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09.01.22 - 21:31

Al via colloqui con Russia, ma Usa pronti al pugno duro

Misure punitive in campo finanziario, tecnologico e militare entrerebbero immediatamente in vigore se Putin, dovesse decidere di invadere l’Ucraina

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È forse l’ultima chance per disinnescare la crisi al confine tra Russia e Ucraina ed evitare che il rumore delle armi torni a farsi sentire nel cuore dell’Europa. Washington e Mosca hanno una settimana di tempo per confrontarsi e tentare un accordo che getti le basi sia per le future relazioni tra i due Paesi sia per il futuro assetto nel Vecchio Continente, che vede tramontare l’architettura nata dopo la caduta del muro di Berlino e la fine della Guerra fredda.

Ma all’orizzonte si intravedono più nubi che un cielo sereno, e gli Stati Uniti si preparano al peggio. Del resto alla viglia dell’avvio dei colloqui a Ginevra la Casa Bianca ha voluto mandare un chiarissimo messaggio al Cremlino, lasciando trapelare un piano messo a punto con gli alleati e che prevede sanzioni senza precedenti contro la Russia.

L’ordine del presidente Joe Biden è di non ripetere gli errori commessi nel 2014 dall’amministrazione di Barack Obama in occasione dell’invasione della Crimea, quando la reazione degli Usa e dell’Europa fu tutt’altro che efficace. Ora il presidente russo Vladimir Putin, dovesse decidere di invadere l’Ucraina, sa quello a cui va incontro e conosce il prezzo che il suo paese sarebbe chiamato a pagare. Misure punitive in campo finanziario, tecnologico e militare che entrerebbero immediatamente in vigore e che in alcuni casi sono paragonabili al pugno duro adottato negli anni contro l’Iran.

Questo dunque il clima che si respira al tavolo dei negoziati, guidati dal vicesegretario di Stato americano Wendy Sherman (già protagonista dell’accordo del 2005 sul nucleare di Teheran) e dal viceministro della difesa russo Sergei Ryabkov. I colloqui di Ginevra saranno poi seguiti nella giornata di mercoledì da un meeting a Bruxelles tra Nato e Russia e nella giornata di giovedì da una riunione a Vienna dei Paesi dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), unica occasione in cui sarà rappresentata l’Ucraina.

Da Mosca si dicono delusi dai segnali arrivati negli ultimi giorni da Washington e da Bruxelles e ribadiscono le proprie richieste: divieto di installare missili in Europa in grado di colpire la Russia, divieto di dispiegare truppe negli ex stati sovietici oggi alleati della Nato, stop all’estensione dell’Alleanza atlantica a cui paesi come l’Ucraina non dovranno mai aderire.

E se Washington ribadisce di essere disposta a confrontarsi sulle “garanzie di sicurezza” chieste da Mosca, il segretario di Stato Antony Blinken non nasconde che il disegno di Putin potrebbe essere quello di far deragliare il negoziato per giustificare un intervento armato. Ecco allora che le sanzioni allo studio sono mirate a fare più male possibile, escludendo solo la risposta militare.

Si pensa di tagliare fuori da tutte le transazioni globali le principali istituzioni finanziarie russe e a imporre un embargo su tutta la tecnologia degli Usa (vedi i chip che hanno fermato la corsa della società di telecomunicazioni cinese Huawei) rivolta ai settori della difesa, dell’aerospazio, dell’intelligenza artificiale, dell’informatica quantistica. E anche all’industria dei consumi, con misure che priverebbero i cittadini russi di telefoni, computer, elettrodomestici “made in Usa”.

C’è poi anche l’ipotesi che si possa arrivare ad armare i gruppi di insorti ucraini che vorranno avviare un’azione di guerriglia contro l’eventuale occupazione militare di Mosca, con la prospettiva di fare dell’Ucraina un nuovo Afghanistan per la Russia. Tra le azioni sul fronte finanziario, in particolare, ci potrebbe essere l’esclusione di Mosca dal sistema Swift che regola le transazioni tra oltre 1100 banche di 200 paesi, così come avvenuto con l’Iran. Anche se la Russia - sottolineano alcuni esperti - ha accumulato centinaia di migliaia di miliardi in oro e in dollari, e ha già incassato da tempo l’adesione della Cina alla sua versione del sistema Swift.

All’orizzonte la preoccupazione degli Usa è che alla fine l’asse tra Mosca e Pechino potrebbe ulteriormente rafforzarsi, come Vladimir Putin e Xi Jinping hanno di recente auspicato.

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