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Due ragazzi e una ragazza sono stati riconosciuti colpevoli
24.09.21 - 18:31
Ats, a cura de laRegione

Regno Unito: condannati tre 14enni per l’omicidio di un 13enne

Pene fino ai 13 anni per i giovanissimi imputati, colpevoli di aver accoltellato un coetaneo lo scorso gennaio dopo una lite sui social

Condanne esemplari, lacrime e qualche recriminazione contro l’irresponsabilità imputata ai grandi monopolisti dei social media. Si è chiuso così oggi il processo a carico di tre adolescenti – due ragazzi e una ragazza di 14 anni – accusati nel Regno Unito di aver architettato ed eseguito mesi fa l’uccisione spietata di un quasi coetaneo: il 13enne Olly Stephens, accoltellato nel gennaio scorso a morte dopo una lite inizialmente virtuale innescatasi online.

La ragazza è stata condannata a 3 anni e 2 mesi di detenzione in una struttura minorile per aver attirato Olly in una trappola ordita con i due complici. Questi ultimi si sono visti infliggere 13 e 12 anni sotto custodia dopo essere stati riconosciuti come autori materiali dell’agguato.

Il corpo ritrovato martoriato in un campo

La vicenda, che ha inorridito il Paese sullo sfondo degli episodi di violenza giovanile e di uccisioni all’arma bianca moltiplicatisi negli ultimi anni, si è consumata a Reading, nella contea del Berkshire, una delle aree più bucoliche, residenziali e a più alta densità di residenti benestanti del Sud dell’Inghilterra, dove il corpo martoriato della vittima fu ritrovato a inizio anno in un campo dalla polizia dopo l’allarme sulla sua scomparsa.

Ucciso perché ‘ha fatto la spia’

Secondo la ricostruzione fatta in udienza, anche sulla base di immagini e messaggi scambiati in quei giorni fatali dai giovanissimi imputati, Olly fu di fatto condannato a morte per “aver fatto la spia”. Per il sospetto che fosse stato lui a informare delle bravate del terzetto il fratello maggiore d’un altro tredicenne preso in giro e bullizzato anonimamente attraverso i social. I nomi dei condannati restano coperti dal rigorosissimo riserbo imposto anche ai media britannici dalla legge che tutela i minorenni. A mostrarsi in pubblico dopo il verdetto sono stati invece i genitori di Olly, per raccontare di un ricordo “d’orrore” e di una sofferenza che non si cancellano, dell’impossibilità di alleviare il dolore con qualunque manifestazione della giustizia. Ma anche per denunciare i padroni del vapore dei social media, che nelle parole di papà Stuart avrebbero “molto di cui rispondere sull’enorme parte giocata nella morte di Olly”.

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