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(Keystone)
Estero
25.02.21 - 20:190

Armenia nel caos, l'esercito chiede al governo di dimettersi

Situazione fuori controllo. Il presidente grida al golpe, ma gli oppositori scendono in piazza a sostenere i militari

L'Armenia è sull'orlo del caos. Il travagliato Paese del Caucaso, appena uscito sconfitto nel conflitto con l'Azerbaigian per il controllo del Nagorno-Karabakh, si è infatti svegliato dovendo far fronte a un'insolita situazione: le richieste di dimissioni del premier, Nikol Pashinyan, e dell'intero governo da parte dello Stato Maggiore dell'esercito. "È un tentativo di golpe", ha risposto a muso duro Pashinyan chiamando subito a raccolta i suoi sostenitori per una dimostrazione di forza in piazza. Il ricorso alla folla però non è solo una sua prerogativa. Anche l'opposizione, che da tempo chiede la sua testa proprio in virtù del disastro militare, è scesa in strada, in una sorta di manifestazione parallela, sostenendo la posizione dei militari.

La dichiarazione in cui le forze armate chiedevano la rimozione dei vertici politici armeni, a causa della manifesta "incapacità" di prendere decisioni in una fase "cruciale" del Paese, è stata firmata dal capo dello Stato Maggiore, generale Onik Gasparyan, dai suoi vice, dai capi dei dipartimenti e dei corpi operativi. Pashinyan, prima di correre in strada, marciando alla testa dei suoi fan verso piazza della Repubblica, dove si fanno e si disfano le carriere politiche armene, ha reagito firmando un decreto di rimozione ai danni di Gasparyan. "Il colpo di stato non ci sarà, tutto finirà pacificamente", ha gridato al megafono ai suoi supporter. Il diritto del popolo di "scegliere i suoi rappresentanti" non dovrebbe essere "messo in dubbio", ha sottolineato, minacciando al contempo i suoi avversari politici di correre il rischio di finire in galera se avessero "sorpassato il limite". "Dopo la guerra - ha dichiarato Pashinyan davanti a 20mila fedelissimi - ho pensato molto alle dimissioni. Poi mi sono detto che sono diventato primo ministro non per mia scelta ma per decisione del popolo. Ed è il popolo che deciderà se me ne devo andare". Come, esattamente? "Che il popolo chieda le mie dimissioni, che mi sparino in piazza", ha tuonato. Quindi, più conciliante, ha esortato le forze politiche a ritrovare "la via del dialogo" e ad "evitare violenze".

Le due fazioni a confronto

Mentre il premier parlava, poco più in là - grazie al buon lavoro della polizia, che ha evitato un incontro poco amichevole fra le due fazioni - l'opposizione teneva la sua contro-arringa. "Siamo pronti a incontrare il premier solo per discutere delle sue dimissioni", ha detto il coordinatore del Movimento per la salvezza della patria Ishkhan Saghatelyan. Gli attivisti hanno dunque iniziato a issare le barricate davanti al Parlamento e all'ufficio presidenziale, con l'obiettivo (fallito) di forzare le camere ha revocare la legge marziale e sfiduciare Pashinyan. "Staremo qui tutta la notte, se necessario", ha ammonito l'oppositore Vazgen Manukyan. In questo clima incandescente il presidente della Repubblica, Armen Sarkissian, è intervenuto per cercare una distensione, invocando la calma di entrambe le parti, ricordando che il Paese sta affrontando un periodo delicato e che la crisi dovrà essere risolta "rigorosamente nel quadro della costituzione". Infine si è preso tre giorni di tempo per decidere se firmare o meno il decreto di licenziamento di Gasparyan finito sul suo tavolo.

La Russia, principale alleato e protettore armeno, ha immediatamente fatto sapere di seguire l'evolversi della situazione "con apprensione", ma pure di giudicare quanto accaduto "un fatto interno". In giornata è scattata la telefonata tra Pashinyan e Vladimir Putin, che ha esortato le parti alla "moderazione". Lo stesso invito è giunto anche dall'Ue. Ora si vedrà se la notte porterà a più miti consigli. Il ministero della Difesa russo, dal canto suo, ha rimbrottato Pashinyan per aver detto che i missili Iskander, gioiellino dell'arsenale russo, quando sono stati usati contro le forze azere "non sono esplosi" o sono esplosi "nel 10% dei casi". "Non è vero, il premier è stato ingannato, i missili non sono stati usati, abbiamo dati certi al riguardo", ha detto Mosca. Il che appare un teatrino ben strano.

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