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La Barriera corallina australiana subisce in pieno le conseguenze del riscaldamento globale
23.07.21 - 21:19
Aggiornamento: 21:46

La Grande barriera corallina non è ufficialmente a rischio

Le forti pressioni esercitate dal governo australiano hanno sortito i loro effetti. Stonehenge potrebbe invece finire nella lista del Patrimonio in pericolo.

Roma – La Grande barriera corallina australiana non è ufficialmente a rischio di gravi danni ambientali. O meglio, non ancora. Il Comitato del Patrimonio Mondiale dell'Unesco ha deciso per ora di non inserirla nell'elenco dei siti patrimonio dell'umanità "in pericolo". Tuttavia ha chiesto al governo australiano, entro febbraio 2022, un rapporto sugli sforzi per salvaguardarne l'integrità. E sotto osservazione c'è anche il celebre sito di Stonehenge e la basilica di Santa Sofia.

Una decisione, quella sulla barriera australiana, che fa seguito a una decisione analoga annunciata giovedì per quel che riguarda Venezia e la sua laguna, che a sua volta non verrà iscritta nella lista del Patrimonio in pericolo grazie alla decisione del governo Draghi sul blocco del passaggio delle grandi navi davanti a San Marco e al canale della Giudecca.

Stonehenge e il tunnel

Appena due giorni fa, tuttavia, il Comitato aveva preso invece una decisione opposta per quel che riguarda il porto di Liverpool, che è stato rimosso dalla lista dei siti del Patrimonio Mondiale a causa di un eccessivo sviluppo delle strutture che gli ha fatto perdere la sua autenticità. E non basta, anche Stonehenge potrebbe perdere il suo ambito status dell'Unesco, scrive il ‘Guardian’, riferendo che il Comitato del Patrimonio Mondiale ha comunicato che il celebre sito neolitico sarà inserito nella sua lista "in pericolo", primo passo per la rimozione dello status di patrimonio mondiale, qualora la realizzazione di un tunnel stradale andrà avanti come previsto.

Osservata speciale anche la Basilica di Santa Sofia, poiché il Comitato ha chiesto alla Turchia di presentare entro febbraio 2022 un rapporto sul suo stato di conservazione, esprimendo "profonda preoccupazione" per le conseguenze della trasformazione del famoso edificio di epoca bizantina in una moschea.

Lobbying del governo australiano

Il Comitato del Patrimonio Mondiale, di cui fanno parte 21 Paesi e che attualmente è presieduto dalla Cina, ha deciso di rinviare la decisione sulla Grande Barriera Corallina dopo un'intensa attività di lobbying da parte dell'Australia che si è fermamente opposta alla rimozione dalla Lista. In particolare, l'Australia ha esercitato una serie di pressioni e ha attivato numerose iniziative, tra cui persino l'accompagnamento di ambasciatori in uno snorkeling nelle acque della barriera.

La Grande Barriera Corallina si estende per quasi 345mila chilometri quadrati al largo della costa nord-orientale dell'Australia e ospita oltre 1'600 specie di pesci e 600 specie di coralli. Si tratta di un ecosistema marino vitale, che peraltro contribuisce anche con 6,4 miliardi di dollari l'anno all'economia australiana, secondo la Great Barrier Reef Foundation.

Tuttavia, da alcuni anni, i crescenti effetti del cambiamento climatico hanno avuto su di essa un grave impatto, causando soprattutto un diffuso sbiancamento dei coralli. In un rapporto pubblicato il 21 giugno citato dalla Cnn, una missione di monitoraggio dell'Unesco ha affermato che, nonostante il lavoro del governo australiano per migliorare la situazione, "non vi è alcun dubbio" che la Grande Barriera "stia affrontando un pericolo accertato".

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