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20.01.22 - 21:36
Aggiornamento: 21.01.22 - 10:54

La Francia denuncia il genocidio degli uiguri

Pechino s’infuria per l’attacco alla viglia delle Olimpiadi invernali di Pechino

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Protesta pro-uiguri (Keystone)

Anche il Parlamento della Francia denuncia il “genocidio” degli uiguri in Cina. A qualche giorno dall’apertura dei Giochi Olimpici invernali di Pechino, l’Assemblea Nazionale di Parigi - equivalente della Camera dei Deputati - ha adottato quasi all’unanimità una risoluzione che denuncia il “genocidio” degli uiguri da parte della Cina e in cui si chiede al governo di Parigi di fare lo stesso.

Non si è fatta attendere la reazione di Pechino. “Questa risoluzione - si legge in una nota trasmessa sul profilo Twitter dell’ambasciata cinese a Parigi - rappresenta una deliberata diffamazione e stigmatizzazione contro la Cina e un’ingerenza brutale negli affari interni della Cina. Ci opponiamo fermamente ad essa e la condanniamo vivamente”

Botta e risposta

La diplomazia del Dragone assicura che “le questioni legate allo Xinjiang non sono questioni etniche, religiose o di diritti umani, bensì di lotta al terrorismo, radicalizzazione, separatismo, che riguardano l’integrità territoriale e la sicurezza nazionale della Cina“. E ancora: "Pure bugie basate su pregiudizi e ostilità”, tuona il regime cinese, secondo cui obiettivo del testo adottato a Parigi "non è difendere i diritti umani ma contenere lo sviluppo della Cina e minare la solidarietà interetnica e la stabilità dello Xinjiang”.


Sit-in a Parigi (Keystone)

Senza potere vincolante, la risoluzione ha avuto come relatore il segretario del Partito socialista Olivier Faure, ed è stata sostenuta dai deputati della maggioranza En Marche del presidente Emmanuel Macron. Sono stati 169 i voti favorevoli, uno contrario, 5 astenuti. Nel testo si riconoscono, in particolare, “le violenze perpetrate dalle autorità della Repubblica popolare cinese nei confronti degli Uiguri come costitutive di crimini contro l’umanità e di genocidio”.

In nome del governo, il ministro delegato al Commercio estero, Franck Riester, ha denunciato “violenze sistematiche“, con “testimonianze schiaccianti”, precisando tuttavia che la formale qualifica di “genocidio” spetta ad istanze internazionali, non all’esecutivo. Dolkun Isa, presidente del Congresso Mondiale Uiguro, plaude ad una "tappa indispensabile verso un riconoscimento internazionale più ampio del genocidio”. In aula, Faure ha denunciato la "macchina implacabile che punta allo smembramento culturale e biologico di un popolo”. Ha quindi criticato i grandi marchi occidentali che “continuano a sfruttare il lavoro forzato” di questa minoranza musulmana della provincia dello Xinjiang. Sterilizzazioni e aborti forzati, stupri, torture, bambini strappati ai genitori, prelievo di organi, campi di internamento e rieducazione, distruzione di moschee e del patrimonio culturale, sorveglianza di massa: il testo adottato a Parigi enuncia nel dettaglio i crimini attribuiti al regime cinese.

Le accuse delle Ong

Organizzazioni per la Difesa dei Diritti umani accusano, tra l’altro, Pechino di aver rinchiuso oltre un milione di musulmani in campi di rieducazione politica, ma la Cina ribatte che si tratta di centri di formazione professionale destinati ad allontanarli dalla radicalizzazione e dal terrorismo. Soddisfazione per il voto di Parigi è stata espressa, tra l’altro dall’europarlamentare Raphael Glucksmann, da tempo impegnato a denunciare quanto accade in Cina agli occhi dei cittadini francesi ed europei.


Un uiguro passeggia davanti alla polizia cinese ad Urumqi (Keystone)

“Tutti i gruppi hanno votato per la risoluzione che riconosce e condanna il genocidio degli Uiguri“, (tranne la France Insoumise). "È un messaggio forte inviato al regime cinese - plaude in un tweet - La prova che la Francia della Dichiarazione dei Diritti umani può a volte risvegliarsi”. Già il governo Usa, come anche i parlamenti britannico, olandese e canadese, hanno condannato, con simili risoluzioni, i “crimini contro l’umanità” come anche il "genocidio”. Simili procedure sono attualmente in corso in altri Paesi occidentali.

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