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15.09.21 - 20:35
Aggiornamento: 21:20

Rissa per il potere tra talebani: ‘Baradar in ospedale’

Scontro con gli Haqqani. Fuggono in Pakistan le calciatrici della nazionale, da lì andranno in Qatar con l’aiuto di una Ong britannica

Ansa, a cura de laRegione
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Il mullah Abdul Ghani Baradar (Keystone)

È scontro aperto tra i Talebani per la gestione del potere in Afghanistan. Dopo giorni di indiscrezioni e smentite sulle sue condizioni di salute, emergono nuove ricostruzioni sull’assenza da Kabul del mullah Abdul Ghani Baradar, che ha disertato i primi incontri internazionali del governo ad interim.

Il vicepremier, capo della delegazione che aveva negoziato a Doha gli accordi con gli Stati Uniti, sarebbe ricoverato nella roccaforte talebana di Kandahar dopo essere rimasto ferito la scorsa settimana in uno scontro fisico con alcuni membri della rete Haqqani, fortemente legata ai servizi pakistani e storicamente vicina ad Al Qaida. Sarebbe questa, secondo fonti della famiglia citate dal Pashtun Times, la ragione della sua scomparsa dalla scena pubblica. Fonti informate citate dalla Bbc parlano di un “duro scambio” verbale, degenerato in una vera e propria rissa tra le sale del palazzo presidenziale per divergenze sulla gestione del potere.


Un talebano innalza una bandiera del nuovo Afghanistan (Keystone)

In ospedale, Baradar si ritroverebbe di fatto sotto sorveglianza, sottoposto alla “protezione del Pakistan", mentre "i familiari non sono ancora autorizzati a vederlo”. Un clima di tensione e incertezza testimoniato anche dall’intervento pubblico del portavoce del gruppo jihadista, Suhail Shaheen, per smentire le voci sull’uccisione del vicepremier, oltre che sul suo ferimento. Dal canto suo, riferisce il network indiano Republic, Baradar avrebbe cercato di fare sponda con gli interlocutori internazionali, contattando il Qatar per denunciare il rischio di rottura delle intese di Doha a causa della linea intransigente degli Haqqani. Un messaggio che sarebbe stato trasmesso anche all’amministrazione Usa.

Lo strappo

Dopo i dissidi che avevano portato alla formazione di un esecutivo solo ad interim e al rinvio sine die della sua cerimonia di insediamento, lo strappo all’interno del gruppo dirigente dei Talebani appare sempre più insanabile. Un rischio “caos“ su cui lancia l’allarme il premier pachistano Imran Khan, secondo cui bisogna "dare tempo" ai mullah, perché “se le cose vanno male” potrebbe esserci "la più grande crisi umanitaria e un enorme problema di rifugiati”. Tensioni che si incrociano con i nuovi appelli alla resistenza dal Panshir, dove rifugiato tra le valli si troverebbe ancora il suo leader Ahmad Massoud. Secondo fonti locali, gli insorti “stanno consolidando le proprie posizioni e sono pronti alla battaglia” in vista della stagione fredda. E in questo quadro, i Talebani promettono di creare presto "una forza regolare forte”, che potrebbe accogliere anche ex militari governativi. Intanto migliaia di persone continuano ogni giorno a tentare di lasciare l’Afghanistan, anche grazie alla ripresa dei voli commerciali dallo scalo della capitale, dove oggi è atterrato anche il primo volo dall’Iran della compagnia Mahan Air.


Un tassista con la bandiera talebana e quella afghana per le strade di Kabul (Keystone)

La fuga della squadra di calcio

E tra chi è riuscito a fuggire, dopo la fatwa dei Talebani contro lo sport femminile, ci sono anche le calciatrici delle nazionali femminili giovanili, dalle under 14 alle under 18, arrivate in Pakistan in cerca di un rifugio. Le giocatrici e le loro famiglie, in tutto 115 persone, sono giunte attraverso il valico di frontiera di Torkham. Un attraversamento accompagnato dal simbolico momento in cui hanno potuto togliersi il burqa, sostituendolo con un velo islamico. A Lahore hanno poi ricevuto il benvenuto del ministro pakistano per l’Informazione, Fawad Chaudhry, secondo cui “le giocatrici erano in possesso di passaporti afghani validi” e di regolari visti umanitari. La loro meta finale sarà il Qatar. Ad aiutarle a scappare è stata una ong britannica, dopo che le sportive erano rimaste bloccate all’aeroporto di Kabul nel caos delle evacuazioni della coalizione internazionale.

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