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17.01.22 - 19:42

Proteste contro i militari, ancora sangue in Sudan

Altri sette morti e almeno cento feriti in manifestazioni antigolpe

Ansa, a cura de laRegione
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Una delle manifestazioni nella capitale (Keystone)

Gli oppositori che in Sudan si battono per un avvento della democrazia nel Paese dell’Africa orientale da quasi tre anni in fase di transizione post-dittatura continuano a scendere in strada contro i militari golpisti nonostante i cortei vengano dispersi anche a colpi di arma di fuoco. E in manifestazioni inscenate nelle ultime ore nella capitale Khartoum e in altre città del Paese, ci sono stati almeno sette morti e circa cento feriti: una delle giornate più sanguinose della protesta contro le Forze armate guidate dal generale, e uomo forte del Paese, Abdel Fattah al-Burhan.

Il bilancio di sangue, stilato dal sindacato dei medici sudanesi e presumibilmente destinato a salire vista la quantità di feriti, porta a 71 il numero delle vittime della repressione delle manifestazioni che si susseguono dal 25 ottobre, il giorno del colpo di Stato militare che ha posto per ora fine alla transizione democratica sudanese. Per la prima volta, hanno notato testimoni, le forze di sicurezza hanno mostrato armi pesanti come le mitragliatrici montate su veicoli. Per disperdere i manifestanti, che hanno aggirato serrati controlli, sono stati impiegati anche cannoni ad acqua, lacrimogeni e bombe assordanti. In migliaia a Khartoum sono tornati a scandire “soldati in caserma” mentre cercavano di avvicinarsi al palazzo presidenziale.


Un momento degli scontri (Keystone)

Nella limitrofa Omdurman i manifestanti hanno bruciato pneumatici ed eretto barricate per bloccare le strade. A Madani, 200 chilometri a sud della capitale, circa 2.000 persone hanno marciato al grido “vogliamo solo civili al potere". La polizia ha denunciato che giovedì un suo generale è stato accoltellato a morte da manifestanti che ora saranno processato secondo le leggi eccezionali dello stato di emergenza decretate il giorno del colpo di Stato. In un Paese dove soldati e paramilitari sono già accusati di abusi - e di recente, anche dello stupro di una dozzina di manifestanti - il Consiglio di Difesa ha annunciato la creazione di "una forza speciale antiterrorismo per far fronte a potenziali minacce”. Per tutto il pomeriggio a Khartoum gli scontri sono avvenuti nei pressi del palazzo presidenziale, ospitato nell’ex quartier generale del dittatore Omar al-Bashir deposto nel 2019 sotto la pressione di una rivolta popolare e soprattutto dei militari.

Le forze armate ora controllano il Paese di 45 milioni di abitanti, uno dei più estesi dell’Africa ma anche dei più poveri al mondo, dopo averlo dominato quasi ininterrottamente dalla sua indipendenza dal Regno unito 65 anni fa. Burhan è di fatto l’unico al comando del Sudan. Il 25 ottobre il generale aveva fatto arrestare la maggior parte dei civili che condividevano il potere con lui e l’esercito: da allora sono stati rilasciati, ma il Paese è ancora senza un parlamento fin dalla caduta di al-Bashir e, dal golpe, ora anche senza un governo. L’Onu, dal canto suo, sta cercando di organizzare un dialogo per rilanciare una transizione verso la democrazia.

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