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17.12.21 - 05:15
Aggiornamento: 16:49

Maduro, Putin, Berlusconi e altri supereroi

In Venezuela fa discutere Súper Bigote, cartone animato alter ego del presidente in crisi. Ma fumetti e agiografie sono un classico a ogni latitudine

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Un collage di politici supereroi. O quasi (La Regione)
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Una volta i potenti della Terra con velleità da supereroi finivano rappresentati sulle monete, come gli imperatori romani, che amavano accostare il loro volto al Sol Invictus, dio pagano che li guidava alla vittoria in guerra. Era il loro modo di dire che avevano un aiuto ultraterreno o che loro stessi o che loro stessi erano un’emanazione dell’aldilà.

Costantino, dopo la conversione al cristianesimo, passò dal sole alla croce, comunicando all’esterno ben più di un’immagine di sé: dietro una moneta, anzi, sulla sua faccia, si illustrava un modo di essere, di proporsi a chi quella moneta se la trovava tra le mani. Quei dischi d’oro, argento e bronzo, a seconda del valore, rappresentavano chi li distribuiva. C’era anche chi coniava più monete, a seconda di dove avrebbero circolato: più i soldi rischiavano di finire davanti agli occhi del nemico, più era necessario mandare segnali minacciosi. All’epoca circolavano quelle, poi toccò ai dipinti e ai libri agiografici.

Nella nostra epoca pop, in cui ci illudiamo di andare più veloci della storia, per autorappresentarsi, i leader politici scelgono il modo più istantaneo di entrare in contatto con la platea più ampia possibile: e quindi il fumetto, i cartoni animati. Così è nato Súper Bigote (Super Baffo), il nuovo eroe della tv venezuelana, un clone (ovviamente possente e baffuto) e un tentativo di dare una lucidata all’immagine del criticato presidente Nicolás Maduro.


Super Bigote, Super Mduro (Tercera voz)

Nell’episodio andato in onda Súper Bigote affronta a mani nude un drone mandato dal cattivo di turno - un figuro a metà tra il cattivo della Marvel e Donald Trump - per ripristinare la corrente elettrica dopo un blackout. Una mossa che non solo sa di propaganda, ma che ricorda più fatti recenti legati al Venezuela: innanzitutto la crisi energetica del 2019, che gli oppositori attribuiscono a Maduro e una frase specifica pronunciata in quel periodo dallo stesso presidente: ‘Non sono Superman, sono Súper Bigote’. Con quel cartone animato, Maduro prova a dire che i problemi che affliggono il suo Paese non dipendono da lui, ma da chi lo boicotta dall’esterno, appoggiato da qualcuno all’interno (non a caso tra i cattivi appaiono personaggi dalle sembianze dei suoi oppositori locali). A chiudere il cerchio, la sigla, “Indestructible”, uno dei brani preferiti dal presidente, per di più dal titolo inequivocabile.

Vite di santi

Maduro è solo l’ultimo, forse anche il più smaccato, di una lunghissima serie di potenti che hanno cercato, con agiografie più o meno riuscite, più o meno ridicole, di prendersi il centro della scena e raccontare carriere fatte di compromessi (talvolta anche poco edificanti) e scheletri negli armadi (a volte anche altrove) che vogliono apparire vite di santi.

Per questo, basti ricordare “Una storia italiana”, il volume ultrapatinato che - nel 2001, alla vigilia delle elezioni - Silvio Berlusconi fece recapitare nella cassetta della posta a tutti gli italiani, un capolavoro di propaganda con il belletto e le paillettes, dove lui, “l’Unto dal Signore” (copyright Berlusconi, 1994) quasi camminava sulle acque, il suo Milan era l’Invincibile Armada, le sue tv la voce della verità e il divorzio dalla prima moglie - traumatico e inviso ai tanti cattolici che lo votavano - veniva fatto passare come un gioioso percorso di coppia in una spa.


Berlusconi trasformista (La Regione)

L’Olimpo latinoamericano

L’America Latina, avvezza alle telenovelas e al culto della personalità, è il luogo perfetto per far prosperare queste storie di presidenti che vogliono passare metà per Superman e metà per San Francesco. Lo stesso padre politico di Maduro, Hugo Chávez, andava in onda con il programma “Aló presidente”, che iniziava la domenica alle 11 di mattina, ma non si sapeva mai quando sarebbe finito: lì, il presidente magnificava se stesso, nell’incredibile gioco di specchi per cui lui era il supereroe, ma anche l’uomo che ne decantava le gesta, oltre che parte del pubblico - essendo una cosa che faceva soprattutto a uso e consumo del suo ego - e, per estensione, l’editore, visto che a trasmetterlo era la tv di Stato.

Chávez è diventato un cartone animato, anzi due, quando era già morto. In uno, ideato e poi caricato su YouTube dall’opposizione, è un robot bugiardo e manipolatore nelle mani degli americani; nell’altro, dal titolo - che va addirittura oltre la santità - “Chávez nostro che sei nei cieli”, l’ex presidente defunto guida gli altri leader sudamericani tra inni chavisti e un San Pietro con le fattezze di Simón Bolívar, papà del subcontinente liberato. Ovviamente, in questo Olimpo latinoamericano, Chávez è il vero leader, nonostante la presenza di pezzi grossi come Che Guevara, Emiliano Zapata, José Martí e Salvador Allende.

Nel Paradiso animato in cui Chávez si è fatto spirito-guida, c’è anche l’ex presidente argentino Nestor Kirchner, altro potente che si è fatto cartoon, sovrapponendo la propria immagine a quella di un eroe dei fumetti della sua terra, l’Eternauta, la cui prima uscita è datata 1957. Il suo staff pensò di promuovere un incontro elettorale a favore della moglie Cristina Fernández, con un’immagine chiamata Nestornauta. Doveva essere una boutade estemporanea, un travestimento di un giorno, quell’ibrido divenne uno dei simboli del kirchnerismo più acceso.


Kirchner, il Nestornauta

Prima di Kirchner, e dei generali, c’era Juan Domingo Perón, che nel 1954 - prima di salire al potere - convocò nientemeno che Stan Lee, stella dei comics e creatore dell’Uomo Ragno e dell’Incredibile Hulk, per fargli disegnare un supereroe “descamisado”. Il progetto, però, non andò mai in porto. Mentre furono stampati e distribuiti i libri per le scuole elementari con la moglie Eva protagonista assoluta, destinataria di inni da cantare in classe e capace di eliminare la povertà e amare i figli altrui come i propri.

‘Chiamatemi Stan Lee’

Chi non aveva bisogno di supereroi inventati avendo un’aura e un aspetto da Superman caraibico era Fidel Castro, che invece è stato raccontato, fuori e dentro ai confini cubani, in ogni modo. Ancora oggi nei mercati dell’Avana viene venduto “El Album de la Revolución Cubana”, fumetto in cui l’ascesa del líder maximo viene raccontata assecondando tutti i crismi della Rivoluzione.

Che li commissionassero direttamente o che li facesse fare qualche leccapiedi per loro, i fumetti agiografici non sono un’esclusiva latinoamericana. Verso la fine della carriera politica, a Winston Churchill venne dedicato “The Happy Warrior” (Il guerriero felice), storia decisamente poco oggettiva dell’uomo che guidò i britannici alla vittoria nella Seconda guerra mondiale. Fumetti simili – mentre erano in vita – sono stati dedicati in Francia a Charles De Gaulle, in Libia a Gheddafi e in Egitto a Nasser. Da Jfk in poi, non c’è presidente americano che non sia finito in un albo di un supereroe: Obama su tutti, mentre a Nixon e Trump è toccato il ruolo del “villain”. L’onore di una copertina Marvel è stato concesso anche al fotogenico canadese Justin Trudeau, ritratto con i guantoni e una canottiera nazionalista. E una copertina disegnata, a far pensare a una serie di strisce, si trovava anche nella biografia di Francisco Franco, il caudillo spagnolo, che come titolo aveva scelto “Soldado invicto”, denotando una megalomania da imperatore romano.


Un mix anomalo in copertina, Justin Trudeau, Franco e Barack Obama (La Regione)

SuperVladimir

Ma senza scomodare vere e proprie bibbie laiche autoprodotte, come quelle nordcoreane – con il dittatore ereditario di turno che mette la firma su tomi che diventano tavole della legge –, i leader mondiali hanno trovato altri modi per raccontarsi da eroi o, perché no, supereroi. Narendra Modi in India e Lula in Brasile sono stati protagonisti di film molto, troppo romanzati. Ma c’è chi va oltre, come Vladimir Putin, protagonista di memorabili scatti da supereroe in carne e ossa mentre affronta orsi, doma cavalli, sfida laghi ghiacciati e campioni di hockey. Il suo capolavoro mitomane-letterario è però “Impara il judo con Putin”, un manuale in cui t’insegna a stendere tutti, orsi compresi. Proprio come lui. Vabbè, quasi come lui.


Putin judoka da videogioco (Keystone)

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