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Elisa Loncon (Keystone)
cile
29.07.21 - 19:59
Aggiornamento: 21:49
di Emiliano Guanella

Elisa Loncon, la mapuche che riscrive la Costituzione

Presidente dell'Assemblea che stravolgerà la Carta voluta dal dittatore Pinochet: "Hanno sofferto in tanti, soprattutto le donne. Io amo la parità universale”

Non ci ha pensato due volte Elisa Loncon su come iniziare il suo primo discorso da presidente dell’Assemblea che dovrà scrivere la nuova Costituzione del Cile. “Mari mari pu lamgen”, un saluto a tutti i fratelli e le sorelle, in lingua mapundungun, l’idioma del popolo mapuche di cui è delle massime studiose a livello mondiale. È nata 58 anni fa nel villaggio di Lefweluan, nella provincia ribelle dell’Araucania, terra di resistenza mapuche fin dai tempi dei conquistadores spagnoli. Quarta di sette fratelli, ha potuto studiare filologia inglese a Santiago del Cile, poi si è specializzata nei Paesi Bassi, in Canada e in Messico. Ora è un personaggio chiave della transizione cilena, chiamata a guidare un processo costituzionale necessario e fortemente voluto dalla piazza, ma che non sarà facile visto che si tratta di costruire, di fatto, un nuovo Stato.

Traguardo personale e collettivo

Eletta con una maggioranza formata da esponenti di sinistra e indipendenti lei ha fatto subito capire che uno degli assi centrali dei lavori della costituente dovrà essere il riconoscimento del Cile come Stato plurinazionale, rispettoso dei diritti dei popoli originari, ad iniziare ovviamente dalla grande comunità mapuche che lei rappresenta. “Non posso nascondere la mia soddisfazione – spiega – ma questo è un traguardo collettivo e non personale. La mia elezione e la folta presenza degli indigeni nell’assemblea (sono stati assegnati ai rappresentanti dei popoli originari 17 seggi su 155) sono il frutto di secoli di lotta per far sentire la nostra voce rispetto a uno Stato centralista a una società razzista e classista”.

Dodici mesi per scrivere il nuovo testo, un compito non facile per un Paese la cui transizione democratica è stata condotta con estrema lentezza e cautela, condizionata dalla pesante eredità della dittatura di Augusto Pinochet. “Una democrazia nei limiti del possibile”, l’aveva definita Patricio Aylwin nel 1990. L’attuale Costituzione ha subito diverse modifiche rispetto alla carta redatta dall’ideologo del regime militare Jaime Guzman, ma gli assetti fondamentali sono rimasti ancorati a quel modello di neoliberalismo economico e di Stato benefattore ma non garante di diritti fondamentali. Il movimento dell’Estallido (letteralmente, lo scoppio) iniziato due anni fa con le proteste studentesche ha avuto il pregio di mostrare finalmente il disagio della società, le pessime condizioni di vita e di lavoro della maggioranza dei cileni.

L’importanza delle donne

A dirigere la barca, ora, sarà una donna mapuche, qualcosa di impensabile fino a poco tempo fa. “Le donne indigene siamo doppiamente discriminate, ultime degli ultimi e questo deve cambiare. Direi che in generale tutte le donne hanno sofferto a causa della mentalità machista ancora molto diffusa nel nostro paese. Quando sono stata eletta ho pensato proprio alle tante donne anonime cilene, che devono sostenere la famiglia, lavorare, allevare i figli, sbarcare il lunario. Il movimento femminista è stato centrale nelle proteste popolari, le sue rivendicazioni dovranno essere prese in considerazione e contemplate nella nuova Carta”.


Elisa Loncon con la bandiera del popolo mapuche (Keystone)

Elisa Loncon pensa a un femminismo nuovo, che non è mosso da un desiderio di vendetta ma dalla consapevolezza della necessità dell’eguaglianza fra tutti, senza nessuna discriminazione. “Amo il concetto della parità universale, che valga per donne e uomini, per gli indigeni e i non indigeni, per i bambini, gli anziani, per i lavoratori e i pensionati. Non ha senso preferire gli uni agli altri, dobbiamo aprire uno spazio dove tutti si sentano pienamente difesi dalle leggi e dalle istituzioni”. La storia moderna e contemporanea dei mapuche parte dall’occupazione delle loro terre a fine Ottocento fino ai movimenti di insurrezione dei giorni nostri. In piena democrazia, anche nei governi del centrosinistra, decine di loro attivisti sono stati arrestati con l’accusa di terrorismo e sedizione. Sebbene il 10% dei cileni abbia origine mapuche, la loro causa è stata per troppo tempo osteggiata dal potere centrale e la violenza ha segnato questo faticoso rapporto.

Opportunità unica

La stessa Loncon ha ricevuto recentemente delle minacce di morte e per questo le è stata assegnata una scorta 24 ore al giorno. Difficile pensare che tutto questo possa cambiare solo attraverso una nuova Costituzione. “Dobbiamo imparare a chiamare le cose come sono state. Lo Stato cileno ha compiuto un genocidio rispetto al nostro popolo che, in altre forme, continua ancora oggi. Prima c’è stata la guerra e l’occupazione del territorio. Poi è arrivata la segregazione, infine lo sfruttamento delle risorse naturali. Il Mapu, la terra e l’acqua, sono per noi parte integrante della nostra esistenza, adoriamo i nostri laghi e nostri fiumi perché sappiamo che dipendiamo da loro”. Un ecologismo ancestrale, che nasce molto prima delle campagne contro il riscaldamento globale. “Il pensiero eurocentrico ha sempre posto la natura al servizio dell’uomo, per noi è esattamente il contrario. L’uomo bianco ha usato la forza delle armi e poi il cristianesimo per imporre la sua idea sugli altri. Noi pensiamo invece che se ci ispiriamo all’armonia della natura, invece di avere la pretesa di ordinarla a nostro piacere, riusciremo a costruire una società più giusta. L’alternativa è il baratro, il caos, la barbarie. Mi auguro davvero che nella nuova Carta venga stabilità la priorità assoluta della difesa delle nostre risorse naturali. Non possiamo continuare a sventrare le montagne per cercare rame, a svuotare i corsi d’acqua per l’energia, a contaminare le nostre coste per l’attività peschiera intensiva. L’oro di oggi è devastazione, fame e miseria di domani, eppure l’essere umano continua a commettere gli stessi errori”.

Pensando alla forma di Stato multinazionale vengono in mente i modelli “soft” di Canada o Nuova Zelanda o quello più integrale della vicina Bolivia di Evo Morales. Cosciente che il nazionalismo è ancora molto forte in Cile, la Loncon evita di citarli esplicitamente. “Avremo successo solo se sapremo trovare la formula più adatta alla nostra realtà. Una Carta scritta dai cileni pensando a tutti i cileni con al centro la parità dei diritti”. Il blocco che la ha eletta è formato da esponenti di sinistra, sinistra radicale e indipendenti e non dispone della maggioranza dei due terzi necessaria, da regolamento, per approvare ogni singolo articolo. Si dovrà quindi mediare con i partiti di centro e anche con la destra, per ora restia a grandi cambiamenti soprattutto in campo economico. Nel pieno dei lavori, poi, cadono le elezioni presidenziali di novembre, un fattore sicuramente condizionante. “Sul quorum dei due terzi dovremo fare un ragionamento costruttivo in sede di commissione direttiva. La mediazione sarà ovviamente necessaria, ma denunceremo ogni forma di boicottaggio. Mi auspico che tutti i miei colleghi capiscano che siamo di fronte a un’opportunità unica, la più importante nella nostra storia democratica. Il Cile e il mondo ci guardano; non possiamo fallire”.

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