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medio oriente
17.01.22 - 20:10

Gli Huthi attaccano coi droni il petrolio degli Emirati

Raid ad Abu Dhabi degli insorti yemeniti filo-iraniani. Riad condanna

Ansa, a cura de laRegione
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Gli effetti dell’attacco (Keystone)

Si fa sempre più calda e sanguinosa la guerra combattuta nel Golfo tra il fronte filo-iraniano e quello filo-saudita e che oggi ha travolto la finora tranquilla capitale degli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi, presa di mira nelle sue installazioni petrolifere da due attacchi aerei compiuti dagli insorti yemeniti Huthi, sostenuti dall’Iran. Il bilancio relativamente modesto di tre uccisi (due indiani e un pachistano) e sei feriti non deve trarre in inganno: proprio in corrispondenza con il raid, il comando militare degli insorti Huthi aveva annunciato il compimento di “un’operazione speciale” nella “profondità degli Emirati”. Poco dopo, lo stesso vertice militare degli insorti ha diffuso un filmato dell’attacco, dove si vede l’ombra di un piccolo oggetto volante sorvolare dei camion in sosta. Un secondo più tardi l’immagine è tutta per la vampata di fuoco e fiamme che avvolge le tre autocisterne parcheggiate nello stabilimento della compagnia petrolifera nazionale, la Adnoc.

Nello stesso momento, un altro drone colpisce le strutture petrolifere all’interno del compound dell’aeroporto internazionale di Abu Dhabi, scatenando un incendio che viene domato poco dopo. Ma intanto le tv satellitari mostrano scene di guerra: due dense colonne di fumo che si levano dalla zona bombardata. È la zona costiera della capitale di un Paese ancora alleato dell’Arabia Saudita nella guerra in Yemen. Gli Emirati sono però autonomi nel decidere le linee guida della loro politica estera, sempre più vicina a Israele, arcinemico dell’Iran. Il Paese arabo si trova tuttavia affacciato sul Golfo, di fronte alla costa iraniana. Anche per questo gli Emirati hanno atteso fino a sera prima di attribuire formalmente l’attacco agli Huthi. Mentre l’Arabia Saudita e il Bahrain hanno condannato l’operazione definendola “un atto terroristico”. Così come hanno fatto le Nazioni Unite.


Un combattente huthi yemenita durante un funerale (Keystone)

Le tv al Masira degli Huthi e quella al Manar degli Hezbollah libanesi, anch’essi sostenuti dall’Iran, hanno dato ampio risalto all’operazione. Il generale Yahya Saria, comandante delle forze Huthi, ha definito l’operazione come “un avvertimento”, affermando che non sono state prese di mira strutture strategiche. L’attacco odierno ricorda quello dell’autunno del 2019, il primo compiuto da forze filo-iraniane contro interessi petroliferi del Golfo arabo. Allora vennero colpite due installazioni della società saudita Aramco. I danni furono ingenti e anche allora le immagini televisive restituirono segni di una vera e propria guerra.

Gli attacchi all’Aramco (nessuna vittima) hanno segnato una svolta nell’uso dei droni armati nella guerra per procura tra sauditi e iraniani: da allora quasi ogni giorno le autorità di Riad denunciano l’abbattimento di velivoli senza pilota lanciati dagli Huthi o dai loro consiglieri iraniani, e diretti contro obiettivi militari e civili sauditi. Anche oggi l’Arabia Saudita ha riferito di aver intercettato droni decollati dalla capitale yemenita Sanaa, in mano agli insorti dal 2014.

Soltanto una settimana fa undici membri dell’equipaggio di una nave cargo battente bandiera emiratina sono stati presi in ostaggio dagli Huthi nel turbolento Mar Rosso. Per Abu Dhabi quella nave trasportava giocattoli, per gli insorti era carica di armi. In Yemen si combatte dal 2015 una guerra regionale scaturita dal conflitto intestino in corso dal 2004. L’Arabia Saudita, che con la sua aviazione bombarda regioni yemeniti popolate da civili, sostiene le forze lealiste. Fino al 2019 Riad aveva l’appoggio degli Emirati, che due anni fa si sono invece ritirati dalla coalizione. Truppe di Abu Dhabi sono però sempre presenti nel porto meridionale yemenita di Aden e in altre regioni del sud del martoriato Paese.

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