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23.09.21 - 19:42
Aggiornamento: 19:58

Si dimette per protesta l’inviato Usa ad Haiti

Daniel Foote in una lettera al Dipartimento di Stato condanna ‘il trattamento disumano’ riservato ai migranti e attacca la politica dei rimpatri forzati

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Keystone
Mamma e figlia, di nazionalità haitiana, appena arrivate in Texas

Washington – Nuova bufera su Joe Biden, la cui popolarità tra gli americani è già in caduta libera dopo il caotico e drammatico ritiro dall’Afghanistan e a causa di una pandemia che in Usa rialza la testa. Stavolta a imbarazzare la Casa Bianca è la crisi umanitaria al confine col Messico, che coinvolge soprattutto migliaia di migranti provenienti da Haiti. Famiglie disperate che fuggono dalle macerie del terremoto, dalla miseria e dalla violenza, e che tentano disperatamente di entrare negli Stati Uniti attraversando il Rio Grande, ammassandosi sotto il lungo ponte che porta in Texas.

Di fronte a una situazione sempre più drammatica Washington ha varato la linea dura dei respingimenti. Ma il presidente americano deve fare ora i conti con un gesto clamoroso: le dimissioni dell’inviato speciale Usa ad Haiti, Daniel Foote, che in una lettera al Dipartimento di Stato denuncia senza mezzi termini “il trattamento disumano” riservato ai migranti haitiani e attacca la politica dei rimpatri forzati definita “sbagliata e controproducente”. Una politica, scrive, “a cui non voglio essere assolutamente associato”, fatta di “interventi che hanno prodotto e stanno producendo solo risultati catastrofici”.

Botta e risposta tra Foote e il Dipartimento di Stato

“Le mie raccomandazioni sono state ignorate e messe da parte”, attacca quindi il diplomatico di lungo corso, che proprio Biden aveva nominato nel luglio scorso inviato speciale a Port-au-Prince, dopo l’assassinio del presidente haitiano Jovenel Moise. Secca la risposta del Dipartimento di Stato: “Invece di partecipare a trovare soluzioni, l’inviato ad Haiti ha scelto di dimettersi e di rappresentare in modo fuorviante i motivi delle sue dimissioni”, ha commentato il portavoce Ned Price.

Foote è stato fin dall’inizio fautore di una politica più tollerante nei confronti delle migliaia di persone che fuggono da Haiti e che si sono accampate al confine sud degli Usa. Questo nella speranza di ottenere un permesso per entrare nel Paese, rientrando in quello status di protezione che Biden a maggio aveva esteso a circa 150mila haitiani già residenti negli Usa. Ma l’inviato ad Haiti si sarebbe trovato di fronte a un muro da parte dell’amministrazione, che questa settimana ha già rispedito ad Haiti almeno 300 persone e che ha in programma di respingerne almeno altre 14mila entro il prossimo mese. Del resto il ministro degli Interni Alejandro Majorkas giorni fa recandosi al confine col Messico era stato chiaro: “Da qui non si entra”.

Popolarità di Biden in picchiata

“Biden né più né meno come Trump”, attaccano ora i critici, con la Casa Bianca presa di mira anche da accuse di razzismo, soprattutto dopo le immagini shock degli agenti a cavallo che frustano i migranti che tentano di guadare il fiume. Così secondo Gallup l’indice di gradimento del presidente americano è ai minimi dal suo insediamento a gennaio, crollato ad appena il 43% dal 56% registrato lo scorso giugno. Un dato preoccupante per Biden, che deve fare i conti anche con gli attriti con l’Europa e con uno stop alla riforma della polizia (la cosiddetta legge Floyd) che rischia di alienargli il consenso di gran parte dell’elettorato afroamericano.

Sul fronte della crisi al confine colpisce anche il sostanziale silenzio della vicepresidente Kamala Harris, a cui tra l’altro Biden aveva affidato proprio il dossier immigrazione. La popolarità dell’ex senatrice comunque è al 49%, più del commander in chief, e chissà se il rimanere dietro le quinte non sia piuttosto un calcolo politico.

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