebastian Kaleta di un "attacco contro la nostra sovranità”.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha invece salutato con favore la sentenza: “Conferma la legalità di questo importante strumento“, ha detto, sottolineando anche che alcuni casi vengono esaminati "a fondo”. "Quando le condizioni del regolamento saranno soddisfatte, agiremo con determinazione”.

La polemica

Subito è partito il pressing politico per un utilizzo rapido del meccanismo da parte della Commissione, cui spetta la proposta delle misure come la sospensione dei pagamenti dal bilancio Ue o l’approvazione dei programmi. “È giunto il momento di applicare il regolamento", ha chiesto Petri Sarvamaa (Ppe), relatore al Parlamento europeo del regolamento sul meccanismo. "È un punto di svolta - ha dichiarato anche il segretario del Pd Enrico Letta -. Ora ci aspettiamo che le istituzioni europee applichino il meccanismo di condizionalità con fermezza e immediatezza”. Sarvamaa ha anche bollato come “una ’vergogna” l’assenza di von der Leyen alla plenaria del Pe, dando voce al malumore sulla partenza della presidente da Strasburgo. Sul meccanismo, tuttavia, Parlamento e Commissione si muovono con passo decisamente diverso.

A novembre la spaccatura era diventata evidente quando il presidente dell’Eurocamera David Sassoli aveva chiesto al servizio giuridico del Parlamento di intentare una causa contro la Commissione per la mancata applicazione della condizionalità. “Adotteremo nelle prossime settimane delle linee guida” per dare “chiarezza su come applichiamo il meccanismo in pratica”, ha solo fatto sapere oggi von der Leyen quanto ai tempi in cui il regolamento sarà applicato.

Il rinvio alle linee guida è parso però come un temporeggiare. “Qualsiasi calcolo per prendere tempo fino alle elezioni in Ungheria (il 3 aprile, ndr) non risponde all’imperativo di proteggere gli interessi finanziari dell’Ue, e potrebbe anche essere pericoloso“, ha avvertito Sarvamaa. "La Commissione è decisa a utilizzare al meglio tutti gli strumenti a sua disposizione per proteggere il bilancio dell’Unione e gli interessi finanziari di fronte a minacce potenziali o effettive senza perder tempo”, gli ha replicato il commissario al Bilancio Hahn in plenaria al Pe. Con il verdetto "completeremo le linee guida per l’attuazione pratica del regolamento”.

Braccio di ferro

La sentenza della Corte Ue arriva all’apice di una lunga battaglia partita nel 2020 dopo l’autorizzazione del regolamento, senza dimenticare che l’Ungheria e la Polonia sono anche sotto procedura d’infrazione in base all’Articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea per “grave violazione” dei principi fondanti. Secondo i ricorsi al meccanismo che erano stati presentati dai due Paesi, grandi beneficiari dei fondi Ue e già destinatari delle lettere dalla Commissione per valutare l’avvio della procedura di condizionalità, il regolamento viola i trattati e non garantisce la certezza del diritto.

La Corte Ue ha chiarito oggi che il regolamento protegge invece il bilancio europeo e che il rispetto dei principi europei quali stato di diritto e la solidarietà è una condizione indispensabile per godere dei diritti. Il tribunale ha segnalato anche come non si possa aderire ai valori europei all’ingresso nell’Ue per poi abbandonarli una volta che si è dentro.

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