laRegione
29.12.21 - 20:52
Aggiornamento: 21:29

Nuovo colloquio Biden-Putin, si cerca il disgelo sull’Ucraina

Stati Uniti pronti alla via diplomatica, ma resta la minaccia delle sanzioni. Il 10 gennaio incontro previsto a Ginevra

Ansa, a cura de laRegione
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Putin e Biden a Ginevra il 16 giugno scorso (Keystone)

Una nuova telefonata, la seconda in un mese, tra il presidente americano Joe Biden e quello russo Vladimir Putin per provare a imboccare la difficile strada del disgelo sul dossier Ucraina. Il colloquio tra i due leader è previsto alle 21.30 (ora italiana) di giovedì e si inserisce in un contesto nel quale, dietro la coltre di dichiarazioni alla stampa, le due potenze stanno entrambe aprendo alla possibilità di un alleggerimento delle tensioni. Il contatto, secondo fonti americane, sarebbe stato chiesto da Putin e Biden avrebbe accettato. Pronto – hanno spiegato da Washington – ad offrire al suo interlocutore “una via diplomatica”.

Saranno diversi gli argomenti, tutti caldissimi, che Biden e Putin toccheranno nel corso della telefonata. All’orizzonte ci sono i colloqui che si apriranno a inizio 2022 con il Consiglio Nato-Russia, previsto il 10 gennaio proprio sul dossier Kiev e anche sul tema del controllo delle armi nucleari. E il 12 e 13 dello stesso mese nuovi colloqui tra l’Occidente e Mosca avranno luogo in occasione del summit dell’Osce.

La Casa Bianca chiama

Washington, sul dossier ucraino, continua a tenere aperto un doppio binario. Da una parte, come hanno sottolineato anche in queste ore fonti dell’amministrazione Biden, conferma l’impegno ad uno sforzo diplomatico che porti ad una soluzione concordata con Mosca. Dall’altra ribadisce "la preoccupazione" per l’integrità territoriale dell’Ucraina e si dice "pronta a rispondere con nuove e dure sanzioni" in caso di escalation. nell’eventualità di invasione da parte della Russia, gli Usa “prevedono di rafforzare la posizione della Nato” e di “fornire ulteriore assistenza” all’Ucraina se necessario, ha aggiunto alla Cnn un funzionario dell’amministrazione americana. La strada delle sanzioni, al momento, resta comunque nettamente sullo sfondo e anche l’Unione Europea, al vertice dei leader del dicembre scorso, si è mostrata prudente.

Gli Usa hanno anche ribadito i loro sforzi “nel consultarsi e coordinarsi" con i propri alleati, Europa su tutti, “per un approccio comune nella risposta” a Mosca, alla quale si chiede un passo concreto per una de-escalation. Al momento gli Stati Uniti non hanno registrato alcun passo da parte della Russia per abbassare la tensione. "Continuiamo a vedere una significativa presenza di truppe russe al confine con l’Ucraina”, hanno sottolineato fonti del governo americano. E, nelle stesse ore in cui è stato annunciato il nuovo colloquio tra Biden e Putin, il segretario di Stato Usa Anthony Blinken ha telefonato al presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky per ribadire “l’appoggio” di Washington.

Il Cremlino risponde

Da parte sua, Putin potrebbe ribadire quanto già scritto nero su bianco nel documento sulle “proposte per la sicurezza” della Russia. È il ruolo della Nato, con la possibile adesione di Kiev, a essere in particolare nel mirino di Mosca, che reputa “inaccettabile” l’espansione a Est dell’Alleanza Atlantica e su questo vuole garanzie dagli Usa. Non è ancora chiaro se la nuova telefonata tra Putin e Biden sarà una videochiamata come è accaduto lo scorso 7 dicembre, quando i due leader si parlarono virtualmente ‘vis a vis’ per due ore.

E non è neanche chiaro se Biden porrà sul tavolo anche il tema dei diritti umani, sull’onda dell’indignazione che, nei principali Paesi dell’Occidente, ha innescato la chiusura del gruppo Memorial, considerata dallo stesso Blinken “un affronto” dopo la “repressione” sofferta nell’era sovietica. Il gruppo Memorial ha inoltrato un ricorso d’urgenza alla Corte europea dei diritti dell’uomo e il tribunale con sede a Strasburgo ha chiesto a Mosca di sospendere la chiusura almeno per il tempo necessario ad esaminare il caso. Ma il Cremlino, finora, non ha risposto mentre un tribunale di Mosca ha ordinato lo scioglimento del Centro per i Diritti Umani dell’Ong.

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