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Ucraina
17.12.21 - 20:05
Aggiornamento: 20:55

Putin detta le condizioni per non arrivare a una guerra

Il messaggio del Cremlino a Usa e Nato: ‘Mai Kiev nell’Alleanza atlantica’ e moratoria sui missili. Ma la Casa Bianca chiude

Ansa, a cura de laRegione
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Una casa distrutta a Nevelske, nell’est dell’Ucraina (Keystone)

È molto più di un semplice accordo per gestire la sicurezza in Europa senza troppi scossoni. Ciò che Vladimir Putin ha inviato a Stati Uniti e Nato, infatti, è un vero e proprio ‘trattato di pace e di non aggressione’ che pare riesumato dalle teche del Novecento. Certo, lo stesso ministero degli Esteri russo lo definisce una bozza, dato che siamo solo agli inizi e va capito come reagiranno Washington e Bruxelles. Mosca però accompagna il dossier con un biglietto di presentazione. “Gli Usa - spiega il vice del Mid Serghei Ryabkov - considerino le nostre proposte con la massima serietà”. Ma vediamo in dettaglio cosa contengono i documenti (otto articoli per gli Usa, nove per la Nato).

I punti

Nel preambolo la Russia delinea la cornice giuridica in cui vuole muoversi, citando vari trattati (da Helsinki del 1975 sino alla Carta per la sicurezza europea del 1999) e ricordando che “non ci possono essere vincitori in una guerra nucleare“ - dunque gli Usa e la Russia si devono impegnare per “evitare qualsiasi confronto militare". Insomma, Putin ricorda qual è veramente la posta in gioco e che nessuno commetta ancora l’azzardo - come fece Barack Obama - di derubricare il suo Paese a "potenza regionale". Nel pratico. Le parti s’impegnano "a non partecipare o sostenere attività che incidano sulla sicurezza dell’altra parte”, a non usare “il territorio di altri Stati per preparare o effettuare un attacco armato” o ad azioni che ledano “la sicurezza essenziale” reciproca e inoltre faranno sì che le alleanze militari o le coalizioni di cui fanno parte rispettino "i principi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite”. Infine cala il carico. Ovvero l’articolo 4. "Gli Stati Uniti s’impegnano a escludere qualsiasi ulteriore espansione verso est della Nato e a rifiutare l’ammissione all’Alleanza degli Stati che facevano parte dell’Unione Sovietica; gli Usa non stabiliranno basi militari sul territorio degli Stati già membri dell’Urss che non sono della Nato né useranno le loro infrastrutture per qualsiasi attività militare né svilupperanno con essi una cooperazione militare bilaterale”.


Vladimir Putin (Keystone)

A corollario, con implicazioni che vanno ben oltre la stabilità strategica in Europa, la Russia chiede di “non schierare missili terrestri a raggio corto e intermedio“ sia fuori dal territorio nazionale che in patria, se questi minacciano l’altra parte, e di "evitare il dispiegamento di armi nucleari al di fuori del territorio nazionale”, nonché “il rientro nei confini” di quanto già dislocato all’estero. Ecco, se questo venisse accettato da Washington (improbabile), le implicazioni sarebbero importanti anche sullo scacchiere orientale, ad esempio in Corea e in Giappone. Ma naturalmente c’è di più. Nel documento riservato alla Nato le parti s’impegnano a "non creare condizioni o situazioni che costituiscano o possano essere percepite come una minaccia alla sicurezza nazionale di altre parti”, con una certa “moderazione” nell’organizzazione delle esercitazioni.

Truppe ed esercitazioni

Per la risoluzione delle controversie si rimanda ai rapporti bilaterali e al consiglio Nato-Russia, con la richiesta di creare “hotline" di emergenza. Si torna sulla questione dei missili a corto-medio raggio (moratoria, dato che il trattato Inf è scaduto) e si chiede di non condurre esercitazioni sopra il livello della “brigata” in zone stabilite ad hoc. Poi il colpo di grazia. "Tutti gli Stati membri della Nato s’impegnano ad astenersi da qualsiasi ulteriore allargamento dell’Alleanza, compresa l’adesione dell’Ucraina e di altri Stati; le parti che sono membri della Nato non condurranno alcuna attività militare sul territorio dell’Ucraina e di altri Stati dell’Europa orientale, del Caucaso meridionale e dell’Asia centrale”.

Con questi documenti Putin formalizza dunque il suo ‘all-in’ per quel che riguarda i rapporti con l’Occidente. Ora sta agli Alleati rispondere. I primi segnali non sono buoni. “Non comprometteremo i principi chiave su cui è costruita la sicurezza europea, compreso il fatto che tutti i Paesi hanno il diritto di decidere il proprio futuro e la propria politica estera liberi da interferenze esterne", ha commentato la portavoce della Casa Bianca, promettendo di analizzare le proposte russe in tandem con gli alleati europei. Parole giudicate dallo stesso Ryabkov come "deludenti”.

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