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11.03.21 - 22:13

Birmania: San Suu Kyi accusata di corruzione

Continua l'accanimento del regime contro l'ex leader del Paese. Uccisi altri otto manifestanti pacifici

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Le proteste in Birmania (Keystone)

Altri otto manifestanti pacifici uccisi, e un'altra accusa - stavolta di corruzione - contro Aung San Suu Kyi: in Birmania il regime militare golpista continua a serrare la presa. A quasi un mese e mezzo dal colpo di stato, la strategia di schiacciare il dissenso popolare e impedire alla Signora di stare sulla scena politica appare sempre più evidente. I morti di oggi fanno salire il totale ad almeno 68 dal golpe del primo febbraio.

A Myaing, nel centro del Paese, sei dimostranti sono stati trafitti da proiettili sparati dalle forze di sicurezza. Macabre foto dei giovani uccisi con colpi alla testa sono state diffuse sui social media, provocando grida di rabbia online da parte di una popolazione ormai terrorizzata dai brutali metodi utilizzati da ormai settimane contro proteste in diverse città, dopo un iniziale contenimento di oceaniche manifestazioni popolari. Un manifestante è stato ucciso a Yangon, e un altro a Mandalay. Una giornata che ha fatto cadere nel vuoto la condanna della violenza del regime da parte del Consiglio di sicurezza dell'Onu: una presa di posizione che stupisce, dato che finora Cina e Russia avevano esitato a criticare i militari.

Situazione fuori controllo

Quanto a Suu Kyi, l'accusa di corruzione è potenzialmente la più grave: al premio Nobel per la Pace è imputato di aver accettato un pagamento illegale di 600mila dollari e 11 chili d'oro. Accuse che si vanno a sommare a quelle farsesche di violazione delle restrizioni contro il coronavirus e di importazione illegale di walkie talkie per il suo servizio di sicurezza. Con un processo già in corso a porte chiuse e Suu Kyi mai vista in pubblico dal giorno del golpe, l'intenzione appare quella di abbattere la Signora politicamente, impedendole di guidare l'opposizione. La morte in carcere di due esponenti della Lega nazionale per la democrazia nei giorni scorsi fa crescere inoltre i timori che sia in pericolo persino l'incolumità di Suu Kyi. La stretta dei militari procede con la violenza ma anche tramite arresti e intimidazioni alla stampa. Sono ormai duemila le persone detenute, e dai media indipendenti birmani arrivano testimonianze di diffuse torture prima di un eventuale rilascio. Ora il regime dà la caccia agli organizzatori del dissenso, con 23 mandati di arresto emessi contro attivisti - leader studenteschi, politici e sindacalisti - accusati di incoraggiare dipendenti pubblici a unirsi al Movimento di disobbedienza civile che sta mettendo in ginocchio l'economia.

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