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14.10.21 - 11:32
Aggiornamento: 14:37

Ecco chi c’è nella lista nera dei ‘pericolosi’ di Facebook

Il sito The Intercept ha reso noti gruppi e individui banditi dal social in quanto ‘pericolosi’ e ai quali gli utenti non possono esprimere apprezzamento

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(Keystone)

Una lista nera di oltre 4’000 fra persone e gruppi o associazioni nel mondo che Facebook ritiene “pericolose” è stata pubblicata dal portale The Intercept: nell’elenco, oltre a organizzazioni considerate terroristiche si trovano criminali, movimenti sociali militarizzati, raggruppamenti di estrema destra, e gruppi che diffondono odio ai quali il social network nega la presenza sulla propria piattaforma. E non solo: gli utenti “beccati” a esprimere opinioni positive o che potrebbero mostrare sostegno ad essi rischiano di vedersi cancellati i commenti o addirittura chiusi gli account. La lista è consultabile interamente a questo link.

Per ogni nome presente nella lista, etichettato con una categoria (ad esempio “terrorismo“, “odio”, "crimine”, "movimento sociale militarizzato”), sono indicate le zone geografiche di attività, il tipo di soggetto o movimento, eventuali affiliazioni a organizzazioni più grandi (ad esempio l’Isis), e l’eventuale origine della designazione come pericoloso, ad esempio l’attribuzione della sigla Sdgt (Specially Designated Global Terrorist) da parte del dipartimendo di Stato o del dipartimento del Tesoro statunitensi.

Tre livelli di restrizioni

Facebook suddivide i gruppi e gli individui nella blacklist in tre “livelli” di pericolo, da 1 a 3, come rivela The Intercept, ai quali corrispondono diverse modalità di moderazione dei contenuti degli utenti al riguardo, come appare da un estratto delle linee guida sulla moderazione di Facebook pubblicato dal portale.

Il livello 1 è quello con le limitazioni più strette: qualunque commento che possa suonare come un apprezzamento o un sostegno ai soggetti presenti in questo gruppo viene cancellato, anche se riferito ad azioni non violente. In questo livello si trovano presunti gruppi terroristici, diffusori di odio o criminali e loro presunti membri, con il terrorismo che viene definito come “organizzare o sostenere la violenza contro i civili” e l’odio come “disumanizzare ripetutamente o sostenere il danno contro” persone con caratteristiche protette. Il 70% dei soggetti presenti nel gruppo 1 è costituito da organizzazioni e individui mediorientali e sud asiatici, etichettati come terroristi, che rappresentano in totale l’80% delle presenze trasversali in tutti e tre i gruppi. Molti di questi nomi sono presi direttamente dalle liste stilate dal governo americano. Nel settore “criminali” del gruppo 1 si trovano invece bande di strada americane e cartelli della droga latinoamericani, composti prevalentemente di individui neri e latini, mentre sono circa 250 le organizzazioni considerate gruppi d’odio, principalmente di suprematisti bianchi.

Nel livello 2, “Attori non statali violenti”, si trovano soprattutto gruppi ribelli che esercitano violenza armata più contro i governi che sui civili, come ad esempio molte fazioni in conflitto nella guerra civile siriana. Gli utenti di Facebook possono esprimere apprezzamento per le azioni non violente di questi gruppi, ma non possono dimostrare alcun “sostegno sostanziale” per i gruppi stessi.

Il livello 3 contiene i gruppi che non sono violenti, ma ripetutamente autori di discorsi di odio, potenzialmente in grado di essere violenti in breve tempo o che violano ripetutamente le politiche di Facebook su gruppi e individui pericolosi (Dangerous Individuals and Organizations, abbreviato in DIO). Gli utenti di Facebook sono liberi di esprimere qualsiasi opinione sui presenti in questo gruppo. Questo livello include i Movimenti Sociali Militarizzati, ovvero soprattutto milizie antigovernative americane di destra, che sono quasi interamente formate da persone bianche.

Nella blacklist anche due band di estrema destra svizzera, Forza Nuova e Casapound

Nella lista c’è anche una presenza svizzera: nella categoria “odio” sono infatti inseriti due gruppi rock di estrema destra, gli “Sturmtruppen" di Basilea e gli “Indiziert” di Burgdorf, nel canton Berna. Quest’ultimo gruppo era attivo nel partito di estrema destra National Orientierter Schweizer (PNOS), il Partito dei Nazionalisti Svizzeri.

Molti anche i nomi che fanno riferimento alla galassia dell’estrema destra neofascista italiana, dalle note formazioni politiche di Casapound e Forza Nuova, a gruppi studenteschi come Blocco Studentesco e Lotta Studentesca, movimenti come Lealtà – Azione e Generazione Identitaria, nonché tre presenti dalla vicina Varese, ovvero il gruppo di tifosi del Varese Ultras Sette Laghi (sciolto nel 2016), il movimento Varese Skinhead e la Comunità militante dei dodici raggi. Non mancano soggetti storici come la Repubblica Sociale italiana e il Partito Nazionale Fascista.

Facebook considera alcune etnie o religioni più "pericolose”?

Le principali contestazioni a questa lista pongono l’accento sulla presenza sproporzionata di personalità e organizzazioni musulmane soprattutto nella categoria “terrorismo”, quella considerata più pericolosa, mentre le organizzazioni suprematiste di destra bianche sono soprattutto presenti nel livello 3, quello senza restrizioni. In sostanza, Facebook considererebbe più “pericolosi” alcuni gruppi religiosi ed etnici rispetto ad altri. Molti dei nomi presenti nella lista, peraltro, sono considerati “pericolosi” dagli Stati Uniti e dai loro alleati: secondo The Intercept, circa 1.000 voci possono essere reperite in una vecchia lista anti-terrorismo del governo statunitense sotto George W. Bush.

Prima che la lista arrivasse in possesso del The Intercept e fosse pubblicata, un gruppo numeroso di studiosi di diritto e libertari civili aveva chiesto a Facebook di renderla pubblica, in modo che gli utenti potessero sapere quando i loro posto rischiavano di essere cancellati o i loro account sospesi per aver espresso apprezzamento nei confronti di una persona o un gruppo presente nell’elenco. L’azienda si è difesa motivando il rifiuto con il timore che rendere pubblica la lista mettesse in pericolo i dipendenti e permettesse ai gruppi interdetti dal social network di aggirarne le policy. Tuttavia, Facebook non ha fornito a The Intercept informazioni su qualsiasi minaccia specifica giunta al suo personale.

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